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Sentenza

Sentenza n. 11703/2026 - Roma, Sezione 2B

per l'annullamento previa adozione di misure cautelari per quanto concerne il ricorso principale del provvedimento prot. n. -OMISSIS- relativamente alla posizione -OMISSIS- con cui l’Ambasciata d’Italia a Dhaka ha respinto la richiesta del ricorrente volta ad ottenere un visto per ragioni di studio – tirocinio; per quanto riguarda il ricorso per motivi aggiunti del provvedimento prot. n. V – -OMISSIS- con cui l’Ambasciata ha nuovamente respinto la richiesta di visto.

Giustizia amministrativa202503316

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. II bisSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: dinieghi dell’Ambasciata d’Italia a Dhaka relativi alla richiesta di visto per studio-tirocinio, dapprima adottato e poi confermato a seguito di riesame

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (amministrazione diplomatica)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il primo diniego di visto e, con motivi aggiunti, il successivo diniego adottato dall’Ambasciata a seguito di riesame. Il ricorso principale è stato ritenuto privo di una procura alle liti idonea, perché il mandato non recava l’autenticazione dell’identità del sottoscrittore da parte di un organo competente secondo la normativa processuale italiana. Con i motivi aggiunti il ricorrente ha contestato il nuovo diniego deducendo l’omessa o inadeguata valutazione dei documenti e delle osservazioni presentati, sostenendo che la documentazione comprovasse la frequenza di un corso presso il “Design and Development Institute”, che le lacune emerse nel colloquio non dimostrassero la mancata frequenza del corso e che sussistessero adeguate garanzie economiche, risultanti dall’estratto conto, dalla situazione reddituale del padre, dalla fideiussione e dalla lettera d’invito della società ospitante. Il nuovo diniego era motivato dalla mancata coerenza tra la formazione pregressa e il corso richiesto, dall’inattendibilità delle informazioni sul corso seguito nel Paese d’origine e dall’insufficienza delle garanzie economiche.

La decisione

Il Tribunale ha dichiarato il ricorso principale inammissibile ai sensi degli artt. 40, comma 1, lettera g), e 44, comma 1, lettera a), c.p.a., per mancanza di una procura alle liti valida. Il ricorso principale è stato inoltre ritenuto, per completezza, improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché il successivo diniego impugnato con motivi aggiunti, sebbene autonomamente contestato, è stato ritenuto legittimo e quindi non più utilmente impugnabile il precedente diniego. I motivi aggiunti sono stati respinti nel merito. Il giudice ha ritenuto adeguatamente valutati dall’Ambasciata gli atti e le osservazioni del ricorrente, valorizzando il fatto che egli non conoscesse elementi fondamentali del corso dichiarato, quali luogo, materie e docenti; che l’estratto conto, risalente a settembre 2024, attestasse un saldo di soli euro 5.736,06; che non fosse provata la capacità reddituale del padre; che la fideiussione riguardasse soltanto rimborso di spese mediche e assistenza alla persona, senza adeguata specificazione; che non fosse documentato il costo complessivo del corso; e che gli accertamenti dell’Ambasciata suscitassero fondati dubbi sulla veridicità dei certificati prodotti. Tali elementi sono stati ritenuti sufficienti a fondare la valutazione del rischio migratorio e a escludere la violazione del contraddittorio, essendo state esaminate le osservazioni e la documentazione presentate nel procedimento. Il ricorrente è stato condannato alle spese di lite, liquidate in euro 1.000 oltre accessori se dovuti, in favore del Ministero.

Norme richiamate

  • art. 40, comma 1, lettera g), c.p.a.

    L’atto introduttivo deve indicare una valida procura alle liti; la carenza della procura impedisce di ritenere il ricorso sottoscritto da un difensore munito del necessario potere rappresentativo.

  • art. 44, comma 1, lettera a), c.p.a.

    La mancanza di una procura idonea determina l’inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • Nel processo amministrativo, il ricorso è inammissibile quando la procura alle liti non contiene una valida autenticazione dell’identità del sottoscrittore effettuata da un soggetto competente secondo la normativa processuale italiana, poiché l’atto introduttivo non risulta sottoscritto da un difensore munito di valida procura.
  • Nel procedimento di rilascio di un visto per studio o tirocinio, l’amministrazione può fondare il diniego sulla valutazione complessiva della coerenza del percorso formativo, dell’attendibilità delle informazioni rese dal richiedente e dell’adeguatezza dei mezzi economici disponibili.
  • La mancata conoscenza, da parte del richiedente il visto, di elementi fondamentali del corso di studi dichiarato può costituire elemento sintomatico dell’inattendibilità della documentazione prodotta e giustificare una valutazione negativa del rischio migratorio.
  • La dimostrazione della disponibilità economica per il rilascio di un visto non è adeguatamente fornita mediante un estratto conto non attuale o privo di collegamento con il costo complessivo del corso, se non è altresì provata la capacità reddituale dei soggetti indicati come finanziatori e la fideiussione prodotta non copre in modo chiaro le spese rilevanti.
  • Non sussiste violazione del contraddittorio quando l’amministrazione esamina le osservazioni e la documentazione presentate dall’interessato e motiva il diniego sulla base degli elementi complessivamente acquisiti nel procedimento.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoInvalidità del provvedimentoLegittimazione e interesse a ricorrere
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiLegittimazione e interesse a ricorrerePartecipazione procedimentaleOnere della prova e principio dispositivo

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