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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32480/2023 del 26/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Bari che, in sede di riesame, aveva ridotto il sequestro preventivo originariamente disposto sul denaro nella disponibilità della Modugno Pneumatici S.r.l. (e, per equivalente, nei confronti dei soci/garanti) in ragione dei pagamenti eseguiti nell'ambito di un piano di rateazione concordato con l'Agenzia delle Entrate. Il Procuratore lamentava "apparenza della motivazione" nella parte in cui il Tribunale aveva ritenuto che i pagamenti documentati fossero riconducibili alle imposte evase oggetto del procedimento, sostenendo che non vi fosse adeguata valutazione critica e descrizione dei documenti prodotti dalla difesa e che quei pagamenti potessero riferirsi ad altri debiti tributari.

La decisione

La Corte di legittimità ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha respinto le censure del Pubblico Ministero. Ha ritenuto che il Tribunale di Bari avesse fornito una motivazione analitica sufficiente, indicando che i pagamenti (euro 24.683,91; euro 100.202,18; euro 172.825,81) corrispondevano rispettivamente alla prima rata del piano e a due avvisi di accertamento relativi alle imposte evase, per un totale di euro 297.711,90, imputabile al profitto dei reati contestati. Sulla base di tale imputazione il Tribunale ha correttamente ridotto il sequestro ai sensi dell'art. 12‑bis, comma 2, d.lgs. n. 74/2000. La Corte ha inoltre ricordato che il ricorso per cassazione in materia di misure cautelari reali è limitato a vizi di legge e non consente una critica sull'adeguatezza della motivazione se non nei casi di totale mancanza o manifesta inintelligibilità dell'itinerario argomentativo.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 74 del 2000, art. 2

    Individua i reati in materia tributaria contestati (riferimento generale ai reati per i quali si è proceduto). La Corte non entra nel merito della qualificazione dei reati, ma richiama la normativa come contesto dei sequestri per profitto.

  • d.lgs. n. 74 del 2000, art. 3

    Ulteriore norma richiamata quale fondamento delle contestazioni fiscali; usata come quadro normativo per l'accertamento del profitto del reato.

  • d.lgs. n. 74 del 2000, art. 12‑bis, comma 2

    Consente la rideterminazione del sequestro/prevedere la riduzione dell'ammontare sequestrabile tenendo conto dei pagamenti effettuati e della parte di profitto già soddisfatta; la Corte ha ritenuto che la riduzione operata dal Tribunale fosse conforme a questa disposizione.

  • cod. proc. pen., art. 325, comma 1

    Stabilisce il limite del sindacato in Cassazione sulle misure cautelari reali: non è consentito dedurre il vizio di motivazione se non quando la motivazione sia del tutto mancante o priva dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza. La Corte lo ha applicato per dichiarare inammissibile il ricorso del PM che sostanzialmente contestava l'adeguatezza valutativa dei fatti.

  • cod. proc. pen., art. 125

    Norma sui requisiti della motivazione degli atti giurisdizionali; la Corte ha richiamato che la motivazione del Tribunale era sufficiente ai fini della comprensione dell'itinerario logico seguito.

Massime di principio

  • I pagamenti effettuati dal debitore fiscale nell'ambito di un piano di rateazione possono ridurre l'ammontare del sequestro preventivo per equivalente se è documentabile la riconducibilità di tali pagamenti alle imposte oggetto della contestazione penale.
  • Il giudice che dispone o modifica una misura reale deve motivare in modo tale da rendere comprensibile l'itinerario logico: indicare quale pagamento corrisponde a quale obbligazione e perché è imputabile al profitto del reato è sufficiente per giustificare la riduzione del sequestro.
  • In Cassazione, i ricorsi contro misure cautelari reali sono ammessi principalmente per vizi di legge; non è consentito un riesame sull'adeguatezza valutativa della motivazione salvo che questa sia totalmente assente o manifestamente inintelligibile.
  • Il pubblico ministero che intenda impugnare riduzioni di sequestro deve puntare su errori di diritto, travisamento probatorio documentato o sulla manifesta insufficienza/contraddittorietà della motivazione, non su critiche generiche alla valutazione dei documenti.
  • Per ridurre il rischio di contestazioni, le parti dovrebbero produrre documentazione chiara e analitica che colleghi i singoli versamenti alle specifiche posizioni debitorie contestate (es. avvisi di accertamento, causali di pagamento).

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