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Sentenza

Sentenza n. 5896/2026 - Napoli, Sezione 6

per l’annullamento del silenzio-diniego formatosi sull’istanza di accesso agli atti presentata alla Questura di Napoli a mezzo PEC il 07/05/2026 per l’ostensione della documentazione concernente la domanda di conversione del permesso di soggiorno rilasciato per motivi di affidamento in permesso di soggiorno per lavoro subordinato di cui alla pratica n. -OMISSIS- tutt’ora pendente.

Giustizia amministrativa202604607

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Napoli, Sez. VISentenzaAccesso agli atti

Atto impugnato: silenzio-diniego sull’istanza di accesso alla documentazione relativa alla pratica di conversione del permesso di soggiorno

Esito

CESSATA MATERIA DEL CONTENDERE

La controversia

Il ricorrente, dopo aver presentato il 27 ottobre 2025 domanda di conversione del permesso di soggiorno per motivi di affidamento in permesso per lavoro subordinato e aver inviato senza esito richieste di chiarimenti il 21 gennaio e il 12 marzo 2026, ha presentato il 6 maggio 2026, con consegna via PEC il 7 maggio, un’istanza di accesso a tutta la documentazione della pratica, compresi eventuali atti ostativi e le prove di notifica. Non avendo ricevuto risposta nel termine previsto, ha proposto ricorso ex art. 116 c.p.a. per l’annullamento del silenzio-diniego e l’accertamento del diritto di accesso. Nel corso del giudizio la Questura ha trasmesso una comunicazione recante un preavviso di rigetto relativo alla pratica e ha convocato i difensori del ricorrente, in date diverse, per consentire la consultazione del fascicolo; nessuno dei difensori si è presentato.

La decisione

Il TAR ha dichiarato cessata la materia del contendere: l’accesso alla documentazione è stato reso possibile durante il giudizio mediante convocazione presso gli uffici della Questura, e la mancata consultazione è dipesa dalla mancata comparizione dei difensori ritualmente convocati. È quindi venuta meno l’utilità concreta di una pronuncia sul silenzio originario, senza che la mancata estrazione o visione effettiva degli atti fosse imputabile all’amministrazione dopo le convocazioni. Il Collegio ha rilevato che il ricorrente aveva un interesse diretto, concreto e attuale agli atti del proprio procedimento e che l’accesso poteva essere esercitato anche tramite difensore munito di rappresentanza. Spese integralmente compensate, considerati il riscontro intervenuto solo in corso di causa e la successiva mancata comparizione. Il ricorrente è stato ammesso al patrocinio a spese dello Stato; il compenso del difensore è stato liquidato in euro 800, comprensivi delle spese generali, oltre IVA e CPA se dovute, a carico dell’Erario.

Norme richiamate

  • artt. 22 e ss. l. 241/1990

    Nel caso di specie, l’istanza di accesso del 7 maggio 2026 aveva ad oggetto la documentazione relativa a una pratica amministrativa specificamente individuata, cioè quella contraddistinta dal cedolino n. -OMISSIS-, concernente la domanda di conversione del permesso di soggiorno del ricorrente. Sussisteva, pertanto, in capo al ricorrente un interesse diretto, concreto e attuale alla conoscenza degli atti del proprio procedimento amministrativo.

    L’accesso agli atti del proprio procedimento spetta quando l’istanza individua specificamente la pratica e il richiedente vi ha un interesse diretto, concreto e attuale; per una pratica di soggiorno il diritto può essere esercitato anche tramite un difensore munito di rappresentanza.

  • art. 25, comma 4, l. 241/1990

    A fronte del mancato riscontro nel termine di cui all’art. 25, comma 4, della legge n. 241 del 1990, il ricorrente ha proposto il presente ricorso ex art. 116 c.p.a., notificato il 5 luglio 2026, per l’annullamento del silenzio-diniego formatosi sull’istanza ostensiva e per l’accertamento del proprio diritto di accesso.

    Il mancato riscontro entro il termine previsto per la decisione sull’istanza di accesso integra il presupposto per impugnare il silenzio-diniego.

  • art. 116 c.p.a.

    Nel caso di specie, l’istanza di accesso del 7 maggio 2026 aveva ad oggetto la documentazione relativa a una pratica amministrativa specificamente individuata, cioè quella contraddistinta dal cedolino n. -OMISSIS-, concernente la domanda di conversione del permesso di soggiorno del ricorrente. Sussisteva, pertanto, in capo al ricorrente un interesse diretto, concreto e attuale alla conoscenza degli atti del proprio procedimento amministrativo.

    Nel giudizio in materia di accesso, il giudice può ordinare l’esibizione dei documenti quando ne ricorrano i presupposti; tuttavia, se durante la causa l’amministrazione mette a disposizione gli atti e la mancata consultazione dipende dalla mancata comparizione del richiedente o del difensore convocato, viene meno l’utilità concreta della pronuncia.

Massime di principio

  • Lo straniero ha un interesse diretto, concreto e attuale ad accedere ai documenti contenuti nel fascicolo della propria pratica di soggiorno; l’accesso può essere esercitato anche tramite un difensore munito di rappresentanza.
  • Nel giudizio contro il silenzio-diniego sull’accesso, la sopravvenuta messa a disposizione dei documenti presso gli uffici dell’amministrazione fa venir meno l’utilità della pronuncia quando il richiedente o il suo difensore, ritualmente convocati, non si presentino per consultare gli atti.

Come è indicizzato

MaterieAccesso documentalePermesso di soggiorno
RamiAccesso e trasparenzaImmigrazione e cittadinanza
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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