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Sentenza

Sentenza del 04/03/2020 n. 6017 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

Impugnazione di un avviso di accertamento relativo al 2005 per la disconoscimento della deducibilità: (i) canoni di leasing e ammortamenti relativi ad impianti di ristorazione dati in comodato a terzi (I. SRL) nell'ambito di un contratto di somministrazione, ritenuti indeducibili per presunta assenza di corrispettivo e mancato beneficio per la contribuente; (ii) costi riaddebitati da altro soggetto (OMISSIS SRL) relativi a promozione/prenotazione clienti, ritenuti non sostenuti nell'esclusivo interesse della contribuente per carenza di documentazione e genericità della esposizione.

La decisione

La CTP di Venezia aveva accolto il ricorso della contribuente; la CTR del Veneto ha poi accolto l'appello dell'Ufficio rigettando le deduzioni della contribuente. La Corte di Cassazione, però, ha ritenuto fondati i motivi della contribuente: ha qualificato erronea la motivazione della CTR che ha escluso la deducibilità basandosi su una valutazione di sinallagmaticità costi-ricavi e sull'assenza di prova di un "beneficio" diretto. La Cassazione ha richiamato il principio dell'inerenza applicabile in caso di outsourcing/comodato, stabilendo che se l'attività svolta dal terzo costituisce un segmento produttivo integrato nell'attività complessiva della contribuente (e la contribuente mantiene proprietà/controllo sui beni e gestione dei ricavi), i costi pluriennali e i canoni possono essere inerenti e quindi deducibili. Ha inoltre ritenuto decisivo non aver esaminato i contratti e la ripartizione dei costi (anche per OMISSIS SRL). Ha cassato la sentenza della CTR e rinviato alla stessa Corte in diversa composizione per nuovo esame e liquidazione spese.

Norme richiamate

  • D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), art. 109, comma 5

    La Corte interpreta l'art. 109 nella prospettiva del principio di inerenza: i costi pluriennali e i canoni di leasing sono deducibili quando risultano riferibili all'attività d'impresa nel suo complesso, anche se i beni sono dati in comodato o usati da terzi nell'ambito di attività esternalizzate, purché l'attività del terzo si inserisca come segmento produttivo nell'attività complessiva del contribuente e il contribuente conservi proprietà/controllo o comunque il collegamento economico-organizzativo.

Massime di principio

  • L'esternalizzazione (outsourcing) di fasi produttive non esclude di per sé la deducibilità dei costi relativi a beni di proprietà dell'impresa concessi a terzi in comodato: va valutata l'inerenza qualitativa rispetto all'attività complessiva dell'impresa.
  • Non è necessario un collegamento sinallagmatico diretto e quantitativo tra un costo e un preciso ricavo per riconoscere l'inerenza: conta la riferibilità del costo all'attività d'impresa nel suo complesso, anche in via potenziale o futura.
  • La conservazione della proprietà dei beni, il controllo sull'erogazione del servizio (es. vincoli contrattuali su orari, manutenzione, prezzi, norme igieniche) e il fatto che il terzo operi prevalentemente per la clientela dell'impresa sono elementi decisivi per dimostrare l'inerenza.
  • Per i servizi condivisi o svolti per più strutture, la presenza di clausole contrattuali che definiscono la ripartizione dei costi (es. in proporzione alla capacità ricettiva) è fondamentale per giustificare la deducibilità dei costi riaddebitati.
  • In fase processuale è cruciale produrre e far valutare i contratti che regolano i rapporti con i terzi e la documentazione che dimostra modalità di ripartizione dei costi e controllo della qualità/organizzazione del servizio.
  • Una decisione amministrativa o giudiziaria che esclude la deducibilità solo perché i beni sono fisicamente utilizzati da terzi è insufficiente: il giudice deve compiere un giudizio qualitativo sull'inerenza e analizzare i rapporti contrattuali e la realtà economica.

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