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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15650/2026 del 29/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della confisca preventiva dell'intero compendio aziendale della BAT NOLEGGIO s.n.c. La ricorrente contestava violazione di legge e vizio di motivazione, sostenendo che non fosse stata provata la fittizietà dell'intestazione societaria né l'effettiva disponibilità dell'impresa in capo ad Agresta Domenico (il presunto "socio d'opera occulto"). Si censurava in particolare: mancata verifica, secondo parametri civilistici, della compartecipazione di mezzi/attività/utile (società di fatto); assenza di prova che il prezzo di acquisto dei cespiti provenisse da risorse riconducibili al proposto; carenza di accertamento di poteri formali di Agresta sui conti e sugli organi sociali; e difetto di individualizzazione dei beni confiscati e di proporzionalità della misura.

La decisione

Il ricorso è stato respinto. La Corte di Cassazione ha ritenuto infondati (e in parte inammissibili) i motivi, confermando la confisca dell'intero compendio aziendale della BAT NOLEGGIO. La Corte ha ritenuto che il giudice del rinvio (Corte d'appello di Torino) si sia conformato al dictum della sentenza rescindente e abbia adeguatamente motivato la qualificazione dell'impresa come "impresa mafiosa" e la riconducibilità sostanziale della società al proposto Agresta. A fondamento della decisione sono stati valorizzati, congiuntamente: la condotta meramente esecutiva della socia formale (Folinazzo), le dichiarazioni del collaboratore di giustizia che indicavano Agresta come "reale dominus", ingenti flussi di denaro dalla società ad Agresta e alla moglie (centinaia di migliaia di euro), la dissimulazione degli esborsi mediante fatture fittizie, e la distrazione di risorse societarie per finalità personali (es. finanziamento dell'ASD Crossfit). La Corte ha inoltre affermato il principio secondo cui, se l'impresa è qualificata come strumento operativo dell'organizzazione mafiosa, la confisca preventiva può colpire l'intero compendio aziendale senza dover dimostrare analiticamente la lecita provenienza di ciascun singolo cespite. Condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali. Sentenza depositata 08/04/2026.

Norme richiamate

  • Decreto Legislativo n. 159/2011 (Codice Antimafia), art. 10, comma 3

    art. 10, comma 3 d.lgs. 159/2011

    Limita il ricorso per cassazione nel procedimento di prevenzione alle sole questioni di diritto; la Corte ricorda che non può essere impugnata in Cassazione una mera rivalutazione motivazionale dei fatti se non quando la motivazione sia inesistente o meramente apparente.

  • Decreto Legislativo n. 159/2011 (Codice Antimafia), artt. 24 e 27

    artt. 24 e 27 d.lgs. 159/2011

    Norme richiamate dalla difesa per censurare la motivazione; la Corte esamina e ritiene che la motivazione della Corte d'appello non sia meramente apparente in relazione ai parametri previsti dal Codice.

  • Codice di procedura penale, art. 627

    Il ricorso principale e i motivi aggiunti lamentavano inosservanza del mandato di rinvio; la Corte ha ritenuto che il giudice di rinvio abbia rispettato il mandato e approfondito il ruolo di "socio d'opera/occulto" richiesto dalla precedente pronuncia.

  • Codice penale, art. 416-bis

    Rilevante nel contesto fattuale: i soggetti (Paparo e Agresta) risultavano collegati a contesti di "ndrangheta"; la qualificazione dell'impresa come asservita alla consorteria rafforza la possibilità di confisca integrale.

  • Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (T.U.L.P.S.), art. 110, commi 6 e 7

    art. 110, commi 6 e 7 T.U.L.P.S.

    Riferimento al settore economico (gestione congegni da gioco) in cui operava la BAT NOLEGGIO; contesto regolatorio che giustifica attenzione dell'autorità nei confronti di imprese di settore sensibili.

Massime di principio

  • Quando una società è ritenuta «impresa mafiosa» (ovvero strutturalmente asservita agli scopi di un sodalizio), la confisca preventiva può colpire l'intero compendio aziendale senza dover dimostrare separatamente la lecita provenienza di ciascun singolo bene.
  • La titolarità formale non esclude l'accertamento della titolarità sostanziale: la fittizietà dell'intestazione può essere desunta da indici sintomatici concordanti (flussi finanziari ingenti verso terzi, fatturazioni fittizie, dissimulazione dei pagamenti, comportamento esecutivo dei titolari formali, dichiarazioni di collaboratori di giustizia).
  • Non è sufficiente in difesa sostenere la mera ricezione di pagamenti come semplici provvigioni: la natura e la documentazione dei pagamenti (es. presenza/assenza di fatture, loro attendibilità, collegamenti contabili) sono elementi decisivi per qualificare rapporti come compartecipazione occulta o distrazione di risorse.
  • La Corte di legittimità non riesamina i fatti né sostituisce la valutazione probatoria del giudice di merito, salvo che la motivazione sia inesistente o meramente apparente; perciò è essenziale, in fase di merito, fornire prove documentali chiare e argomentazioni che impattino sul quadro probatorio complessivo.
  • Quando si contesta una confisca preventiva di impresa, la difesa deve focalizzarsi su elementi concreti che escludano il dominio sostanziale (es. contratti, documentazione bancaria che provi pagamenti autonomi, deleghe formali, atti societari, evidenza di remunerazione commisurata e documentata) e sulla dimostrazione che i pagamenti contestati siano effettivamente provvigioni e non compartecipazioni/occultamenti.
  • La presenza di più soggetti con poteri gestori non invalida automaticamente l'accertamento di disponibilità sostanziale da parte di un terzo: la cogestione può coesistere con l'esistenza di un "dominus" occulto se gli altri soggetti svolgono ruoli meramente formali o esecutivi.

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