Cassazione Penale, Sentenza n. 41141/2025 del 22/12/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della sentenza della Corte di Appello di Salerno del 20/02/2025 che aveva riformato l'assoluzione del G.U.P. dopo giudizio abbreviato e condannato Dolce per i reati di cui agli artt. 615-ter e 640-ter c.p. Il ricorso deduce: (i) carenza/insufficienza di motivazione in relazione all'affermazione della responsabilità per il reato di accesso abusivo (art. 615-ter c.p.), sostenendo che non vi sono elementi che colleghino i contatti telefonici con l'imputato; (ii) violazione di legge e vizi di motivazione per aver tenuto conto, nel calcolo della pena, di una circostanza aggravante (art. 640-ter, comma 2) che la Corte territoriale avrebbe dichiarato di escludere; (iii) mancata motivazione sul diniego delle circostanze attenuanti generiche, nonostante la giovane età, l'assenza di precedenti e la situazione economica dell'imputato.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la Corte di Appello abbia fornito una motivazione "rafforzata" adeguata per riformare l'assoluzione, valorizzando elementi indiziari rilevanti (in particolare la circostanza che Dolce si recò, il giorno seguente, in otto uffici postali per riscuotere il denaro accreditato sulla sua carta PostePay). La Cassazione ha inoltre confermato la legittimità dell'uso della prova logica per imputare a Dolce anche l'accesso abusivo (art. 615-ter), considerandolo strumentale e inscindibile rispetto alla truffa informatica (art. 640-ter). Sul punto dell'aggravante, la Corte ha ritenuto ammissibile la "contestazione in fatto" della circostanza aggravante (trasferimento di denaro sulla carta intestata all'imputato) e quindi corretta l'operazione di calcolo della pena; infine il diniego delle attenuanti generiche non è censurabile perché la difesa non aveva formulato specifica istanza in appello e quindi il giudice non era obbligato a motivare il diniego.
Norme richiamate
art. 615-ter cod. pen.
Rilevato come reato di accesso abusivo; la Corte ha ammesso l'accertamento della responsabilità anche con prova indiziaria/logica quando l'accesso è strumentale alla consumazione della truffa informatica.
art. 640-ter cod. pen.
Rilevato come reato principale (frode informatica) per il quale l'imputato è stato riconosciuto responsabile; la condanna per questo reato è stata indicata come già irrevocabile nel processo di appello.
art. 640-ter, comma 2 cod. pen.
Circostanza aggravante collegata al trasferimento di denaro; la Corte ha ritenuto che la materia potesse essere "contestata in fatto" quando l'imputazione descrive materialmente il trasferimento sulla carta dell'imputato, consentendo così la valutazione in sede di pena.
art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.
Norma richiamata nella censura per vizi di motivazione; la Corte di Cassazione ha ritenuto infondati i motivi di vizio di motivazione dedotti ai sensi di questa disposizione.
art. 606, comma 1, lett. b) cod. proc. pen.
Richiamata nella censura per violazione di legge; la Corte ha ritenuto infondato il motivo relativo all'uso della circostanza aggravante nel calcolo della pena.
artt. 517 e 522 cod. proc. pen.
Richiamati dalla difesa nell'ambito della contestazione delle circostanze aggravanti; la Corte ha osservato che, alla luce della contestazione in fatto e della giurisprudenza, non è ravvisabile la violazione prospettata.
Giurisprudenza citata (es. Sez. 1, n. 46566 del 21/02/2017; Sez. 2, n. 15999 del 18/12/2019)
Richiamati principi sulla validità della prova logica e sulla ammissibilità della "contestazione in fatto" delle circostanze aggravanti quando l'imputazione valorizza comportamenti/materialità idonee a tutelare il diritto di difesa.
Massime di principio
- Se l'accesso abusivo a un sistema informatico è funzionale e strumentale alla consumazione di una truffa informatica, la responsabilità per entrambi i reati può essere accertata anche tramite prova indiziaria/logica, purché la motivazione sia adeguata e rafforzata.
- La "contestazione in fatto" di una circostanza aggravante è ammissibile quando l'imputazione descrive materialmente comportamenti o oggetti (es. trasferimento di denaro su una carta specifica) che consentono al difensore di esercitare compiutamente il diritto di difesa.
- Il giudice di merito, in appello, può riformare un'assoluzione del G.U.P. se fornisce una motivazione rafforzata che colleghi in modo logico e unitario gli indizi alla responsabilità dell'imputato.
- La mancata richiesta espressa delle circostanze attenuanti in sede di appello può comportare l'impossibilità di farle valere in Cassazione; il giudice non è tenuto a motivare il diniego se non è stata formulata una specifica istanza con relative argomentazioni.
- La valutazione degli indizi richiede una valutazione unitaria e globale: singoli elementi ambigui, considerati nel loro insieme e nel contesto, possono legittimare una conclusione di responsabilità se la catena logica è convincente.
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