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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34661/2024 del 13/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato la misura cautelare dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per il reato di usura. Il ricorrente censurava: (i) carenza e genericità della motivazione sulle esigenze cautelari, con difficile specificazione delle esigenze concretamente sussistenti e richiamo a precedenti risalenti; (ii) insufficiente gravità del quadro indiziario, sostenendo che non sarebbe dimostrato l'incasso di somme superiori al prestito e che il presunto offeso era legato da rapporto amicale al ricorrente.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le doglianze del ricorrente si risolvessero in una rivalutazione del materiale probatorio, attività non consentita in sede di legittimità, e che il Tribunale avesse effettuato una valutazione articolata della gravità della condotta e della personalità del ricorrente, ritenendolo inserito in un contesto delinquenziale e incline a nuovi reati. Sul piano probatorio il Tribunale aveva ritenuto dimostrata la pattuizione di interessi usurari (es.: erogazione di 5.000 euro e percezione di 2.800 euro di interessi) e aveva valorizzato il rinvenimento della carta del reddito di cittadinanza della vittima nella disponibilità del ricorrente. Conseguentemente, oltre al rigetto del ricorso, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • D.L. n. 137/2020, art. 23, comma 8

    udito il contraddittorio scritto ai sensi dell'art. 23, comma 8, del d.l. n. 137 del 2020

    La procedura si è svolta con contraddittorio scritto previsto dalla norma; nessun vizio procedurale segnalato relativo alla modalità di celebrazione del procedimento.

  • Codice di procedura penale, art. 616

    Prevede la conseguenza processuale dell'inammissibilità del ricorso in cassazione, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende; la Corte ha applicato tale disposizione determinando equitativamente la somma in euro 3.000.

Massime di principio

  • La Suprema Corte in tema di impugnazioni cautelari non entra nel merito della rivalutazione completa delle prove: gli apprezzamenti sulla qualità e sufficienza degli indizi sono sindacabili solo se emergono vizi logici manifesti o violazioni di legge.
  • Per confermare misure cautelari personali il giudice valuta la gravità della condotta, la personalità dell'indagato e il rischio di reiterazione del reato; motivazioni generiche sulla necessità cautelare non sono sufficienti ma devono risultare da una valutazione articolata e specifica.
  • Le censure che consistono nella mera richiesta di rivalutazione degli elementi probatori non superano la soglia di ammissibilità della cassazione ove non indichino errori logico-giuridici evidenti nel percorso motivazionale del giudice a quo.
  • Nelle ipotesi di usura, la dimostrazione indiziaria può fondarsi sulla discrepanza tra somma erogata e somme restituite/pretese a titolo di interesse, nonché su circostanze che evidenziano lo sfruttamento dello stato di necessità della vittima (es. disposizione nella disponibilità del presunto autore di strumenti o carte della vittima).
  • In caso di inammissibilità del ricorso in Cassazione il ricorrente può essere condannato alle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; l'importo è determinato equitativamente dalla Corte.

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