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Sentenza

Corte di giustizia, Sentenza C-802/23

Sentenza della Corte (Prima Sezione) dell' 11 settembre 2025. — MSIG. — Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Audiencia Nacional. — Rinvio pregiudiziale – Convenzione di applicazione dell’Accordo di Schengen – Articolo 54 – Articolo 50 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea – Principio ne bis in idem – Nozione di “medesimi fatti” – Condanna in uno Stato membro di un membro di un’associazione terroristica per partecipazione a tale associazione finalizzata alla preparazione di un atto terroristico – Procedimento penale in un altro Stato membro a causa dei medesimi atti terroristici. — Causa C-802/23

Giurisprudenza europea62023CJ0802

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha chiarito che il principio del ne bis in idem, ai sensi dell’articolo 54 CAAS e dell’articolo 50 della Carta, si fonda sulla identità materiale dei fatti, non sulla loro qualificazione giuridica. In una vicenda relativa a condanne in Francia per partecipazione a un’organizzazione terroristica e a un successivo procedimento in Spagna per l’attentato preparato da quella stessa attività, la Corte ha ritenuto che la nozione di «medesimi fatti» possa ricomprendere entrambe le ipotesi. Spetta però al giudice nazionale verificare concretamente, alla luce dell’insieme degli elementi fattuali e delle informazioni disponibili, se vi sia effettiva identità fattuale.

Principio ne bis in idem: la nozione di «medesimi fatti» ricomprende il perseguimento in uno Stato membro per atti terroristici quando la persona è già stata condannata in un altro Stato membro per partecipazione a un’associazione terroristica finalizzata alla preparazione dei medesimi atti.

La questione giuridica

Se, ai fini dell’articolo 54 della CAAS letto alla luce dell’articolo 50 della Carta, vi sia identità dei fatti quando una persona è perseguita in uno Stato membro per atti terroristici già oggetto di una condanna definitiva in un altro Stato membro per partecipazione a un’associazione terroristica finalizzata alla preparazione di tali atti.

Principio di diritto

L’articolo 54 della CAAS, interpretato alla luce dell’articolo 50 della Carta, osta a un nuovo procedimento penale in uno Stato membro quando i fatti contestati sono gli stessi, anche se nei due Stati i fatti sono stati giuridicamente qualificati in modo diverso: ciò che rileva è la materialità della condotta e non la denominazione del reato. Pertanto, la nozione di «medesimi fatti» può comprendere il caso in cui una persona sia stata già condannata in un altro Stato membro per partecipazione a un’associazione terroristica finalizzata alla preparazione di un attentato e sia poi perseguita per l’attentato stesso, se si tratta della medesima condotta materiale inscindibilmente connessa nel tempo e nello spazio.

Norme richiamate

  • Articolo 267 TFUE
  • Articolo 54 della Convenzione di applicazione dell’Accordo di Schengen (CAAS)
  • Articolo 50 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea
  • Articolo 57, paragrafo 1, della CAAS

Ne bis in idem e terrorismo transfrontaliero

La sentenza riguarda un rinvio pregiudiziale dell’Audiencia Nacional (Spagna) in un procedimento penale contro MSIG per atti terroristici commessi a Oviedo nel 1997. La questione centrale è l’interpretazione della nozione di «medesimi fatti» ai fini dell’articolo 54 della CAAS, letto alla luce dell’articolo 50 della Carta, nel contesto di precedenti condanne pronunciate in Francia per partecipazione a un’associazione terroristica finalizzata alla preparazione di attentati.

Fatti e procedimento principale

MSIG era stata condannata in Francia in via definitiva per «partecipazione ad una associazione per delinquere finalizzata alla preparazione di un atto terroristico», con sentenze che coprivano periodi tra il 1996 e il 2004 e che erano state poi oggetto di cumulo in un’unica pena di 20 anni, già espiata. In Spagna, invece, ella era perseguita per distruzioni con finalità di terrorismo, tentativi di omicidio premeditato con finalità di terrorismo, percosse e lesioni in relazione all’attentato del 21 luglio 1997 a Oviedo, imputandole un ruolo direttivo nell’ETA e la fornitura di armi e istruzioni dal territorio francese.

Quadro normativo rilevante

La Corte richiama anzitutto l’articolo 54 CAAS, che vieta un nuovo procedimento penale in un altro Stato contraente per i medesimi fatti quando vi sia già stata una sentenza definitiva, purché, in caso di condanna, la pena sia stata eseguita o sia in corso di esecuzione o non possa più essere eseguita. La disposizione viene interpretata alla luce dell’articolo 50 della Carta, che consacra il divieto di essere perseguiti o condannati due volte per lo stesso reato.

Ricevibilità della questione

La Corte respinge le obiezioni del governo spagnolo sulla ricevibilità: la decisione di rinvio contiene una sufficiente descrizione dei fatti contestati a MSIG in Spagna, dei fatti oggetto delle sentenze francesi e delle ragioni per cui il giudice nazionale dubita dell’interpretazione del diritto dell’Unione. La Corte ricorda anche che tali informazioni servono a consentire osservazioni utili alle parti interessate e ai governi degli Stati membri.

Ragionamento della Corte sulla nozione di «medesimi fatti»

La Corte ribadisce la giurisprudenza consolidata secondo cui il criterio decisivo è la materialità dei fatti: occorre un insieme di circostanze concrete derivanti da eventi sostanzialmente identici, riguardanti lo stesso autore e inscindibilmente collegati nel tempo e nello spazio. Non è invece decisiva la diversa qualificazione giuridica dei fatti né il diverso interesse giuridico tutelato nei vari ordinamenti nazionali.

La Corte precisa che:

  • il principio ne bis in idem non opera se i fatti sono soltanto analoghi e non identici;
  • la mera circostanza che i procedimenti riguardino un medesimo disegno criminoso non basta, da sola, a dimostrare l’identità fattuale;
  • rileva la condotta concreta contestata, non la tipologia di reato formalmente ascritta.

Applicazione al caso di specie

La Corte osserva che spetta al giudice del rinvio verificare se i fatti posti a base dell’imputazione spagnola siano effettivamente gli stessi già giudicati in Francia. Tuttavia, fornisce alcuni criteri interpretativi: se le sentenze francesi hanno già coperto l’attività di MSIG svolta dal territorio francese come dirigente dell’ETA, consistente nel trasmettere istruzioni, delineare linee d’azione e far pervenire mezzi materiali ai commando operanti in Spagna, e se il procedimento spagnolo si fonda sulla stessa condotta, allora potrebbe ricorrere l’identità dei fatti.

La Corte sottolinea inoltre che, per valutare l’identità fattuale, il giudice nazionale deve considerare non solo il dispositivo delle sentenze straniere, ma anche la motivazione, gli atti di imputazione, gli elementi raccolti nell’istruttoria e ogni informazione pertinente relativa ai procedimenti anteriori. In questo contesto, richiama anche l’articolo 57, paragrafo 1, CAAS, che consente alle autorità di uno Stato membro di chiedere informazioni allo Stato in cui è stata pronunciata la decisione definitiva.

Decisione

La Corte risponde che l’articolo 54 della CAAS, letto alla luce dell’articolo 50 della Carta, deve essere interpretato nel senso che la nozione di «medesimi fatti» comprende i fatti contestati a una persona in uno Stato membro per atti terroristici quando tale persona sia già stata condannata in un altro Stato membro, a causa dei medesimi atti, per partecipazione a un’associazione terroristica finalizzata alla preparazione di un atto terroristico. La verifica definitiva dell’identità dei fatti resta rimessa al giudice nazionale.

Come è indicizzato

Materiene bis in idemcooperazione giudiziaria penalediritto penale antiterrorismoriconoscimento delle decisioni penali tra Stati membri

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