Cassazione Civile, Ordinanza n. 30513/2022 del 18/10/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente (lavoratore)
La controversia
La controversia nasce dall'interpretazione di un accordo sindacale aziendale del 16 luglio 2009 relativo a un'indennità per attività lavorative assegnate presso "strutture esterne agli uffici aziendali". La Corte d'appello aveva confermato il diritto di un lavoratore all'indennità, riconoscendola anche a chi prestava servizio presso un ufficio di Roma Capitale ubicato in una sede diversa da quella aziendale, con attribuzione di buoni pasto del valore di euro 5,16 per ogni giorno di presenza. La società ha proposto ricorso per cassazione con un unico motivo, denunciando violazione degli artt. 1362 e ss. c.c. in relazione all'accordo sindacale. Sostiene che il significato letterale delle espressioni usate non fosse stato correttamente valorizzato e che per "sedi esterne" dovessero intendersi sedi di lavoro in contesti differenti da quelli aziendali, non già ogni luogo diverso dagli uffici della società.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che il motivo mirasse in sostanza a proporre una diversa e più favorevole interpretazione dell'accordo, senza dimostrare l'inesistenza o l'assoluta inadeguatezza dei canoni ermeneutici applicati dal giudice di merito né una motivazione illogica o contraddittoria. La Suprema Corte ha ribadito che l'interpretazione del negozio giuridico è accertamento di fatto riservato al giudice di merito, sindacabile in cassazione solo per violazione dei canoni legali di interpretazione o per motivazione incoerente. Ha inoltre rilevato che, in presenza di "doppia conforme", è precluso un nuovo riesame del fatto. Le spese sono state poste a carico della ricorrente, con ulteriore contributo unificato se dovuto.
Norme richiamate
artt. 1362 e ss. c.c.
I canoni legali di interpretazione del contratto possono essere censurati in cassazione solo se si deduce specificamente quale regola sia stata violata e in che modo; non è sufficiente contrapporre una diversa lettura del testo negoziale.
art. 360 c.p.c.
Il ricorso è stato formalmente incardinato sulla violazione di legge, ma la censura è stata ritenuta inammissibile perché in realtà diretta a sollecitare un diverso apprezzamento dell'interpretazione contrattuale compiuta dal giudice di merito.
art. 348-ter c.p.c.
In presenza di doppia conforme, l'accertamento di fatto compiuto nei gradi di merito non è ulteriormente sindacabile nei limiti prospettati dalla ricorrente.
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002
Ricorrendo i presupposti processuali, la Corte ha dato atto dell'obbligo di versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, se dovuto.
art. 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002
Richiamato quale base del contributo unificato ulteriore in caso di rigetto/inammissibilità del ricorso.
Massime di principio
- L'interpretazione di un atto di autonomia negoziale è attività di accertamento di fatto riservata al giudice di merito e, in cassazione, è censurabile solo per violazione dei canoni legali di ermeneutica o per motivazione logicamente inadeguata.
- La parte che contesti l'interpretazione contrattuale adottata in sentenza deve indicare specificamente quali canoni interpretativi siano stati violati e in quale passaggio argomentativo; non è sufficiente proporre una lettura alternativa, ancorché plausibile o più favorevole.
- Quando di una clausola sono possibili più interpretazioni plausibili, la scelta del giudice di merito tra opzioni non manifestamente illogiche non è sindacabile in cassazione solo perché la parte ricorrente ne preferirebbe un'altra.
- In caso di doppia conforme, il riesame del fatto è ulteriormente limitato, con conseguente maggiore difficoltà di contestare in sede di legittimità l'accertamento interpretativo compiuto nei gradi di merito.
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