Sentenza n. 2450/2026 - Catania, Sezione 5
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego di autorizzazione paesaggistico-culturale espresso dalla Soprintendenza in conferenza di servizi sul progetto di complesso turistico alberghiero in variante urbanistica
Esito
Favorevole al resistente (amministrazione tutoria)
Prevale l’amministrazione
La controversia
L’impresa ha impugnato il diniego di autorizzazione adottato dalla Soprintendenza nell’ambito della conferenza di servizi indetta dal SUAP comunale per l’approvazione, mediante variante urbanistica ai sensi dell’art. 8 d.P.R. 160/2010, di un progetto finalizzato alla realizzazione di un complesso turistico alberghiero. Nelle more del giudizio, la Soprintendenza ha fornito indicazioni in riscontro alle osservazioni procedimentali dell’impresa. La ricorrente ha quindi predisposto e depositato una variante progettuale da sottoporre all’esame dell’amministrazione in una seconda conferenza di servizi. All’udienza pubblica ha dichiarato di voler rinunciare al ricorso in considerazione dell’esito della nuova conferenza di servizi, chiedendo la compensazione delle spese.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. Ha ritenuto che la dichiarazione resa in udienza, pur non costituendo una rinuncia formale al ricorso conforme ai requisiti dell’art. 84 c.p.a. e non potendo quindi determinare l’estinzione del giudizio ai sensi dell’art. 35, comma 2, lett. c), c.p.a., costituisse un argomento di prova sufficiente a dimostrare il venir meno dell’interesse alla decisione, ai sensi dell’art. 84, comma 4, c.p.a. Le spese sono state compensate, poiché la richiesta della ricorrente non è stata contestata dall’amministrazione.
Norme richiamate
art. 8 d.P.R. 160/2010
Richiamato quale base normativa della variante urbanistica connessa al progetto presentato tramite SUAP; non è stato necessario esaminarne nel merito l’applicazione.
art. 84 c.p.a.
La rinuncia non formalizzata secondo i requisiti previsti dalla norma non determina l’estinzione, ma la dichiarazione resa può costituire argomento di prova del venir meno dell’interesse alla decisione ai sensi del comma 4.
art. 35, comma 2, lett. c), c.p.a.
L’estinzione del giudizio per rinuncia richiede una rinuncia formalmente valida; in sua assenza il giudizio è stato dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse.
Massime di principio
- La dichiarazione di rinuncia al ricorso resa in udienza, quando non presenti i requisiti formali previsti dall’art. 84 c.p.a., non determina l’estinzione del giudizio, ma può costituire un argomento di prova del sopravvenuto venir meno dell’interesse alla decisione e fondare una pronuncia di improcedibilità.
- La sopravvenuta carenza di interesse può essere dichiarata quando il comportamento processuale della parte ricorrente, valutato insieme agli sviluppi dell’azione amministrativa, dimostri che essa non ha più interesse concreto e attuale all’esame dell’impugnazione.
- In assenza di opposizione dell’amministrazione, le spese di giudizio possono essere compensate quando la parte ricorrente lo richieda e le circostanze processuali giustifichino tale regolazione.
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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