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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5640/2023 del 09/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso straordinario ex art. 625-bis c.p.p. per presunto errore di fatto/errore percettivo della Corte di Cassazione: si censura che la Suprema Corte non abbia esaminato compiutamente le doglianze riguardanti il trattamento sanzionatorio e la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche, nonché la mancata valutazione della documentazione difensiva e delle condizioni familiari e del percorso intramurario dell'imputata

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che il rimedio ex art. 625-bis sia applicabile solo per veri "errori percettivi" (svista o equivoco nella lettura degli atti) e non per valutazioni di merito o giudizi giuridici sulle circostanze attenuanti. Ha inoltre valutato che la Corte d'appello e la Corte di legittimità avevano adeguatamente motivato il diniego delle attenuanti generiche, rilevando la persistente spregiudicatezza e protervia del dolo e la gravità e modalità dei reati. Perciò il presunto errore era, in realtà, una valutazione di merito/giuridica non sindacabile con il rimedio straordinario. Conseguentemente la ricorrente è stata condannata alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 625-bis c.p.p.

    Consente un ricorso straordinario per errore di fatto nella sentenza della Corte di Cassazione, ma il vizio deve consistere in un errore percettivo (svista o equivoco nella lettura degli atti) che abbia inciso sulla formazione della decisione; non copre valutazioni di merito o interpretazioni giuridiche

  • art. 173, comma 1, disp. att. c.p.p.

    art. 173, comma 1, disp. att. c.p.p.

    Norma procedurale richiamata per l'enunciazione del motivo nel ricorso; utilizzata per la formulazione del motivo di ricorso secondo forma richiesta

  • art. 616 c.p.p.

    Consente la condanna alle spese processuali e l'irrogazione di una somma alla cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile con profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità

  • Corte Cost. 13 giugno 2000, n. 186

    Corte Cost. 13/06/2000, n. 186

    Giurisprudenza costituzionale richiamata in relazione alla ponderazione dei profili di colpa ai fini della condanna al pagamento in favore della cassa delle ammende

Massime di principio

  • Il rimedio straordinario ex art. 625-bis c.p.p. è ammesso solo per errori di fatto di tipo percettivo (svista o equivoco nella lettura degli atti giudiziari) e non per divergenze sulla valutazione del merito o interpretazioni giuridiche.
  • Le valutazioni sulla sussistenza o meno delle circostanze attenuanti generiche e sul trattamento sanzionatorio rappresentano, di norma, questioni di merito non sindacabili con il ricorso per errore di fatto alla Corte di Cassazione.
  • Per ottenere l'apertura del rimedio straordinario è necessario dimostrare in modo specifico e puntuale che la Suprema Corte ha realmente frainteso o omesso di considerare atti o documenti per un evidente vizio percettivo, non semplicemente che non condivide la valutazione di merito.
  • Se il ricorso è manifestamente inammissibile e contiene profili di colpa nella sua formulazione, il ricorrente può essere condannato alle spese e a una somma alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; pertanto è importante valutare attentamente la sussistenza del presunto errore percettivo prima di proporre il rimedio.
  • In sede difensiva conviene specificare esattamente quale passaggio testuale degli atti sia stato frainteso o omesso e fornire riferimenti precisi (pagine, documenti) che dimostrino l'errore di percezione, evitando argomentazioni generiche su divergenze di valutazione

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