Cassazione Penale, Sentenza n. 2537/2023 del 20/01/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Unicredit Leasing ha impugnato l'ordinanza che aveva respinto la sua opposizione, proposta ai sensi dell'art. 59 d.lgs. n.159/2011, per ottenere tutela del credito relativo a canoni di leasing non pagati (posizione relativa a DOMAR srl). Il Tribunale aveva motivato il rigetto ritenendo non dimostrata la buona fede della società di leasing al momento della conclusione del contratto e la mancanza di documentazione sull'istruttoria contrattuale che avrebbe escluso la consapevolezza dell'opacità del contraente. Unicredit ha dedotto vizio di procedimento per variazione della motivazione rispetto al giudice delegato e vizio di motivazione per incompletezza, sostenendo di aver prodotto documentazione idonea a dimostrare l'istruttoria e la buona fede.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, con carattere assorbente, sul secondo motivo: la motivazione del Tribunale è apparsa carente e meramente enunciativa. Mancano specifiche argomentazioni sulla strumentalità del credito rispetto ad attività illecite e non risulta che il Tribunale abbia preso in considerazione in modo motivato la documentazione prodotta relativa alle modalità di contrattazione e all'istruttoria. Per tali ragioni la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio per un nuovo giudizio al Tribunale di Piacenza, affinché valuti nuovamente l'opposizione con adeguata motivazione e considerazione delle prove prodotte.
Norme richiamate
art. 59 d.lgs. n.159 del 2011
Norma richiamata come base per la procedura di opposizione per la tutela del credito in contesti di misure patrimoniali; la valutazione della domanda richiede la verifica della buona fede del creditore e dell'eventuale strumentalità del credito rispetto ad attività illecite
art. 173 comma 1 disp. att. cod. proc. pen.
Richiamato in relazione ai limiti formali della illustrazione dei motivi di ricorso in Cassazione; ha funzione delimitatrice nella esposizione dei motivi ai fini della decisione di legittimità
Massime di principio
- Chi richiede la tutela del credito nell'ambito del procedimento previsto dall'art. 59 d.lgs. 159/2011 deve documentare in modo chiaro e completo la propria buona fede al momento della conclusione del contratto, anche tramite produzione dell'istruttoria effettuata all'epoca (controlli, analisi cliente, documentazione contrattuale).
- Il giudice deve motivare con specificità i fatti su cui si basa la conclusione negativa: non è sufficiente enunciare un risultato logico senza indicare i dati fattuali e l'esame delle prove che lo supportano.
- Se la decisione di rigetto si fonda sulla presunta 'opacità' del contraente o sulla strumentalità del credito rispetto ad attività illecite, il giudice deve esplicitare le ragioni e le prove che giustificano tale valutazione, e valutare espressamente la documentazione prodotta dalla parte.
- La variazione della motivazione tra diversi gradi o uffici decisori può costituire tema di impugnazione, ma la Corte di legittimità può assorbire la censura qualificando la decisione come carente motivazionalmente e disporre il rinvio per un nuovo esame.
- In pratica, il creditore dovrebbe predisporre e depositare sin dall'opposizione una ricostruzione documentale completa (istruttorie, corrispondenze, valutazioni di rischio) per impedire che il giudice affermi la mancata prova della buona fede senza poter confutare i documenti prodotti.
Testo integrale
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