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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23903/2023 del 31/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della confisca della somma di 550 euro disposta nella sentenza di condanna per il reato di detenzione illegale di sostanza stupefacente (art. 73, co. 1, d.P.R. n. 309/1990). Il ricorrente deduce omessa e insufficiente motivazione in ordine alla qualificazione del denaro come "profitto del reato", sostenendo di aver fornito giustificazioni circa la provenienza: essere titolare di una sala giochi, svolgere saltuariamente l'attività di ferraiolo e aver ricevuto nel marzo 2021 un bonifico di 4.000 euro da una compagnia assicurativa a titolo di risarcimento.

La decisione

La Corte di cassazione ha ammesso il ricorso e lo ha ritenuto fondato. Ha ritenuto la confisca illegittima perché il Tribunale non ha motivato il collegamento tra la somma confiscata e il delitto di detenzione di sostanze stupefacenti né ha spiegato perché le giustificazioni fornite dall'imputato non fossero idonee a giustificare la detenzione del denaro. La sentenza è stata annullata limitatamente alla confisca del denaro e rinviata al Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto per nuovo giudizio.

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 73, comma 1

    art. 73, comma 1, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Il reato ascritto è quello di detenzione illegale di sostanze stupefacenti; tuttavia la Corte osserva che, in presenza di tale imputazione, non può automaticamente qualificarsi come "profitto del reato" la somma sequestrata senza un accertato nesso di derivazione tra il denaro e l'attività criminosa.

  • Codice di procedura penale, art. 606

    Riferimento alla base normativa per il ricorso per cassazione: la Corte ne dichiara l'ammissibilità anche con riguardo a misure patrimoniali che non siano risultate dall'accordo delle parti.

  • Giurisprudenza (Sezioni Unite), Savin, Sez. U, n. 21368 del 26/09/2019 (dep. 2020)

    Sez. U, n. 21368 del 26/09/2019, dep. 2020

    Principio secondo cui la Corte di cassazione può esercitare un sindacato pieno sulle statuizioni ablative patrimoniali quando queste siano esterne all'accordo delle parti; ciò giustifica il pieno esame della motivazione della confisca nel caso di specie.

Massime di principio

  • La confisca di denaro deve essere esplicitamente motivata con il nesso di causalità o di derivazione rispetto al reato: non è sufficiente la sola mancanza di giustificazione da parte dell'imputato.
  • Quando l'imputato produce giustificazioni sulla provenienza di somme (es. attività lecite, bonifici, indennizzi), il giudice è tenuto ad esaminarle e a motivare perché le ritenga insufficienti o inverosimili.
  • In ipotesi di reati di mera detenzione di stupefacenti, la qualificazione di una somma come "profitto" richiede elementi probatori idonei a dimostrare il rapporto tra il denaro e l'attività illecita; l'assenza di tali elementi rende la confisca illegittima.
  • Se la misura patrimoniale non è parte di un patto tra le parti (o è esterna al patteggiamento), la Corte di cassazione può effettuare un sindacato pieno sulla motivazione e sull'adeguatezza della confisca.
  • In caso di motivazione viziata della confisca, la conseguenza ordinaria è l'annullamento parziale della sentenza e il rinvio per nuovo giudizio, affinché il giudice di merito valuti nuovamente la questione con motivazione esaustiva.
  • Per difendersi efficacemente contro richieste di confisca è consigliabile documentare la provenienza lecita delle somme (documenti contabili, ricevute, bonifici, contratti, ecc.) e richiedere che tali documenti vengano valutati e motivatamente respinti se ritenuti insufficienti.

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