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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40852/2025 del 19/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Iannello chiedeva l'autorizzazione a svolgere colloqui telefonici e in videochiamata con la compagna e coimputata Provvidenza Chillemi, detenuta nello stesso procedimento. Il GUP ha negato la richiesta richiamando la circostanza che i due sono coimputati nello stesso procedimento, ritenendo ciò ostativo ai colloqui per timore di inquinamento probatorio. La difesa ha impugnato sostenendo che il procedimento è nella fase del rito abbreviato, per cui il rischio di inquinamento è insussistente, e ha censurato la motivazione del provvedimento come meramente apparente e generica, priva di specificazione di concreti motivi ostativi e delle esigenze di tutela della genuinità della prova.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendo l'ordinanza priva di adeguata motivazione: il semplice richiamo allo status di coimputati non giustifica il diniego e la fase del giudizio abbreviato, se non contestata, anzi può sostenere l'insussistenza del rischio di inquinamento probatorio. La Corte ha affermato altresì che i provvedimenti sui colloqui detentivi sono ricorribili per cassazione ex art. 111, comma 7, Cost., e ha annullato l'ordinanza impugnata con rinvio per nuova deliberazione al GUP del Tribunale di Messina, imponendo al giudice di specificare le ragioni concrete per eventuale diniego.

Norme richiamate

  • Costituzione, art. 111, comma 7

    La Corte fa riferimento al conforto costituzionale per ritenere ammissibile il ricorso per cassazione contro provvedimenti che incidono sulla restrizione della libertà personale (come il diniego di colloqui), riconoscendo che tali provvedimenti possono essere impugnati in Cassazione per tutela effettiva dei diritti.

  • Codice di procedura penale, art. 310

    Richiamato in contrapposizione: l'art. 310 disciplina le ordinanze in materia di misure cautelari e la Corte chiarisce che i provvedimenti sui colloqui non vanno considerati alla stregua delle ordinanze cautelari appellabili ex art. 310, per cui la via impugnativa più appropriata è il ricorso per cassazione ex art. 111 Cost.

  • Codice di procedura penale, art. 611, comma 1

    Il ricorso è stato trattato ai sensi di questa norma; la menzione riguarda la procedura di trattazione del ricorso per cassazione (modalità di trattazione o rito applicato nel caso concreto).

Massime di principio

  • Il mero status di persone coimputate non costituisce, di per sé, motivazione sufficiente per negare i colloqui: il giudice deve indicare ragioni concrete e specifiche di rischio di inquinamento probatorio.
  • La fase processuale (es. giudizio abbreviato già ammesso) può ridurre o escludere il fondato timore di alterazione delle prove e quindi favorire l'autorizzazione ai colloqui; il giudice deve valutare e motivare l'incidenza della fase sul rischio di inquinamento.
  • I provvedimenti che incidono sulla possibilità di contatti telefonici/video del detenuto sono impugnabili con ricorso per cassazione (art. 111 Cost.), perché incidono su aspetti della libertà personale e richiedono un rimedio giurisdizionale efficace.
  • La motivazione dei provvedimenti limitativi delle relazioni con l'esterno deve essere puntuale: decisioni generiche o apparenti sono annullabili e la corte può disporre il rinvio per una nuova istruttoria motivata.
  • In situazioni analoghe il difensore dovrà rilevare la fase del procedimento, dimostrare l'assenza di concreto rischio di inquinamento e richiedere al giudice specifiche valutazioni probatorie anziché formule generiche.

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