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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11798/2024 del 20/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza di riesame che ha confermato i sequestri preventivi su fabbricati e terreni a lui intestati, deducendo la mancanza o l'apparenza della motivazione circa il fumus commissi delicti relativo ai reati contestati (concorso esterno in associazione mafiosa e trasferimento fraudolento di valori aggravato). Sostiene che il Tribunale si sia limitato a trasporre intercettazioni senza argomentare sul profitto derivato alla cosca e sulla riconducibilità dei beni al clan; che alcune conversazioni dimostrerebbero che era vittima di vessazioni e non un imprenditore colluso; che non sarebbe emerso il carattere elusivo delle operazioni; e che manca la motivazione circa il periculum in mora, posto che avrebbe inteso vendere i beni a prezzo di mercato e non di utilizzarli per ulteriori reati o per aggravare quelli contestati.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il motivo proposto sia, nella sostanza, una contestazione della valutazione motivazionale del Tribunale e non una violazione di legge: il ricorso per cassazione contro ordinanze di riesame è ammesso solo per violazione di legge (art. 325 c.p.p.) e non per vizi logici della motivazione salvo che quest'ultima sia del tutto mancante o priva dei requisiti minimi (principio richiamato dalla giurisprudenza, es. Sez.U. Ivanov). La Corte ha ritenuto che l'ordinanza impugnata fornisca ampia motivazione sia sulla configurabilità astratta dei reati (intercettazioni e elementi indiziari che disegnano un ruolo di prestanome e l'esecuzione di direttive del clan Mancuso) sia sulle esigenze cautelari, anche in funzione di possibile confisca per evitare il perdurare di arricchimenti illeciti. Conseguentemente il ricorrente è condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 325 c.p.p., comma 1

    art. 325, comma 1, Codice di procedura penale

    Stabilisce che il ricorso per cassazione contro le ordinanze emesse in sede di riesame avverso provvedimenti impositivi di misure cautelari reali è ammesso solo per violazione di legge; la Corte richiama tale limite per escludere il sindacato sui meri vizi di valutazione motivazionale.

  • art. 606 c.p.p., comma 1, lett. e)

    art. 606, comma 1, lettera e), Codice di procedura penale

    Indica i motivi di ricorso per cassazione; la Corte sottolinea che i vizi logici della motivazione non rientrano in tale rimedio ordinario salvo casi estremi.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. U. n.25932/2008, 'Ivanov')

    Definisce il caso eccezionale in cui una motivazione può essere considerata tale da integrare vizio di diritto: quando l'apparato argomentativo è del tutto mancante o privo dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza, rendendo incomprensibile l'itinerario logico del giudice.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione avverso ordinanze di riesame su misure reali è ammesso principalmente per violazione di legge; non è luogo per rimettere in discussione valutazioni probatorie o logiche della motivazione a meno che questa non sia del tutto assente o incomprensibile.
  • Per contestare in Cassazione la valutazione di fumus commissi delicti o del periculum in mora occorre indicare specifici errori di diritto o di procedimento, o dimostrare che la motivazione manca dei requisiti minimi secondo il principio Ivanov; non basta esporre una valutazione contraria dei fatti o intercettazioni alternative.
  • Quando il sequestro preventivo è disposto anche con finalità di confisca, il giudice può mantenere il vincolo sui beni ritenuti funzionali a garantire vantaggi economici al sodalizio mafioso; elementi come rapporti di prestanome, direttive da esponenti di clan e gestione 'pilotata' della struttura possono giustificare il fumus.
  • Impugnazioni generiche che si limitano a contestare la fondatezza degli indizi senza inquadrare un vizio di diritto rischiano l'inammissibilità e relative sanzioni; il ricorrente dovrebbe focalizzarsi su errori normativi, lacune logiche manifeste o profili procedurali specifici.
  • Pratica consigliata: in ipotesi simili, documentare puntualmente perché la motivazione sia incomprensibile o contraddittoria (citando passaggi specifici), indicare eventuali violazioni di norme procedurali, e produrre elementi nuovi o errori procedurali evidenti anziché sole valutazioni alternative dei fatti.

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