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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 140/2023 del 05/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del 24/03/2022 del Tribunale del riesame, che aveva confermato la custodia cautelare in carcere disposta dal GIP di Vibo Valentia nei confronti di Colaci e di Mancuso per il reato provvisorio di tentato omicidio aggravato. La difesa contestava: la qualificazione dei fatti come tentato omicidio (insufficiente idoneità e non equivocità degli atti), l'assenza del dolo nella forma del dolo alternativo (sostenendo la sola volontà di cagionare lesioni), il mancato riconoscimento della desistenza volontaria e la carenza della motivazione circa le esigenze cautelari e l'adeguatezza della misura (sosteneva che non vi fossero elementi concreti e attuali di pericolo di reiterazione e che gli arresti domiciliari sarebbero stati adeguati).

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso e confermato l'ordinanza impugnata. Ha ritenuto che il Tribunale avesse correttamente applicato i principi di diritto consolidati: valutazione ex ante/ex post dell'idoneità degli atti a cagionare la morte, rilevanza della sede delle ferite, della capacità offensiva dell'arma, della reiterazione dei fendenti, dell'estrazione a freddo del coltello e del comportamento successivo (completo disinteresse per le sorti della vittima) per desumere l'animus necandi anche nella forma del dolo alternativo. Ha inoltre escluso la desistenza volontaria, ritenendo che il meccanismo causale idoneo a produrre l'evento fosse già stato avviato; e ha ritenuto legittima e adeguata la misura della custodia in carcere come necessaria a fronte del pericolo concreto e attuale di reiterazione, motivando specificamente l'inidoneità degli arresti domiciliari. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e il provvedimento sarà trasmesso al direttore dell'istituto penitenziario.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Riferimento alla competenza e alla procedura di riesame in sede di Tribunale del riesame per le misure cautelari

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    Norma richiamata dalla difesa per i motivi di cassazione relativi ai vizi di motivazione; la Corte valuta la conformità della motivazione ai principi di diritto

  • art. 56 cod. pen.

    Richiamato in relazione ai requisiti di idoneità e non equivocità degli atti per la configurazione del tentativo

  • art. 274, lett. c) cod. proc. pen.

    Criteri per le esigenze cautelari: il pericolo di commettere altri delitti deve essere concreto e attuale; la Corte ha ritenuto che sussistessero tali requisiti nel caso concreto

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che dispone la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Norma richiamata per la trasmissione del provvedimento al direttore dell'istituto penitenziario

  • Giurisprudenza della Cassazione (diversi precedenti richiamati: es. Sez. 1 n.11928/2018, Sez.2 n.36311/2019, ecc.)

    Principi utili: distinzione tra lesioni e tentato omicidio valutando sede colpita, arma e modalità; accertamento ex ante dell'idoneità degli atti con giudizio prognostico; compatibilità del dolo alternativo con il tentativo; criteri sul riconoscimento della desistenza volontaria e sulle esigenze cautelari (concretezza e attualità del pericolo)

Massime di principio

  • Per distinguere lesioni personali da tentato omicidio il giudice valuta la potenzialità offensiva dell'azione ex ante, considerando la zona corporea colpita, l'arma impiegata e le modalità dell'azione; non è decisiva la successiva entità delle lesioni ma la previsione che l'agente poteva e tendeva a causare la morte.
  • Il dolo alternativo (volere indifferentemente due eventi alternativi, inclusa la morte) è compatibile con la figura del tentativo e può essere desunto da elementi esterni come l'estrazione dell'arma, la reiterazione dei colpi e l'assenza di comportamento di soccorso.
  • L'accertamento dell'idoneità degli atti nello stato concreto di fatto va fatto con una prognosi ex ante rispetto alla situazione che si presentava all'agente al momento dell'azione; elementi successivi sulla salute della vittima non escludono di per sé l'idoneità originaria.
  • La desistenza volontaria è riconoscibile solo se l'autore interrompe l'azione prima che siano stati compiuti gli atti idonei a dar luogo al processo causale dell'evento: se tale processo è già avviato la desistenza non opera.
  • Nella valutazione delle esigenze cautelari l'autorità deve provare che il pericolo di reiterazione sia concreto e attuale: ciò si desume anche dalla personalità e dalle modalità del fatto commesso; la mera astrazione della pericolosità non è sufficiente, serve motivazione concreta e specifica.
  • Gli arresti domiciliari possono essere ritenuti inidonei quando, per ragioni concrete legate alla personalità dell'indagato o alle modalità del fatto, sussista un fondato rischio che l'indagato riprenda contatti o reiteri comportamenti delittuosi; spetta al giudice motivare l'impossibilità di misure meno afflittive.
  • In sede di legittimità non è consentito riformare la valutazione probatoria del merito proponendo una ricostruzione alternativa dei fatti se il giudice del merito ha fornito motivazione logica e coerente che abbia considerato gli elementi essenziali.

Testo integrale

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