Cassazione Penale, Sentenza n. 32343/2023 del 26/07/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Pancaro ha chiesto la riparazione per ingiusta detenzione in relazione ai periodi di custodia cautelare dall'8/7/2013 al 18/9/2015 e dal 18/9/2015 al 18/10/2016 per i reati indicati nei capi 8 e 21. Il Tribunale di Paola lo aveva condannato per il capo 8 e assolto per il capo 21; la Corte d'appello lo ha poi assolto anche per il capo 8. La Corte di appello ha però rigettato la domanda di riparazione ritenendo che il comportamento del Pancaro avesse carattere di colpa grave o avesse concorso a dare causa alla detenzione, richiamando elementi quali un colloquio con il Propato dopo un attentato all'agenzia immobiliare di quest'ultimo, contatti e contributi episodici con esponenti della criminalita organizzata e la presenza a un colloquio potenzialmente intimidatorio, ritenuti sintomatici di fiancheggiamento. Pancaro ha proposto ricorso per Cassazione censurando la motivazione della Corte di appello come generica, non specifica e basata su valutazioni congetturali, senza indicare con chiarezza la causalita tra le condotte ascritte e l'adozione della misura cautelare.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha rilevato che la Corte d'appello non ha fornito una motivazione adeguata e congrua che specifichi le condotte addebitate e la loro incidenza causale sulla decisione cautelare; le risultanze indicate risultano descritte in termini generici e privi del necessario approfondimento sul contesto e sul nesso causale. Perciò l'ordinanza impugnata e stata annullata e la causa rinviata alla Corte d'appello di Catanzaro per un nuovo esame dell'istanza riparatoria, con l'ordine di valutare in modo autonomo e completo il comportamento del Pancaro sia anteriormente che successivamente all'adozione della misura, applicando i principi di diritto richiamati nella decisione. Non e stata decisa l'effettiva spettanza dell'indennizzo, ma si e ordinato un nuovo esame motivato.
Norme richiamate
art. 314 cod. proc. pen.
Individua la condizione ostativa al diritto alla riparazione per ingiusta detenzione quando l'interessato abbia dato causa alla custodia cautelare con dolo o colpa grave; la Corte richiede motivazione specifica sull'addebitabilita e sull'incidenza causale delle condotte.
art. 43 cod. pen.
Fornisce la nozione di colpa rilevante ai fini dell'art. 314: la colpa come imputabilita per negligenza, imprudenza o imperizia che, se macroscopica, puo escludere il diritto alla riparazione.
artt. 273 e 280 cod. proc. pen.
Norme richiamate in rapporto alla sussistenza dei requisiti per l'adozione della custodia cautelare; la Cassazione distingue i casi in cui l'insussistenza sia dovuta a diversa valutazione degli stessi elementi rispetto a quelli in possesso dell'autorita cautelare.
Massime di principio
- Per negare la riparazione per ingiusta detenzione occorre motivare specificamente quali condotte dell'interessato, anteriori o successive alla misura o alla conoscenza del procedimento, abbiano avuto carattere di dolo o di colpa grave e come esse abbiano inciso causalmente sull'adozione della misura.
- Valutazioni generiche, indizi non contestualizzati o affermazioni di contiguita senza ricostruzione puntuale non sono sufficienti a escludere il diritto all'indennizzo.
- Il giudice della riparazione opera un autonomo e completo esame del materiale probatorio con parametro civilistico della responsabilita, diverso dall'accertamento penale della colpevolezza, e puo ritenere ostativa la condotta anche se non costituisce reato, se mostra macroscopica negligenza che abbia ragionevolmente indotto l'intervento dell'autorita giudiziaria.
- La sussistenza dell'insussistenza originaria dei requisiti di custodia cautelare (artt. 273 e 280) non esclude comunque l'operativita della causa ostativa se emerge che l'imputato ha concorso, con dolo o colpa grave, a determinare la misura.
- In caso di motivazione insufficiente il rimedio e l'annullamento con rinvio per un nuovo esame motivato; la decisione di merito deve descrivere il contesto, i comportamenti specifici e il nesso causale con la misura per poter essere valutata in Cassazione.
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