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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 49801/2023 del 14/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza del 25/01/2023 che ha revocato la detenzione domiciliare (ai fini dell'art. 58 quater O.P.) in conseguenza della sospensione disposta dal Magistrato di sorveglianza per presunte violazioni delle prescrizioni (segnalazione per occupazione abusiva dell'abitazione in cui era sottoposto alla misura). Il ricorrente denunciava violazione di legge e vizio di motivazione con riferimento all'art. 47 ter, comma 6, O.P., sostenendo che: a) solo violazioni particolarmente incompatibili con le finalità della misura legittimano la revoca; b) non era stata accertata l'occupazione abusiva (D'Anna potrebbe essere vittima di una truffa per contratto di locazione a non domino); c) il divieto di utilizzare abitazioni occupate abusivamente si applicherebbe solo agli arresti domiciliari e non alle misure alternative (divieto di analogia in malam partem); d) contraddittorietà della decisione rispetto al precedente provvedimento che aveva riconosciuto 45 giorni di liberazione anticipata per lo stesso periodo; e) irregolarità nelle annotazioni sugli orari di accesso al pronto soccorso e duplicazione sanzionatoria.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha ritenuto corretta la pronuncia del Tribunale di Sorveglianza che, dopo la sospensione della detenzione domiciliare per accertate violazioni, ha disposto la revoca formale e ne ha dichiarato la rilevanza ai sensi dell'art. 58 quater O.P., nonostante la successiva scarcerazione per fine pena (24/01/2023). Il Collegio ha escluso la tesi secondo cui il divieto di utilizzare abitazioni occupate abusivamente non si estenderebbe alle misure alternative, richiamando il combinato disposto dell'art. 284, comma 1-ter, cod. proc. pen. e dell'art. 47 ter, comma 4, O.P. Ha inoltre rilevato l'assenza di interesse concreto del ricorrente a censurare i periodi di liberazione anticipata dopo l'avvenuta completa espiazione della pena (revoca operando ex nunc). Per questi motivi il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di Euro 3.000 alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 47 ter Ordinamento Penitenziario

    Il giudice ha valutato le violazioni delle prescrizioni previste per la detenzione domiciliare ex art. 47 ter, ritenendo legittima la revoca della misura in presenza di condotte incompatibili con le prescrizioni imposte

  • art. 58 quater Ordinamento Penitenziario

    La revoca formale della detenzione domiciliare è stata dichiarata rilevante anche dopo la scarcerazione, ai fini della pronuncia prevista dall'art. 58 quater (valore della revoca nei registri/effetti formali)

  • art. 284, comma 1-ter, cod. proc. pen.

    Richiamato insieme all'art. 47 ter per affermare che l'assenza di un'abitazione idonea (es. immobile abusivamente occupato) è ostativa all'ammissione o al mantenimento della misura domiciliare esecutiva

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma invocata per la condanna del ricorrente al pagamento di una somma alla cassa delle ammende a seguito dell'inammissibilità del ricorso

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 186 del 2000

    Richiamata per sostenere che non è stata dimostrata l'assenza di profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità; giustifica l'applicazione delle sanzioni processuali pecuniarie

  • Cass. Sez. 1, n. 50481/2019 (Frisari, Rv. 277825)

    Giurisprudenza citata per affermare che la revoca della misura opera ex nunc e che, se la pena è già stata completamente espia- ta, manca interesse concreto a censurare alcuni effetti della misura precedente

Massime di principio

  • La revoca formale di una misura alternativa può essere disposta anche se, nel frattempo, il condannato è stato scarcerato per avvenuta espiazione della pena; tale revoca è rilevante ai fini formali e opera ex nunc, e non crea di per sé un'aggravazione retroattiva che fondi un danno risarcibile se la pena è già stata espiata
  • Il divieto di fare uso di un'abitazione abusivamente occupata si applica anche alle misure alternative di detenzione domiciliare, in base al combinato disposto di art. 284 c.p.p. (comma 1-ter) e art. 47 ter O.P.; pertanto l'accertata occupazione abusiva può ostare alla concessione o al mantenimento della misura
  • Per contestare validamente la revoca o la sospensione di una misura alternativa il ricorrente deve fornire elementi probatori convincenti sull'inesistenza della violazione (ad es. prova della buona fede o di essere vittima di una truffa contrattuale); mere supposizioni non sono sufficienti
  • Se il ricorrente è ormai libero perché ha terminato l'espiazione, molte censure relative a periodi esecutivi antecedenti possono risultare prive di interesse concreto e quindi inammissibili
  • La sanzione amministrativa o la negazione di benefici (es. negazione di ulteriore liberazione anticipata) e la successiva revoca della misura possono coesistere senza che ciò configuri necessariamente una duplicazione illegittima di sanzioni, salvo prova del danno concreto e dell'illegittimità
  • I ricorsi manifestamente infondati o inammissibili possono comportare condanne alle spese e all'obbligo di versamenti alla cassa delle ammende (art. 616 c.p.p.); il difensore deve valutare il concreto interesse e la fondatezza per evitare sanzioni

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