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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 10986/2022 del 05/04/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per cassazione avverso la sentenza d'appello che aveva confermato la condanna della ricorrente, in qualità di amministratrice unica di Villa Nives, per aver cagionato con atti di cattiva gestione (spese ingiustificate/spreco di denaro sociale nel 1998) perdite tali da ridurre il capitale sociale al di sotto del minimo legale e determinare la causa di scioglimento della società; la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione dell'art. 2392 c.c., sostenendo che le sue scelte rientravano nella discrezionalità gestionale e contestando le risultanze della consulenza tecnica d'ufficio e il criterio di liquidazione del danno da lucro cessante adottato dai giudici di merito.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la ricorrente non si sia confrontata specificamente con le ragioni decisorie della sentenza impugnata, abbia tentato un sindacato di merito sulle risultanze della consulenza tecnica d'ufficio senza produrre o allegare gli atti richiamati e non abbia reso autosufficiente la censura sulla quantificazione del danno. La sentenza di merito che aveva accertato la violazione del dovere di diligenza dell'amministratrice e la sussistenza del nesso causale con la perdita del capitale è pertanto confermata. Inoltre la Corte ha dato atto della sussistenza dei presupposti per l'applicazione dell'ulteriore contributo unificato a carico della ricorrente; non si pronuncia sulle spese del presente giudizio avendo le intimanti non svolto difese.

Norme richiamate

  • art. 2392 cod. civ.

    La Corte ha ritenuto applicabile il testo anteriore alla riforma (fatti del 1998) e ha interpretato la norma come imponeva alla amministratrice il dovere speciale di diligenza: la violazione si è concretizzata in spese ingiustificate che hanno determinato perdite superiori a una terza parte del capitale e la conseguente riduzione del capitale al di sotto del minimo, configurando responsabilità.

  • art. 2487 cod. civ.

    Richiamato in relazione al dovere di diligenza degli amministratori nelle S.r.l.; la Corte ha ritenuto che il comportamento dell'amministratrice abbia violato il dovere speciale previsto dalla disciplina anteriore alla riforma.

  • art. 2447 cod. civ.

    Norma sul riduzione del capitale sociale: la decisione ha fatto riferimento alla soglia di perdita oltre la quale si configura causa di scioglimento, collegando le spese ingiustificate alla perdita del capitale ai sensi dell'art. 2447.

  • art. 2448, primo comma, n. 3 cod. civ.

    Richiamato per individuare la causa legale di scioglimento della società in conseguenza della perdita del capitale; la Corte ha confermato l'accertamento del giudice di merito circa la sussistenza della causa di scioglimento.

  • art. 1226 cod. civ.

    Men- zionata dalla ricorrente come base per sostenere che la quantificazione del danno da lucro cessante avrebbe dovuto essere affidata alla equità; la Corte ha però rilevato che la censura sulla quantificazione non era resa autosufficiente e che in ogni caso la determinazione del danno in appello era ancorata a elementi istruttori valutati dai giudici di merito.

  • d.lgs. n. 6/2003

    Richiamato in quanto la riforma delle norme sulle società di capitali è successiva ai fatti; la Corte ha precisato che alla vicenda si applica la disciplina anteriore alla riforma ratione temporis.

  • art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. 30 maggio 2002 e comma 1-bis (legge 24 dicembre 2012, n. 228)

    La Corte ha dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato previsto da tali disposizioni.

Massime di principio

  • La responsabilità dell'amministratore per violazione del dovere di diligenza può essere affermata quando la gestione abbia comportato spese ingiustificate tali da generare perdite significative e portare alla riduzione del capitale sotto il minimo legale: non si tratta di mera valutazione discrezionale di opportunità economiche ma di accertamento di spreco/danneggiamento patrimoniale.
  • In Cassazione non è consentito un nuovo sindacato di merito sulle risultanze peritali: le critiche ai risultati della consulenza tecnica d'ufficio devono essere specifiche, confrontarsi con le motivazioni della sentenza impugnata e, se si fa riferimento a documenti, questi devono essere allegati al ricorso per renderlo autosufficiente.
  • La quantificazione del danno da lucro cessante può essere effettuata dai giudici di merito anche sulla base di valutazioni prognostiche, ma chi impugna la quantificazione deve aver sollevato e motivato il relativo punto in sede di appello e rendere autosufficiente la censura in cassazione.
  • Se nel giudizio di cassazione la censura non affronta specificamente le ragioni decisive indicate dalla sentenza impugnata o si limita a chiedere una diversa valutazione dei fatti, il ricorso è inammissibile per carenza di autosufficienza motivazionale.
  • La mancata partecipazione processuale delle intimanti (resistenti) può comportare l'assenza di pronuncia sulle spese del giudizio di cassazione a loro favore; tuttavia il ricorrente può essere gravato dall'ulteriore contributo unificato ove ricorrano i presupposti normativi.

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