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Cassazione Penale, Ordinanza n. 28265/2025 del 01/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello che aveva confermato la condanna per reati avvinti dalla continuazione. I motivi dedotti erano due: 1) violazione di legge e vizio di motivazione sulla misura dell'aumento di pena applicato per i reati satellite nella continuazione, assumendosi che la Corte territoriale non avesse adeguatamente motivato i singoli aumenti; 2) mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, censurando la valutazione negativa del giudice di merito. La Corte di cassazione ha ritenuto il primo motivo manifestamente infondato, perché i giudici di merito avevano applicato correttamente i criteri sul reato continuato e l'obbligo di motivare distintamente gli aumenti di pena; ha inoltre ritenuto il secondo motivo non consentito in sede di legittimità e comunque manifestamente infondato, essendo la motivazione della Corte territoriale immune da evidenti illogicità e basata su precedenti penali e assenza di elementi positivamente valutabili.

Norme richiamate

  • art. 81 c.p.

    richiamato per affermare che, nel reato continuato, la pena complessiva deve rispettare i limiti legali e non può tradursi surrettiziamente in un cumulo materiale di pene

  • art. 110 c.p.

    richiamato nella descrizione dei reati come norma sul concorso di persone nel reato

  • art. 56 c.p.

    richiamato nella descrizione del tentato furto come norma sul tentativo

  • art. 624 c.p.

    richiamato nella descrizione del reato di furto oggetto di contestazione

  • art. 625, comma 1, nn. 2, 3 e 5, c.p.

    richiamato per qualificare il furto come pluriaggravato

  • art. 337 c.p.

    richiamato per la contestazione di resistenza a pubblico ufficiale

  • art. 4 L. 110/75

    richiamato per la contestazione di porto di armi od oggetti atti ad offendere

  • art. 62-bis c.p.

    non citato espressamente nel testo, ma la decisione riguarda il diniego delle attenuanti generiche; il testo non riporta però la norma

Massime di principio

  • Nel reato continuato, il giudice deve individuare il reato più grave, stabilire la pena base e determinare distintamente l'aumento per ciascun reato satellite; la motivazione sugli aumenti può essere sintetica, purché consenta di verificare proporzione, rispetto dei limiti legali e assenza di un cumulo materiale mascherato.
  • Quando i reati sono omogenei e l'aumento di pena è contenuto, l'onere motivazionale sui singoli aumenti può risultare soddisfatto anche implicitamente, se dalla sentenza emerge un criterio non arbitrario collegato alla pena base e alla violazione più grave.
  • Il diniego delle attenuanti generiche è legittimo se il giudice di merito valorizza elementi ritenuti decisivi o comunque rilevanti, come precedenti penali e assenza di elementi positivamente apprezzabili; non è necessario confutare analiticamente tutti gli argomenti difensivi.
  • In sede di legittimità non è consentita una nuova valutazione del merito sulla concessione delle attenuanti generiche, salvo manifesta illogicità della motivazione.

Come è indicizzato

MaterieCircostanze del reatoPena e commisurazioneImputazioniImpugnazioniDetenzione di armiFurtoResistenza e oltraggio a pubblico ufficiale
RamiParte generaleProcesso penaleArmiDelitti contro il patrimonioReati contro la PA
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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