Cassazione Penale, Sentenza n. 28969/2022 del 21/07/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della sentenza di proscioglimento/assoluzione di Librizzi dal reato di calunnia, deducendo la manifesta illogicità e contraddittorietà della motivazione della Corte di appello, nonché il travisamento della prova. Polimanti sosteneva che Librizzi aveva accusato il maresciallo Polimanti di alterare la versione dei fatti relativi a un ferimento avvenuto nel mattatoio di Colle Val d'Elsa senza alcun elemento per ritenere che tali accuse fossero fondate; denunciava inoltre che le denunce di Librizzi non erano semplici sollecitazioni a indagini più approfondite ma contenevano affermazioni costituenti reato, e contestava la ricostruzione temporale degli eventuali provvedimenti a suo carico.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha ritenuto corretta la valutazione della Corte di appello secondo cui mancava l'elemento soggettivo della calunnia, poiché Librizzi aveva riportato la versione dei fatti fornita da un testimone presente (Alessandro Marzini), e tale versione appariva fondata e non vi era motivo di dubitare della sua attendibilità. La Cassazione ha richiamato la giurisprudenza secondo cui non integra la consapevolezza della falsità la denuncia fondata su elementi oggettivi e seri che possano indurre dubbi ragionevoli. Per tali ragioni il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di €3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 23, comma 8, d.l. n.137 del 2020
art. 23, comma 8, d. l. n. 137 del 2020
Richiamata in relazione alla modalità di trattazione del procedimento in forma cartolare; ha consentito l'esame del ricorso senza discussione orale
art. 7, d.l. 23 luglio 2021, n.105
art. 7, d.l. 23 luglio 2021, n. 105
Ulteriore norma richiamata in relazione alla trattazione cartolare del procedimento durante il periodo emergenziale
Giurisprudenza (Sez.6, n.12209 del 18/2/2020, Abbondanza, Rv.278753)
Sez.6, n. 12209 del 18/2/2020, Abbondanza, Rv.278753
Principio applicato: per escludere la consapevolezza della falsità nell'ipotesi di calunnia è sufficiente che la denuncia sia ragionevolmente fondata su elementi oggettivi e seri che possano generare dubbi condivisibili da una persona di normale capacità di discernimento nella stessa situazione di conoscenza
Massime di principio
- Il delitto di calunnia richiede la prova della consapevolezza, da parte del denunciante, della falsità delle accuse; non è sufficiente la mera presentazione di un'ipotesi accusatoria.
- Se chi denuncia si basa su una versione fornita da un testimone presente ai fatti che appare credibile e sorretta da elementi oggettivi, manca l'elemento soggettivo del reato di calunnia.
- Mere valutazioni soggettive sul movente o la successiva apertura di indagini non sono, di per sé, prova della falsità consapevole dell'accusa.
- In sede di legittimità è difficile ottenere l'annullamento di una valutazione di fatto motivata e coerente sulla attendibilità delle fonti di prova; il ricorso che prospetti solo una diversa lettura dei fatti rischia l'inammissibilità.
- Chi intende contestare in giudizio una decisione che assolve per mancanza di dolo deve dimostrare errori di diritto o illogicità manifeste nella motivazione, oppure evidenziare elementi di fatto nuovi o decisivi che rendano infondata la credibilità della fonte informativa su cui si è basata la denuncia.
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