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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8097/2023 del 23/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza di appello chiedendo la cassazione sostenendo: 1) erronea esclusione della scriminante dello stato di necessità (pericolo imminente derivante da un grande diedro di roccia e necessità di sollecitare interventi di messa in sicurezza); 2) erronea esclusione dello stato di necessità putativo; 3) travisamento nella qualificazione e nella sussistenza dei reati ascritti (interruzione di un ufficio o servizio pubblico, violenza privata, invasione di edifici); 4) mancata applicazione della causa di non punibilità prevista dall'art. 131-bis c.p.; 5) insufficiente motivazione sulla determinazione delle pene e mancata conversione ex L. 689/1981.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso in tutte le sue parti. Ha confermato la corretta esclusione dello stato di necessità e dello stato di necessità putativo perché mancava il rapporto diretto e inevitabile tra l'atto illecito e l'eliminazione del pericolo (requisito dell'inevitabilita-altrimenti). Ha ritenuto insussistenti i profili di vizio della motivazione denunciati: l'interruzione del pubblico servizio è stata fondata sull'alterazione apprezzabile e prolungata dell'attività (i convenuti si sono trattenuti per circa nove ore costringendo Sindaco e Segretario a sospendere la riunione); la violenza privata è stata adeguatamente riconosciuta con riferimento al costringimento mediante forza del Vice Comandante a farli accedere; l'invasione di edifici è configurabile anche se l'ufficio è normalmente accessibile, quando l'accesso avviene con violenza e occupazione prolungata. La Corte ha inoltre ritenuto corretta l'esclusione della particolare tenuità ex art. 131-bis e ha confermato la congruità delle pene e il diniego della conversione in pena pecuniaria alla luce degli elementi discrezionali indicati dall'art. 133 c.p. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato e le condanne confermate.

Norme richiamate

  • art. 340 cod. pen.

    Il reato di interruzione di un ufficio o servizio pubblico viene ravvisato anche quando venga alterata in modo oggettivamente apprezzabile e temporaneo la regolarità di una parte dell'ufficio; l'occupazione prolungata e l'impedimento di una riunione istituzionale integrano la fattispecie.

  • art. 610 cod. pen.

    La violenza privata è stata applicata quando la condotta ha costretto il pubblico ufficiale o soggetti terzi a fare o tollerare qualcosa attraverso l'uso della forza; il filmato e la ricostruzione hanno supportato il costringimento operato sul Vice Comandante.

  • art. 633 cod. pen.

    L'invasione di edifici si configura anche nell'accesso e nel trattenersi con violenza o senza titolo idoneo in locali della pubblica amministrazione; la mera apertura al pubblico non legittima l'ingresso con violenza e l'occupazione.

  • art. 131-bis cod. pen.

    La particolare tenuità del fatto è stata esclusa in ragione della preordinazione, del numero di partecipanti, della durata e della forza intimidatoria dell'azione; la Corte ha ritenuto che non ricorressero i presupposti per la non punibilità.

  • art. 133 cod. pen.

    I criteri per la determinazione della pena (modalità, gravità, personalità dell'autore, precedenti, comportamento processuale) sono stati ritenuti applicati correttamente dalla Corte territoriale nel valutare la congruità delle pene e l'esclusione della sostituzione con pena pecuniaria.

  • L. 689/1981

    La conversione della pena detentiva in pena pecuniaria è limitata a ipotesi normativamente ristrette; la Corte ha ritenuto che, dati i profili dell'azione (preordinazione, durata, forza), non sussistessero i presupposti per la sostituzione.

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Limiti alla trattazione del ricorso in cassazione richiamati in relazione alla formulazione dei motivi riproposti con unico atto per tutti gli imputati.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma processuale richiamata nella parte finale del provvedimento (provvedimenti consequenziali da adottare), senza che dal testo riportato emerga un dettaglio ulteriore; comunque utilizzata per gli adempimenti formali conseguenti alla decisione di rigetto.

Massime di principio

  • Lo stato di necessità è escluso quando l'azione illecita dei soggetti non ha una diretta e inevitabile capacità di rimuovere il pericolo (requisito dell'inevitabilità-altrimenti): la mera finalità di sollecitare interventi non basta.
  • Lo stato di necessità putativo richiede che l'errore riguardi il rapporto causale tra l'atto illecito e l'eliminazione del pericolo; non è sufficiente un errore relativo alla percezione del pericolo se non correlato all'inevitabilità dell'azione.
  • L'interruzione di un servizio pubblico può sussistere anche con compromissione di una parte dell'attività, se l'alterazione è oggettivamente apprezzabile e dura: occupazioni prolungate di uffici istituzionali rientrano nella fattispecie.
  • L'accesso a uffici pubblici normalmente aperti al pubblico non legittima l'ingresso con violenza né l'occupazione prolungata; la legittimità dell'accesso non neutralizza la rilevanza penale della violenza o della coercizione.
  • La violenza privata va distinta dalle percosse: è necessario accertare il costringimento a fare o tollerare qualcosa; prove dirette (es. filmati, testimonianze) che documentino il costringimento sono determinanti.
  • La particolare tenuità del fatto e la possibilità di conversione in pena pecuniaria sono valutazioni restrittive e discrezionali: preordinazione, numero di partecipanti, durata e forza intimidatoria ostano normalmente alla applicazione di tali istituti.

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