Cassazione Penale, Sentenza n. 17500/2026 del 14/05/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Conflitto di competenza relativo all'individuazione del tribunale competente a decidere sull'appello ex art. 322-bis c.p.p. promosso da De Matteis Federico avverso l'ordinanza del 30/6/2025 della Corte di appello di Bari che dichiarava inammissibile l'istanza di revoca e restituzione dei beni sottoposti a sequestro preventivo (decreto GIP Tribunale di Foggia 6/6/2012). Il Tribunale di Bari aveva trasmesso gli atti al Tribunale di Foggia ritenendolo competente; il Tribunale di Foggia ha sollevato conflitto sostenendo che la competenza spettava al Tribunale di Bari. La questione giuridica centrale è se, ai fini dell'art. 322-bis c.p.p., per 'provvedimento' debba intendersi il provvedimento genetico che ha disposto il sequestro o il provvedimento impugnato (l'ordinanza che ha dichiarato inammissibile l'istanza).
La decisione
Il conflitto negativo di competenza è stato dichiarato ammissibile. Il Tribunale (Sezione competente) ha interpretato la nozione di 'provvedimento' nell'art. 322-bis come riferita al provvedimento impugnato (l'ordinanza in materia di sequestro), non al provvedimento genetico. Ne consegue che la competenza a decidere sull'appello ex art. 322-bis spetta al Tribunale del capoluogo della provincia ove ha sede l'ufficio che ha emesso il provvedimento impugnato; poiché l'ordinanza impugnata è stata emessa dalla Corte di appello di Bari, la competenza è del Tribunale di Bari. Di conseguenza il conflitto è risolto dichiarando la competenza del Tribunale di Bari e disponendosi la trasmissione degli atti a detto Tribunale. Decisione resa il 05/03/2026; estensore Cons. Silvia Mattei; Presidente Francesco Centofanti.
Norme richiamate
art. 28, comma 1, lett. a) c.p.p.
La norma è richiamata per affermare l'ammissibilità del conflitto negativo di competenza tra giudici ordinari quando due giudici hanno rifiutato contemporaneamente di prendere cognizione della stessa reiudicanda.
Interpretata nel senso che il 'provvedimento' cui la norma si riferisce va inteso come il provvedimento oggetto di impugnazione (l'ordinanza in materia di sequestro), e non necessariamente il provvedimento genetico che ha disposto il sequestro.
La norma individua il tribunale competente a decidere sull'appello in materia di misure cautelari; la sentenza precisa che la competenza si determina in base alla sede dell'ufficio che ha emesso il provvedimento impugnato.
Richiamato per affermare che il 'giudice che procede' è competente ad assumere i provvedimenti in materia di sequestro, collegando così la nozione di 'provvedimento in materia di sequestro' al giudice procedente.
Menzionato nel contesto fattuale per escludere che il reato in relazione al quale è stato disposto il sequestro rientri tra quelli elencati dall'art. 51 comma 3-bis; rilevazione usata nella ricostruzione dei fatti ma non decisiva per la determinazione della competenza.
Massime di principio
- Ai fini dell'art. 322-bis c.p.p. la competenza per l'appello in materia di sequestro si determina in base al giudice che ha emesso il provvedimento impugnato (l'ordinanza), non al giudice che ha adottato il provvedimento originario di sequestro.
- Se l'ordinanza impugnata è stata emessa da un ufficio con sede in un determinato capoluogo di provincia, il tribunale del riesame competente è quello del capoluogo della provincia ove ha sede tale ufficio.
- In caso di conflitto negativo di competenza tra giudici ordinari (rifiuto contemporaneo di cognizione), il rimedio è il procedimento di giurisdizione previsto dall'art. 28 c.p.p.; va accertata la corretta nozione di 'provvedimento' rilevante per individuare la competenza.
- Per questioni di restituzione o dissequestro di beni, occorre distinguere tra il provvedimento genetico (decreto di sequestro) e il provvedimento impugnato (ordinanza che decide sull'istanza di restituzione): la competenza per l'impugnazione segue l'ufficio che ha emesso il provvedimento impugnato.
- Nella prassi difensiva, occorre indicare con precisione nel motivo di impugnazione quale provvedimento si contesta (genetico o impugnato) e verificare la corrispondenza del numero di ruolo/registro per evitare problemi di inammissibilità o questioni di competenza.
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