Sentenza n. 2069/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 2
per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per la Calabria, sezione staccata di Reggio Calabria, 6 ottobre 2022, n. 642, resa tra le parti.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Sentenza del TAR Calabria, sezione staccata di Reggio Calabria, che aveva annullato l’ordinanza comunale di demolizione e l’annullamento d’ufficio dell’autorizzazione paesaggistica in sanatoria
Esito
Favorevole al resistente (promissaria acquirente)
Prevale il privato
La controversia
La controversia riguardava l’impugnazione, da parte della promissaria acquirente di un’unità immobiliare, dell’ordinanza comunale di demolizione di opere di manutenzione straordinaria e del provvedimento della Soprintendenza che aveva annullato d’ufficio l’autorizzazione paesaggistica in sanatoria precedentemente rilasciata. Il TAR aveva accolto il ricorso, ritenendo che la ricorrente fosse legittimata a richiedere il titolo paesaggistico in ragione del possesso qualificato dell’immobile, nonostante la riserva di proprietà contenuta nell’atto di vendita. Gli eredi del promittente venditore hanno appellato la sentenza sostenendo che il contratto non attribuisse alla promissaria acquirente un possesso qualificante e che, pertanto, ella non fosse legittimata a presentare domande per il rilascio di titoli autorizzativi ai sensi del d.lgs. n. 42 del 2004. In rito, è stata rilevata l’inammissibilità dell’appello perché il difensore degli appellanti non risultava iscritto all’Albo speciale per le giurisdizioni superiori. La censura è stata comunque esaminata anche nel merito.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha dichiarato l’appello inammissibile per la mancata iscrizione del difensore degli appellanti all’Albo speciale per le giurisdizioni superiori, ai sensi della disciplina processuale applicabile. Il Collegio ha aggiunto che l’appello sarebbe stato comunque infondato. La legittimazione a richiedere un titolo edilizio o paesaggistico non spetta soltanto al proprietario, ma a chiunque disponga legittimamente dell’area o dell’immobile sulla base di una relazione qualificata, reale o obbligatoria, purché quest’ultima sia assistita dal consenso del proprietario. Nel caso concreto, il contratto prevedeva il consenso scritto del venditore ai lavori di ristrutturazione, con riferimento a uno specifico progetto professionale, e i lavori erano stati concretamente avviati e ultimati. Tali elementi dimostravano il possesso qualificato e il consenso del proprietario alle opere. L’amministrazione, nel rilascio dei titoli, deve compiere soltanto gli accertamenti necessari sui requisiti soggettivi del richiedente e non può risolvere controversie civilistiche sulla proprietà o sull’interpretazione del contratto tra privati. Eventuali illeciti civili restano impregiudicati e devono essere fatti valere nei rapporti interprivati. Le spese del grado sono state compensate in ragione della peculiarità della vicenda e del contenuto della difesa comunale.
Norme richiamate
art. 72-bis c.p.a.
Consente la definizione immediata del giudizio in rito quando emergano elementi evidenti di inammissibilità; nel caso concreto il Collegio ha utilizzato tale modalità dopo aver rilevato la mancata iscrizione del difensore degli appellanti all’Albo speciale per le giurisdizioni superiori.
art. 35, comma 1, c.p.a.
Richiamato quale base processuale della pronuncia definitoria.
art. 38 c.p.a.
Richiamato insieme all’art. 35 c.p.a. nell’ambito della definizione del giudizio.
art. 11, comma 1, d.P.R. 380/2001
La nozione di soggetto legittimato a richiedere il permesso di costruire è ampia e comprende non solo il proprietario, ma chiunque abbia titolo in forza di una relazione qualificata con il bene, anche obbligatoria, purché assistita dal consenso del proprietario; il principio è stato esteso dal Collegio anche al titolo paesaggistico.
art. 31 d.lgs. 42/2004
Richiamato nel giudizio di primo grado con riferimento alla situazione soggettiva idonea a fondare la richiesta del titolo paesaggistico.
Massime di principio
- La legittimazione a richiedere un titolo edilizio o paesaggistico non è riservata al proprietario, ma spetta a chiunque dimostri una relazione qualificata con il bene, anche di natura obbligatoria, purché disponga del consenso del proprietario quando tale relazione non attribuisca autonomamente il potere di intervento.
- Il consenso del proprietario ai lavori può risultare dal contenuto del contratto e dalle condotte successive, inclusi il riferimento a uno specifico progetto edilizio e l’effettivo avvio e completamento delle opere.
- Nel procedimento di rilascio dei titoli edilizi e paesaggistici l’amministrazione deve limitarsi agli accertamenti necessari sulla legittimazione del richiedente e non può dirimere controversie civilistiche relative alla proprietà, al possesso o all’interpretazione di clausole contrattuali tra privati.
- La legittimità amministrativa del titolo rilasciato sulla base di una relazione qualificata con il bene non pregiudica la possibilità che la condotta del beneficiario integri un illecito civile nei rapporti con altri soggetti privati.
- L’appello davanti al Consiglio di Stato è inammissibile quando la parte sia assistita da un difensore non iscritto all’Albo speciale per le giurisdizioni superiori.
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