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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 50019/2023 del 15/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso impugna il decreto della Corte d'appello di Brescia (16/01/2023, depositato 31/05/2023) che, in parziale riforma del decreto del Tribunale di Brescia del 25/03/2022, aveva confermato l'applicazione della misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale nei confronti del Pellerini, imposto il pagamento di una cauzione e disposto la confisca di beni fino a concorrenza di euro 108.455,00, nonché indicato la durata della misura in anni tre e aggiunto l'obbligo di soggiorno con prescrizioni. Il ricorrente deduce genericamente violazione di legge contestando: a) la valutazione della sua pericolosità sociale, sostenendo l'esistenza di elementi di ravvedimento (pena scontata, reinserimento lavorativo, assenza di precedenti per reati particolarmente gravi o lucrativi); b) l'apparenza della motivazione in relazione alla valutazione patrimoniale, sostenendo che la Corte avrebbe fatto riferimento a dati del 2005 (quando aveva 10 anni) e non avrebbe considerato i proventi della vendita di autovetture nel periodo 2016-2018; inoltre contesta la ritenuta incapienza patrimoniale al momento dell'acquisto immobiliare del 2018.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il primo motivo fosse un sindacato di merito inammissibile in sede di legittimità, non configurando una violazione di legge ma una diversa valutazione della pericolosità sociale, materia sulla quale la Cassazione non può sostituirsi ai giudici di merito. Ha richiamato la concreta e dettagliata motivazione dei giudici di merito che aveva evidenziato la serialità delle truffe online (dodici denunce) e la propensione al crimine di settore a scopo di lucro, elementi idonei a fondare la prognosi di pericolosità. Sul secondo motivo la Corte ha ritenuto la censura aspecifica e riproduzione dell'impugnazione già esperita in appello: i giudici di merito avevano effettuato una minuziosa analisi contabile che evidenziava una sproporzione tra entrate lecite e disponibilità patrimoniali e una esposizione debitoria familiare antecedente all'acquisto di oltre 700.000 euro, tali da rendere ingiustificabile l'acquisto del 2018 con fonti lecite. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 616 cod. proc. pen.

    ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

    Applicato per condannare il ricorrente al pagamento della somma in favore della Cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile

  • disciplina della prevenzione personale e patrimoniale (misura di sorveglianza speciale)

    La Corte ricorda che la revisione in sede di legittimità è limitata ai profili di violazione di legge e non alla rivalutazione dei fatti; la misura di prevenzione può essere fondata su elementi quali serialità dei reati lucrativi e sproporzioni patrimoniali non giustificate da redditi leciti

Massime di principio

  • In sede di Cassazione i giudizi sulla pericolosità sociale e sulla valutazione probatoria dei fatti sono in larga parte insindacabili: il ricorso deve prospettare una specifica violazione di legge per essere esaminato
  • La serialità di reati dello stesso settore, specialmente se a scopo di lucro (es. multiple truffe online), costituisce un elemento molto significativo per la prognosi di pericolosità e giustifica misure di prevenzione
  • Sproporzioni persistenti e ingiustificate tra redditi ufficiali e disponibilità patrimoniali, nonché acquisti patrimoniali non spiegabili con fonti lecite, possono legittimare la confisca e misure patrimoniali preventive
  • Elementi di ravvedimento (pena scontata, lavoro stabile, tentativi di reinserimento) vanno provati in modo chiaro e confrontati criticamente con la motivazione del giudice di merito per poter efficacemente contrastare una misura di prevenzione
  • Riproporre in Cassazione argomentazioni già esaminate e rigettate in merito senza muovere specifiche censure di diritto espone al rigetto per inammissibilità e a sanzioni pecuniarie ex art. 616 c.p.p.

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