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Sentenza

Sentenza del 20/04/2021 n. 562 - Comm. Trib. Reg. Emilia Romagna

I.C.I. - immobili - utilizzo diverso dal culto - gestione di attività con obiettiva economicità - applicazione dell'imposta - consegue - principio di libera concorrenza - va preservato.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale l’amministrazione

La controversia

Imposizione dell'Imposta Comunale sugli Immobili (ICI) su fabbricati di proprietà di un ente religioso impiegati per lo svolgimento di un'attività equiparabile a quella commerciale. La questione verteva sul fatto che, pur mantenendo una funzione in parte religiosa, i locali erano gestiti con criteri di obiettiva economicità e quindi avrebbero dovuto essere assoggettati all'imposta; la parrocchia contestava l'applicazione dell'ICI invocando la natura religiosa dei beni.

La decisione

Il giudice ha ritenuto applicabile l'ICI: i fabbricati utilizzati per attività gestite con criteri di obiettiva economicità sono soggetti all'imposta anche se di proprietà di enti religiosi e anche se in essi è svolta in parte attività religiosa. A supporto della decisione è richiamato l'art. 107 TFUE, il quale mira a evitare aiuti di Stato che possano distorcere la concorrenza tra operatori economici privati; un'esenzione fiscale ingiustificata per attività economiche esercitate da enti religiosi configurerebbe tale aiuto e determinerebbe una distorsione della concorrenza.

Norme richiamate

  • Art. 107 Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea (TFUE)

    La norma vieta aiuti di Stato che possano distorcere la concorrenza: l'esenzione fiscale o il trattamento privilegiato verso enti religiosi che svolgono attività economiche equiparabili al commercio sarebbe un aiuto incompatibile con il mercato interno e non può giustificare l'esclusione dall'imposizione.

  • I.C.I. (Imposta Comunale sugli Immobili) - normativa nazionale applicabile

    L'ICI si applica ai fabbricati in cui l'utilizzo corrisponde ad una attività esercitata con criteri di economicità e finalità di mercato; la semplice titolarità dell'immobile da parte di un ente religioso o la presenza di una funzione religiosa non comportano automaticamente l'esenzione quando prevalgono elementi di gestione economica.

Massime di principio

  • Se un ente religioso gestisce locali con criteri organizzativi e commerciali (biglietti, prezzi, concorrenza sul mercato, ripetute prestazioni a pagamento), tali immobili possono essere assoggettati all'imposta patrimoniale/comunale anche se mantengono una componente religiosa.
  • La qualificazione fiscale dipende dall'apparato effettivo di gestione: occorre valutare caratteri come scopo di realizzo di proventi, continuità dell'attività, condizioni di accesso a pagamento, pubblicità e concorrenza con operatori privati.
  • La presenza di una componente religiosa non è di per sé esimente: l'esenzione vale solo quando l'uso è effettivamente non commerciale e finalizzato esclusivamente al culto o a finalità istituzionali non economiche.
  • Le amministrazioni locali devono evitare trattamenti che configurino aiuti di Stato: concedere esenzioni a enti religiosi che svolgono attività economiche può essere impugnato per distorsione della concorrenza alla luce dell'art. 107 TFUE.
  • Per valutare il rischio fiscale, privati e enti dovrebbero documentare la natura non commerciale dell'attività (assenza di prezzi/ricavi significativi, gratuità, scarsa continuità, finalità esclusivamente istituzionali) o, se invece l'attività è economica, prevedere la corretta tassazione e la trasparenza contabile.
  • In caso di contenzioso, è rilevante la prova degli elementi di economicità (contratti, listini, fatturazione, organizzazione): chi invoca l'esenzione deve dimostrare l'assenza di effettiva attività economica.

Testo integrale

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