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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9755/2022 del 22/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano l'ordinanza del 6/7/2021 che ha rigettato la loro istanza di sospensione o revoca dell'ingiunzione a demolire un edificio ritenuto abusivo. Denunciano violazione di legge e vizio di motivazione per essere stati ritenuti non legittimati a presentare tre distinte domande di condono per tre unità immobiliari (ognuna di volume inferiore a 750 m3) per asserito artificioso frazionamento della domanda, nonostante le unità fossero occupate dalle figlie e fossero stati rilasciati tre distinti permessi di sanatoria dal Comune di Napoli. I ricorrenti sostengono che l'opera fosse stata destinata fin dall'origine a costituire tre abitazioni separate e che l'acquisizione in comunione ereditaria non impedisca la regolarizzazione separata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto i ricorsi infondati e li ha rigettati, confermando l'ordinanza della Corte d'appello. Il Collegio ha stabilito che l'edificio, sebbene formalmente suddiviso in tre unità ciascuna sotto i 750 m3, costituisce un'unica costruzione abusiva realizzata da un unico autore (Assunta Guadagno) e successivamente devoluta agli eredi; pertanto non è ammissibile eludere il limite volumetrico di 750 m3 mediante frazionamento artificioso delle domande di condono, neanche quando le domande siano presentate dagli eredi dopo la morte dell'autore dell'abuso. La sentenza conferma inoltre che il giudice dell'esecuzione può verificare la legittimità del titolo abilitativo e la corrispondenza delle opere al provvedimento amministrativo. I ricorrenti sono condannati alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 32, comma 25, d.l. 30 settembre 2003, n. 269, convertito dalla legge 24 novembre 2003, n. 326

    Il limite di 750 metri cubi di volumetria per singola richiesta di sanatoria non può essere eluso mediante artificioso frazionamento delle domande; quando più unità fanno parte di un'unica costruzione abusiva realizzata da una sola persona, deve essere presentata un'unica istanza di condono e la sanatoria è preclusa se la nuova costruzione complessiva supera i limiti applicabili.

  • art. 46, comma 1, d.P.R. n. 380 del 2001

    Gli atti tra vivi, sia in forma pubblica, sia in forma privata, aventi per oggetto trasferimento o costituzione o scioglimento della comunione di diritti reali, relativi ad edifici, o loro parti, la cui costruzione è iniziata dopo il 17 marzo 1985, sono nulli e non possono essere stipulati ove da essi non risultino, per dichiarazione dell'alienante, gli estremi del permesso di costruire o del permesso in sanatoria. Tali disposizioni non si applicano agli atti costitutivi, modificativi o estintivi di diritti reali di garanzia o di servitù.

    Impedisce che la comunione ereditaria su un immobile abusivo venga sciolta tra vivi con atti volti a eludere i requisiti autorizzatori; rende inefficaci trasferimenti o divisioni che non rechino l'indicazione del titolo abilitativo, ostacolando divisioni fittizie finalizzate a eludere limiti volumetrici per la sanatoria.

  • legge 24 novembre 1994, n. 724 (richiami giurisprudenziali sul condono edilizio)

    La giurisprudenza ha consolidato il principio per cui non è ammesso presentare più istanze di condono riferite allo stesso immobile unitario per eludere limiti normativi di volumetria; il mero possesso di fatto di porzioni non legittima istanze distinte se non vi è una reale divisione di diritti.

  • artt. 6 e 38, comma 5, legge 28 febbraio 1985, n. 47 richiamati dall'art. 39, comma 6, della legge 23 dicembre 1994, n. 724

    Riferimenti normativi utilizzati dalla giurisprudenza per definire chi può essere legittimato a presentare istanze di condono; la legittimazione non si estende a semplici utilizzatori di fatto quando non esiste una concreta titolarità distinta.

Massime di principio

  • Se più unità immobiliari, pur formalmente distinte, costituiscono parte integrante di una stessa costruzione abusiva realizzata da un unico autore, non è possibile ottenere sanatorie separate per ciascuna unità al fine di eludere il limite volumetrico di 750 m3.
  • La devoluzione dell'immobile agli eredi non modifica la natura unitaria dell'opera abusiva: gli eredi subentrano nei diritti e negli obblighi dell'autore dell'abuso e non possono ottenere sanatorie frammentate senza una reale e formale divisione dei diritti.
  • Perché possano essere ammesse istanze distinte è necessaria una divisione di diritti effettiva e formale (atto valido che disciplini proprietà o diritti reali), non una semplice disponibilità di fatto o occupazione abitativa.
  • Gli atti tra vivi volti a trasferire o sciogliere comunioni su edifici iniziati dopo il 17/03/1985 sono nulli se non recano l'indicazione del permesso di costruire o del permesso in sanatoria; quindi non possono essere usati per eludere vincoli di sanatoria.
  • Il giudice dell'esecuzione ha il potere-dovere di verificare la legittimità e l'efficacia dei titoli abilitativi rilasciati dall'amministrazione e la corrispondenza delle opere ai provvedimenti amministrativi, quindi un titolo comunale non impedisce il controllo giudiziale sulla ammissibilità della sanatoria.
  • Disposizioni testamentarie o atti che abbiano solo l'effetto di frammentare una costruzione unitaria per rientrare nei limiti di volumetria possono essere considerati elusivi e non produrre l'effetto di rendere ammissibili distinte sanatorie.

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