Sentenza n. 1675/2026 - Napoli, Sezione 8
per l'annullamento Per quanto riguarda il ricorso introduttivo: 1. della Disposizione Dirigenziale n. 184/A del 20/6/2022 – contenzioso amministrativo 133/2022 – notificata alla ricorrente in data 13/9/2022, con la quale il Comune di Napoli ha contestato alla ricorrente, ordinandone la demolizione, la realizzazione, su suolo in concessione demaniale, di struttura in ferro e teli in plastica avvolgibili, costituente volume atto a permanere nel tempo. 2. del verbale di sopralluogo n. PG/2022/255326 del 30/3/2022 (sopralluogo del 30/1/2022), richiamato nel provvedimento di cui al sub 1, di contenuto sconosciuto; 3. di ogni ulteriore atto presupposto, connesso e/o conseguenziale comunque lesivo degli interessi della ricorrente NONCHÉ PER LA DECLARATORIA 4. dell'illegittimità del silenzio - inadempimento serbato dal Comune di Napoli sulla diffida notificata in data 14/9/2022, nella parte in cui si è richiesta all'Amministrazione la copia del verbale di sopralluogo n. PG/2022/255326 del 30/3/2022, mai notificato alla ricorrente, nonché gli eventuali atti dell'istruttoria posta in essere, nell'ambito del procedimento amministrativo, dal RUP, Ing. A. Zappullo, definito con l'emissione della D.D. 184/A del 20/6/2022. Per quanto riguarda i motivi aggiunti presentati da G.F. Aurora S.r.l. il 29/12/2022: PER L'ANNULLAMENTO PREVIA SOSPENSIONE: 1. della nota U.O.T.E del 30/3/2022 avente ad oggetto il verbale di sopralluogo n. PG/2022/255326 del 30/3/2022 (sopralluogo del 30/1/2022), depositato dal Comune di Napoli innanzi al TAR Campania – Napoli in data 29/11/2022; 2. della nota prot. PG/2022/840757 depositata dal Comune di Napoli innanzi al TAR Campania – Napoli in data 29/11/2022; 3. di ogni ulteriore atto presupposto, connesso e/o conseguenziale comunque lesivo degli interessi della ricorrente.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: ordine di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi relativo a una struttura in ferro e teli plastici realizzata su area demaniale vincolata
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La ricorrente ha impugnato l’ordine comunale di demolizione di una struttura descritta dall’Amministrazione come manufatto in ferro e teli plastici avvolgibili, costituente volume stabile, realizzato in difformità rispetto all’autorizzazione relativa al mero posizionamento di tavoli e sedie sulla piattaforma in concessione e in assenza del parere della Soprintendenza, trattandosi di area sottoposta a vincolo paesaggistico. Ha inoltre chiesto l’accertamento dell’illegittimità del silenzio asseritamente serbato dal Comune su un’istanza di accesso al verbale di sopralluogo e agli atti istruttori. I motivi dedotti contro l’ordine di demolizione hanno riguardato la genericità dell’atto, il difetto di istruttoria e motivazione, la violazione del legittimo affidamento per la preesistenza ultradecennale dell’opera, il travisamento dei fatti e la qualificazione della struttura come mera tenda retrattile rientrante nell’edilizia libera, la mancata comunicazione di avvio del procedimento, l’assenza del presupposto della necessità del parere paesaggistico e l’insussistenza di un nuovo volume. Con motivi aggiunti la ricorrente ha impugnato il verbale di sopralluogo e ulteriori note comunali, riproponendo le censure già dedotte.
La decisione
Il ricorso introduttivo è stato respinto. Quanto all’accesso, il giudice ha rilevato che il Comune aveva trasmesso la documentazione richiesta dopo il pagamento dei diritti, circostanza non contestata, sicché mancava il presupposto dell’inerzia. L’ordine di demolizione è stato ritenuto adeguatamente motivato mediante la descrizione dell’opera e il richiamo al verbale di sopralluogo, dal quale emergevano la difformità rispetto all’autorizzazione rilasciata, l’ancoraggio stabile della struttura e l’assenza del parere della Soprintendenza in area vincolata. Il decorso del tempo non è stato ritenuto idoneo a fondare un legittimo affidamento, poiché l’affidamento tutelabile presuppone atti o rapporti giuridici legittimi e non può derivare dalla mera permanenza di un abuso. La struttura è stata qualificata come manufatto stabile che crea uno spazio chiuso e un nuovo volume, non come semplice pergotenda o tenda retrattile: per tale ragione è stata ritenuta soggetta a titolo autorizzatorio ai sensi dell’art. 3, comma 1, lett. e.5), d.P.R. 380/2001. La mancata comunicazione di avvio del procedimento non ha determinato illegittimità, trattandosi di attività repressiva vincolata, rispetto alla quale la partecipazione non avrebbe potuto condurre a un esito diverso. È stata inoltre respinta la censura relativa all’edilizia libera, poiché tale qualificazione rileva soltanto sul piano urbanistico-edilizio e non esclude la necessità della valutazione paesaggistica quando l’opera incide su un’area sottoposta a vincolo. I motivi aggiunti sono stati dichiarati inammissibili nella parte rivolta contro il verbale di sopralluogo, in quanto atto endoprocedimentale privo di autonoma lesività, e respinti nel resto. Il giudice ha escluso anche l’illegittimità derivata prospettata dalla ricorrente, osservando che il vizio si trasmette dall’atto presupposto a quello consequenziale e non viceversa. Spese compensate per la natura interpretativa delle questioni.
Norme richiamate
artt. 2, 22, 24 e 25 l. 241/1990
La domanda di accesso è infondata quando, prima della decisione, l’Amministrazione abbia trasmesso la documentazione richiesta, venendo meno il presupposto dell’inerzia.
art. 3, comma 1, lett. e.5), d.P.R. 380/2001
L’installazione di manufatti leggeri che creano stabilmente uno spazio chiuso destinato a esigenze non temporanee di un’attività commerciale costituisce intervento di nuova costruzione soggetto a regime autorizzatorio.
art. 87, comma 4-bis, c.p.a.
La causa è stata trattata all’udienza straordinaria di smaltimento dell’arretrato mediante modalità da remoto.
legge n. 1497/1939
Il vincolo paesaggistico gravante sull’area rende necessaria la valutazione dell’autorità tutoria per le opere potenzialmente incidenti sui valori paesaggistici.
D.M. 26 aprile 1966
Il provvedimento richiama il decreto quale fonte del vincolo paesaggistico gravante sull’area interessata dall’intervento.
Massime di principio
- L’ordine di demolizione di un abuso edilizio è un atto vincolato e adeguatamente motivato quando descrive l’opera abusiva e indica le ragioni della sua abusività, senza necessità di una specifica motivazione sull’interesse pubblico concreto e attuale al ripristino della legalità.
- Il mero decorso del tempo non determina un legittimo affidamento sulla conservazione di un’opera abusiva, in assenza di atti amministrativi legittimi idonei a fondare un’aspettativa qualificata e un rapporto giuridico stabile.
- Un manufatto leggero destinato a esigenze commerciali non temporanee, stabilmente ancorato e idoneo a creare uno spazio chiuso o un nuovo volume, non è qualificabile come mera pergotenda o opera di edilizia libera, ma integra un intervento di nuova costruzione soggetto a titolo autorizzatorio.
- La natura eventualmente libera dell’intervento sul piano edilizio e urbanistico non esclude la necessità dell’autorizzazione o della valutazione paesaggistica quando l’opera è realizzata in un’area sottoposta a vincolo e può incidere sui relativi valori tutelati.
- La comunicazione di avvio del procedimento non è necessaria per l’adozione di un ordine di demolizione relativo ad abuso edilizio, trattandosi di attività vincolata e non essendo configurabile, in concreto, un esito alternativo derivante dalla partecipazione del privato.
- Il verbale di sopralluogo è atto endoprocedimentale privo di autonoma lesività e non è immediatamente impugnabile; inoltre, l’illegittimità derivata opera dalla fonte presupposta all’atto consequenziale, non in senso inverso.
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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