Cassazione Penale, Sentenza n. 1876/2022 del 17/01/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di Cassazione ha accolto il ricorso per cassazione del Procuratore Generale, ritenendo che la pena risultasse determinata contra legem una volta applicato il corretto criterio di ragguaglio ex art. 135 c.p. La sentenza di patteggiamento è stata annullata senza rinvio e gli atti sono trasmessi al Tribunale di Foggia per il prosieguo.
Esito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza di patteggiamento (art. 444 c.p.p.) perché la pena concordata (4 mesi di reclusione convertiti in multa di 9.000 euro) è illegale: non sarebbe stato correttamente effettuato il ragguaglio secondo l'art. 135 c.p., sicché la multa applicata corrisponderebbe a 36 giorni di pena detentiva, valore inferiore al minimo edittale previsto per il reato di lesioni volontarie anche considerando le attenuanti e la riduzione per il rito.
Norme richiamate
art. 444 cod. proc. pen.
Norma sul procedimento di 'patteggiamento' (applicazione della pena concordata dal giudice). La sentenza impugnata era una sentenza ex art. 444 c.p.p. che ha recepito l'accordo tra parti.
art. 135 cod. pen.
Criterio di ragguaglio/convertibilità delle pene (utilizzato per trasformare la pena detentiva in equivalente pecuniario e viceversa). La Corte ha ritenuto che applicando correttamente questo criterio la multa di 9.000 euro corrispondeva a 36 giorni di reclusione, valore sotto il minimo edittale, con conseguente illegittimità della pena pattuita.
art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.
Limiti di ammissibilità dei motivi di ricorso; il Collegio ha valutato il ricorso nei limiti consentiti da questa disposizione.
art. 23 cod. pen.
Richiamata come parametra esemplificativo dalla giurisprudenza: stabilisce limiti minimi edittali della pena. La Corte ha richiamato l'idea che una pena sotto il minimo assoluto è contra legem e invalida l'accordo.
Giurisprudenza - Sez. U, n. 33040 del 26/02/2015 (Jazouli)
Principio consolidato secondo cui, pur essendo inammissibile un ricorso che impugni la misura della pena in genere, sussiste un'eccezione quando la pena pattuita sia illegale (determinata contra legem): in tali casi l'accordo è invalido e la sentenza va annullata senza rinvio.
Massime di principio
- Il ricorso per cassazione in materia di misura della pena è normalmente inammissibile, ma è ammissibile quando si deduca un'illegalità della pena applicata (pena determinata contra legem). In tali ipotesi la Corte può annullare senza rinvio la sentenza che ha omologato il patteggiamento.
- Nel patteggiamento il giudice deve verificare la legittimità della pena anche sotto il profilo del rispetto dei minimi edittali: se la conversione o il ragguaglio della pena conducono a una pena inferiore al minimo previsto, l'accordo è invalido.
- Per valutare la correttezza della conversione tra pena detentiva e pena pecuniaria va applicato il criterio di ragguaglio previsto dall'art. 135 c.p.; errori in questo calcolo possono determinare l'illegittimità della pena concordata.
- Se la Corte dichiara la pena pattuita illegale, l'annullamento senza rinvio reintegra le parti nella possibilità di rinegoziare l'accordo su basi conformi alla legge o di riprendere il procedimento nel rispetto delle norme sostanziali e processuali.
- Nella pratica difensiva e dell'ufficio, occorre sempre verificare preventivamente, prima dell'omologazione, che la pena proposta rispetti i minimi edittali e i criteri di ragguaglio applicabili per evitare l'annullamento della sentenza.
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