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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32061/2024 del 06/08/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Milano che aveva confermato la condanna di Valdero Rigoni per bancarotta fraudolenta patrimoniale e bancarotta preferenziale (capo A-G) in relazione alla gestione della Shernon Holding s.r.l. Le censure (otto motivi) contestavano, tra l'altro: la qualificazione come distrattivi di pagamenti di €420.000 a favore di RGS Marketing (asserita caparra per acquisto ramo d'azienda), rimborsi spese a favore di RGS Marketing, un'operazione di compensazione di crediti/debiti connessa a RGS e A.S., la restituzione di €27.000 asseritamente reintegrata, l'esistenza di bancarotta preferenziale per pagamenti a società riconducibili a familiari o correlate, la congruità dei compensi percepiti dall'imputato, la mancanza di motivazione sulla provvisionale alla parte civile e la mancata valutazione delle circostanze attenuanti generiche.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso in tutti i suoi punti. Ha ritenuto infondati o inammissibili i vari motivi: la decisione di merito è stata considerata adeguatamente motivata richiamando molteplici "indici di fraudolenza" (situazione patrimoniale precaria della Shernon, cointeressenze dell'amministratore con RGS, sproporzione tra utile ottenuto e valore del ramo d'azienda, mancanza di documentazione giustificativa dei rimborsi, inesigibilità dei crediti trasferiti, mancata notifica delle cessioni, mancata prova della reintegrazione prima della dichiarazione di fallimento, e violazione della par condicio creditorum nei pagamenti preferenziali). La Corte ha inoltre richiamato l'onere a carico dell'amministratore di dimostrare la destinazione dei beni e la reintegrazione tempestiva. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa della parte civile, pari a complessivi euro 6.000.

Norme richiamate

  • art. 216 Legge fallimentare

    norma che disciplina la bancarotta fraudolenta patrimoniale; la Corte l'ha invocata per ritenere integrati gli indici di distrazione del patrimonio e la lesione della garanzia creditoria

  • art. 223 Legge fallimentare

    norma del codice fallimentare richiamata in connessione alle fattispecie di bancarotta preferenziale e disposizioni complementari; utilizzata nel quadro delle imputazioni

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    regola formale richiamata per la enunciazione dei motivi di ricorso per cassazione (limiti di esposizione dei motivi)

  • art. 438 cod. proc. pen.

    norma procedurale richiamata in relazione all'onere di prova e alle questioni temporali delle restituzioni e delle prove documentali

  • art. 442 cod. proc. pen.

    norma sul giudizio abbreviato e valutazione delle prove; invocata dalla difesa e valutata dalla Corte in ordine alla prova della data di reintegrazione

  • art. 530 cod. proc. pen.

    richiamato il principio del "dubbio ragionevole": la Corte ha precisato che il dubbio deve essere fondato su elementi processuali concreti e non su mere ipotesi astratte

  • art. 616 cod. proc. pen.

    norma che consente la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso; applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese

Massime di principio

  • In caso di fallimento l'amministratore ha l'onere di dimostrare la destinazione dei beni e dei corrispettivi: la mancanza di documentazione rende plausibile la conclusione di distrazione patrimoniale.
  • Pagamenti e operazioni verso società collegate o controllate dall'amministratore (cointeressenze) sono indizi forti di fraudolenza e devono essere giustificati con prove specifiche e documentali.
  • La prova della "riparazione" (reintegro) richiede la dimostrazione che la reintegrazione sia avvenuta prima della dichiarazione di fallimento; deduzioni generiche non sono sufficienti.
  • Per ritenere lecita un'operazione di compensazione tra crediti e debiti è necessario che i crediti siano effettivamente esigibili e liquidi; l'inesigibilità del credito ceduto è indice di pregiudizio per la massa creditoria.
  • Le censure generiche o il mancato confronto critico con la motivazione di merito comportano l'inammissibilità o il rigetto del ricorso per cassazione.
  • La mancata notifica della cessione del credito al debitore ceduto può compromettere la liceità dell'operazione e suggerire finalità elusive o distrattive.
  • I giudici non sono tenuti a esaminare tutti gli elementi favorevoli proposti dalla difesa se hanno motivato il rifiuto delle attenuanti generiche sui profili ritenuti decisivi (precedenti, assenza di elementi positivi).

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