Cassazione Civile, Ordinanza n. 19753/2026 del 14/06/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (ente previdenziale)
La controversia
La controversia nasce da un avviso di addebito emesso dall'INPS per contributi, sanzioni e interessi, a seguito di verbale ispettivo, per un importo complessivo superiore a 1,2 milioni di euro. Il Tribunale aveva rigettato l'opposizione della cooperativa; la Corte d'appello ha poi accolto solo in parte il gravame, escludendo i contributi riferiti alla posizione di capogruppo e confermando il resto. In cassazione la cooperativa ha proposto dodici motivi: ha contestato, tra l'altro, la competenza territoriale legata alla sede INPS, la validità dell'avviso per motivazione per relationem, la declaratoria di novità di alcune censure, l'individuazione del contratto collettivo applicabile e della sua rappresentatività, l'applicazione del minimale contributivo anche in presenza di stato di crisi deliberato dalla cooperativa, l'inquadramento di alcuni lavoratori, l'orario applicato a una dipendente, il trattamento contributivo di rimborsi e indennità di trasferta, nonché il regime sanzionatorio. L'INPS ha resistito eccependo preliminarmente l'inammissibilità del ricorso per difetto di procura, sostenendo che la società fosse già cancellata dal registro delle imprese e quindi priva di soggetto legittimato a conferire il mandato.
La decisione
La Corte di cassazione ha respinto l'eccezione preliminare dell'INPS sulla procura: ha ritenuto che, in materia di cancellazione della società dal registro delle imprese, il liquidatore conservi i poteri rappresentativi e processuali in forza della disciplina speciale richiamata, con conseguente validità della procura conferita per il ricorso. Nel merito, però, ha dichiarato inammissibili o infondati tutti i motivi di ricorso della cooperativa: ha reputato molte censure non confrontate con la ratio decidendi della sentenza impugnata, altre meramente assertive o dirette a sollecitare rivalutazioni di fatto non consentite in sede di legittimità, e ha confermato in particolare l'applicazione del minimale contributivo anche alle cooperative e la ripartizione dell'onere probatorio sul datore di lavoro che invochi esoneri contributivi. Il ricorso è stato quindi rigettato integralmente, con condanna della ricorrente alle spese e con dichiarazione dei presupposti per l'ulteriore contributo unificato.
Norme richiamate
art. 380-bis.1 c.p.c.
norma richiamata per la decisione in camera di consiglio e il deposito dell'ordinanza entro sessanta giorni.
art. 444, terzo comma, c.p.c.
per le controversie relative agli obblighi contributivi del datore di lavoro, la competenza territoriale va individuata con riguardo all'ufficio dell'ente previdenziale legittimato a ricevere i contributi e a pretenderne il pagamento.
art. 99 c.p.c.
richiamato dai motivi di ricorso sul principio della domanda, ma le censure sono state ritenute non pertinenti o inammissibili.
art. 112 c.p.c.
richiamato per il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, ma le doglianze sono state respinte per inammissibilità o infondatezza.
art. 13 del d.lgs. n. 124 del 2004
invocato sulla nullità dell'avviso per mancata indicazione delle fonti di prova; la censura è stata ritenuta nuova e quindi inammissibile.
art. 1, comma 1, del d.l. n. 338 del 1989, conv. in l. n. 389 del 1989
fonte del minimale contributivo: la base di calcolo dei contributi non può essere inferiore alla retribuzione dovuta secondo i contratti collettivi stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi.
d.l. n. 248 del 2007, conv. in l. n. 31 del 2008
richiamato insieme alla disciplina del minimale contributivo e della contrattazione collettiva applicabile.
art. 3, comma 4, del d.lgs. n. 423 del 2001
richiamato nel motivo sul contratto collettivo applicabile alla cooperativa.
art. 2697 c.c.
richiamato in tema di onere della prova, ritenuto correttamente applicato per gli esoneri contributivi invocati dalla cooperativa.
art. 115, primo comma, c.p.c.
richiamato nei motivi, ma le censure non hanno colto la ratio decidendi della sentenza impugnata.
art. 2, comma 25, l. n. 549 del 1995
richiamato nel contesto della prova della maggiore rappresentatività sindacale e del contratto collettivo applicabile.
artt. 4 e 6 della l. n. 142 del 2001
la delibera di stato di crisi della cooperativa non incide sulla disciplina del minimale contributivo e non costituisce fonte idonea a derogare agli obblighi contributivi.
art. 48, comma 5, del d.P.R. n. 917 del 1986
invocato per l'esclusione di contributi su talune somme; il giudice di merito ha ritenuto la natura retributiva dell'indennità e la decisione è stata considerata insindacabile in cassazione, in assenza di errori di diritto o logici.
art. 51, comma 6, del d.P.R. n. 917 del 1986
applicabile solo se ricorrono congiuntamente i requisiti previsti dalla disciplina interpretativa sui lavoratori in trasferta/trasfertisti; nel caso concreto la Corte ha rilevato l'assenza di tali requisiti.
art. 7-quinquies del d.l. n. 193 del 2016, conv. in l. n. 225 del 2016
norma di interpretazione autentica richiamata per definire i requisiti del regime dei trasfertisti; la Corte ha escluso che ricorressero cumulativamente.
art. 9 del c.c.n.l. Trasporto Merci – Logistica
richiamato per l'orario di lavoro, ma la censura è stata respinta per difetto di specificità e per mancato confronto con la ratio decidendi.
art. 12 del c.c.n.l. Multiservizi
la Corte ha rilevato che, secondo il giudice di merito, il livello minimo per gli apprendisti era il II livello; la doglianza della società non ha scalfito tale accertamento.
art. 116, comma 15, lett. a), l. n. 388 del 2000
invocato per chiedere la riduzione delle sanzioni; la censura è stata dichiarata inammissibile per difetto di specifica critica alla motivazione impugnata.
art. 116, comma 8, lett. a), l. n. 388 del 2000
richiamato dalla ricorrente in alternativa, ma la doglianza è risultata ambigua e non autosufficiente.
art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002
disposizione applicata per dare atto dell'obbligo di versamento dell'ulteriore contributo unificato in caso di rigetto del ricorso.
art. 2495, secondo comma, c.c.
richiamato dall'INPS in relazione all'estinzione della società cancellata; la Corte ha però valorizzato la disciplina speciale che mantiene i poteri del liquidatore per il periodo considerato.
art. 28, comma 4, del d.lgs. n. 175 del 2014
norma sostanziale che differisce per cinque anni gli effetti dell'estinzione della società cancellata nei confronti dell'amministrazione finanziaria e degli enti creditori/riscossori indicati; la Corte ha esteso l'effetto al piano processuale, ritenendo valida la procura del liquidatore.
Massime di principio
- Nelle controversie contributive del datore di lavoro, la competenza territoriale si individua in base all'ufficio dell'ente previdenziale legittimato a ricevere i contributi e a pretenderne il pagamento, e non in ragione della mera ubicazione delle sedi dell'obbligato.
- In materia di avviso di addebito fondato su verbale ispettivo, la censura di nullità per motivazione o per mancata indicazione delle fonti di prova è inammissibile se non si confronta in modo specifico con la motivazione della decisione di merito e con l'effettivo contenuto degli atti richiamati.
- La regola del minimale contributivo opera anche nei confronti delle società cooperative: la base imponibile non può essere inferiore alla retribuzione prevista dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative, e la delibera interna di stato di crisi non costituisce fonte idonea a derogare agli obblighi contributivi.
- L'obbligo contributivo ha autonomia rispetto all'obbligazione retributiva: il datore di lavoro può essere tenuto a versare contributi parametrati a una retribuzione superiore a quella effettivamente corrisposta.
- Chi invoca un'esenzione o un trattamento contributivo di favore deve provare i presupposti dell'esonero; in difetto, resta fermo l'assoggettamento a contribuzione.
- In cassazione non è consentito sostituire alla ricostruzione del giudice di merito una diversa valutazione del materiale probatorio o dei fatti accertati, salvo che la censura individui un vero error in iudicando o in procedendo e si confronti puntualmente con la ratio decidendi.
- La cancellazione della società dal registro delle imprese non comporta automaticamente l'invalidità della procura speciale conferita dal liquidatore quando la disciplina speciale conserva, per il periodo considerato, i poteri rappresentativi e processuali del liquidatore stesso.
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