Cassazione Penale, Sentenza n. 14410/2024 del 09/04/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il Procuratore ha impugnato la sentenza del Giudice di Pace che aveva assolto De Fazio dal reato di minaccia. Si osserva che il motivo unico del ricorso deduce l'erronea valutazione, da parte del giudice di merito, della valenza intimidatoria delle frasi pronunciate dall'imputato, con particolare riferimento al momento in cui furono proferite (quando De Fazio era già a conoscenza dell'arrivo dei Carabinieri), circostanza che secondo il ricorrente dimostrerebbe l'intento intimidatorio.
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che il Giudice di Pace avesse motivato in modo logico e coerente: alcune espressioni erano considerate intrinsecamente prive di valenza intimidatoria (es. l'accusa di corruzione rivolta alla dott.ssa De Nozza) e le restanti, contestualizzate nel fatto che l'imputato sapeva dell'arrivo delle forze dell'ordine, apparivano come espressione dell'intento di "chiarire fuori" la vicenda, anche alla presenza dei Carabinieri. Il ricorso si limitava a una diversa valutazione delle risultanze probatorie, materia riservata al giudice di merito; inoltre mancava l'indicazione puntuale della prova eventualmente travisata e della sua decisività, richieste per la censura in sede di legittimità.
Massime di principio
- Il sindacato in Cassazione sulla valutazione delle prove è limitato alla verifica della congruità e logicità della motivazione del giudice di merito; non è ammessa una semplice diversa rivalutazione dei fatti.
- Per contestare in sede di legittimità un presunto travisamento probatorio è necessario indicare esattamente la prova che si ritiene travisata, dimostrarne la decisività e, se possibile, produrla; la mancanza di tali indicazioni rende la doglianza inammissibile.
- La valenza intimidatoria di un'espressione va valutata nel suo contesto fattuale: momento della pronuncia, comportamento dell'autore, presenza di terzi o delle forze dell'ordine possono mutare l'interpretazione.
- Accuse di corruzione o insulti non sono automaticamente qualificabili come minacce; occorre dimostrare l'intento intimidatorio e la capacità di incutere timore rilevante ai fini penali.
- Nella formulazione del ricorso è essenziale dimostrare l'illogicità o la contraddittorietà della motivazione del giudice di merito, non limitarsi a esporre un diverso convincimento probatorio.
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