Cassazione Penale, Sentenza n. 20706/2024 del 24/05/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Boemi ha impugnato l'ordinanza del 12/06/2023 con due motivi: (1) censura per errata applicazione della disciplina della continuazione ex art. 81 c.p. e art. 671 c.p.p., sostenendo che il giudice dell'esecuzione aveva rigettato la continuazione con riferimento ai reati indicati come sub 4 e 5 ritenendoli eterogenei e commessi a distanza, mentre dalle sentenze emergeva che si trattava di truffe omogenee commesse nell'arco di due mesi; (2) censura per mancata applicazione generale della continuazione tra tutti i reati indicati nell'istanza nonostante sussistessero indici esteriori (omogeneità dei reati, contiguità temporale, modalità) riconducibili a un unico disegno criminoso.
La decisione
La Corte di legittimità ha ritenuto il ricorso fondato: ha rilevato la carenza motivazionale dell'ordinanza impugnata, la mancata valutazione puntuale dei singoli fatti e dei criteri indiziari (vicinanza cronologica, omogeneità delle condotte e dei beni tutelati) e l'errore nel ritenere eterogenei i reati sub 4 e 5, trattandosi anch'essi di truffe. Per tali ragioni la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e disposto il rinvio per nuovo esame da parte del giudice dell'esecuzione.
Norme richiamate
art. 671 cod. proc. pen.
Consente al giudice dell'esecuzione di applicare in executivis la continuazione quando esistono più sentenze irrevocabili contro la stessa persona; autorizza la rideterminazione delle pene sulla base dei criteri ivi previsti e impone una riconsiderazione dei fatti giudicati per verificare l'unitarietà progettuale.
art. 81, secondo comma, cod. pen.
Definisce il reato continuato: più delitti commessi con una medesima intenzione criminosa costituiscono un unico reato ai fini della determinazione della pena; l'accertamento richiede la prova di un medesimo disegno criminoso, desumibile da indici esteriori.
Giurisprudenza: Sez. 4, n. 16066 del 17/12/2008 (Di Maria)
Afferma che la prova del disegno criminoso deve essere ricavata da indici esteriori significativi (dati esperienziali) poiché la sfera psicologica è inesplorabile; tali indici giustificano un trattamento sanzionatorio più benevolo per chi agisce sotto un singolo impulso unitario.
Giurisprudenza: Sez. 1, n. 12905 del 17/03/2010 (Bonasera)
Elenca gli indici esteriori utili per l'accertamento della continuazione: distanza cronologica, modalità delle condotte, tipologia dei reati, bene tutelato, omogeneità delle violazioni, causale, condizioni di tempo e di luogo; nessuno è da solo necessario, ma la combinazione rafforza la prova del progetto unitario.
Massime di principio
- La continuazione può essere riconosciuta anche in sede esecutiva (art. 671 c.p.p.) quando esistono più sentenze irrevocabili contro lo stesso soggetto e sussistono indici di un medesimo disegno criminoso.
- L'accertamento dell'unitarietà progettuale si fonda su indici esteriori (vicinanza temporale, omogeneità delle condotte e dei beni giuridici offesi, modalità operative, luogo, causale): nessun singolo elemento è decisivo, va valutato il complesso probatorio.
- La mera affermazione di eterogeneità da parte del giudice, priva di motivazione puntuale sui criteri valutativi, è insufficiente: il giudice dell'esecuzione deve spiegare in concreto perché singoli reati non rientrano nel progetto unitario.
- Se le condotte sono tutte della stessa specie (es. truffa) e temporaneamente ravvicinate, sussiste un forte presupposto per riconoscere la continuazione; il giudice deve comunque valutare complessivamente tutti gli indici.
- In caso di insufficiente motivazione o valutazione incompleta il rimedio è l'annullamento con rinvio: il giudice dovrà riesaminare le sentenze e motivare adeguatamente l'accertamento della continuazione o del suo rigetto.
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