Cassazione Penale, Sentenza n. 34758/2022 del 20/09/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso proposto avverso la sentenza della Corte d'Appello di Brescia del 14/07/2021 che aveva, in parziale riforma del GUP di Bergamo, condannato Frosio per concorso in bancarotta fraudolenta distrattiva come amministratore di fatto della Full Trade Group s.r.l. Il ricorrente deduceva un unico motivo: violazione di legge e vizio di motivazione, sostenendo che non fosse stata raggiunta la prova oltre ogni ragionevole dubbio del suo contributo alle distrazioni contestate; in particolare contestava che non vi fosse prova che egli avesse ricevuto o distratto gli importi delle fatture (segnalando invece anomalie solo nei cantieri gestiti dal coimputato Previtali) e chiedeva l'assoluzione "per non aver commesso il fatto".
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione ha ritenuto che il ricorrente tentasse un'impropria rivalutazione in fatto delle prove, prospettando una diversa ricostruzione fattuale non consentita in sede di legittimità, senza contestare specifici profili di manifesta illogicità, contraddittorietà o carenza della motivazione. La Corte ha confermato che, nel reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale, la mancata giustificazione sulla destinazione delle somme/incassi può legittimare la desumibilità della distrazione e quindi l'affermazione di responsabilità dell'amministratore, salvo che l'imputato fornisca informazioni precise e verificabili sul reimpiego o sulla restituzione dei beni. A seguito della declaratoria di inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
Legge fallimentare (R.D. 16 marzo 1942, n. 267), art. 216
art. 216, ultimo comma, I. fall.
L'art. 216 è stato richiamato in relazione alle sanzioni accessorie fallimentari applicate; la Corte ha confermato la misura delle sanzioni accessorie disposte in sede di condanna
Legge fallimentare (R.D. 16 marzo 1942, n. 267), art. 87
Richiamato il principio dell'obbligo di verità dell'imprenditore/fallito verso la curatela: la mancata indicazione precisa della destinazione dei beni/delle somme consente di desumere la distrazione, giustificando un'apparente inversione dell'onere della prova
Codice di procedura penale
Norma richiamata per disporre la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali in caso di inammissibilità del ricorso
Massime di principio
- In Cassazione non è consentita una rivalutazione in fatto delle prove: i motivi devono indicare vizi della motivazione evidenti (manifesta illogicità, contraddittorietà o omessa considerazione di prove essenziali), altrimenti il ricorso è inammissibile.
- Nel reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale, la mancata dimostrazione, da parte dell'amministratore, della destinazione degli incassi/beni aziendali può essere valutata come prova di distrazione; l'amministratore ha l'onere di fornire indicazioni precise e verificabili sul reimpiego o sulla restituzione dei beni.
- Le doglianze che mirano solo a prospettare una diversa interpretazione della prova (maggiore persuasività di una versione rispetto a un'altra) sono inammissibili in Cassazione se non sorrette dalla denuncia di concreta illogicità o mancanza della motivazione di merito.
- Chi propone ricorso deve considerare il rischio di condanna alle spese e, in caso di inammissibilità ritenuta colposa, al pagamento di una somma alla cassa delle ammende: opportuno valutare attentamente la fondatezza giuridica prima di impugnare.
- Nel rito abbreviato l'apprezzamento probatorio si fonda anche sugli atti d'indagine utilizzati e le censure devono tener conto del diverso profilo assunzionale della prova in tale rito.
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