Sentenza n. 1424/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 3
per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia (Sezione Prima) n. 00601/2023, resa tra le parti;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Ordinanza comunale che, accertata l'inottemperanza all'ordine di demolizione, irrogava la sanzione pecuniaria e preannunciava l'acquisizione gratuita dell'area al patrimonio comunale, nonché atti endoprocedimentali relativi alla progettazione del ripristino
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La società proprietaria aveva acquistato nel 2015 un'area pertinenziale a un capannone sulla quale la precedente proprietaria aveva realizzato opere abusive, consistenti in pavimentazioni, depositi di materiali e attrezzature, muri e un serbatoio di carburante. Il Comune aveva intimato alla società proprietaria e alla precedente proprietaria la demolizione degli abusi con ordinanza non impugnata. Accertata l'inottemperanza, il Comune aveva irrogato alla precedente proprietaria la sanzione pecuniaria prevista dall'art. 31, comma 4-bis, d.P.R. n. 380/2001 e aveva preannunciato l'adozione dell'atto di accertamento dell'inottemperanza e di acquisizione gratuita dell'area al patrimonio comunale. La proprietaria aveva impugnato tale atto, sostenendo, tra l'altro, che l'interesse a ricorrere fosse sorto soltanto con la prospettata acquisizione, di non essere responsabile della realizzazione degli abusi, di essere stata privata del possesso dell'area dalla precedente proprietaria e di essersi comunque attivata per recuperarla, che il TAR avesse deciso su poteri amministrativi non ancora esercitati, che fosse illegittima l'estensione dell'acquisizione all'area ulteriore e che fossero erroneamente dichiarati inammissibili i motivi aggiunti contro gli atti relativi alla progettazione del ripristino. In appello ha dedotto violazione dell'art. 112 c.p.c. per omessa pronuncia, erroneità della ricostruzione fattuale, violazione dell'art. 34 c.p.a. e erroneità della declaratoria di inammissibilità dei motivi aggiunti.
La decisione
L'appello è stato respinto. Il Consiglio di Stato ha confermato che l'ordinanza di demolizione era immediatamente lesiva anche nei confronti della proprietaria, in quanto destinataria dell'ordine, e doveva quindi essere impugnata nel termine decorrente dalla sua notificazione; non era possibile attendere la successiva prospettazione dell'acquisizione. La mera estraneità del proprietario alla realizzazione dell'abuso non lo qualifica automaticamente come proprietario incolpevole. Il proprietario destinatario dell'ordine deve attivarsi concretamente, anche per ottenere la disponibilità dell'area eventualmente occupata da terzi, così da poter procedere alla demolizione. Nel caso concreto non è stata provata un'esclusione della proprietaria dal possesso dell'area né un'attività concreta sufficiente a rendere impossibile l'ottemperanza. L'acquisizione dell'area di sedime consegue ipso iure alla scadenza del termine per demolire, sicché non occorre attendere l'adozione dell'atto formale di acquisizione per valutare la legittimità degli effetti già prodotti. È stata ritenuta infondata la censura relativa all'area ulteriore, poiché l'ordinanza aveva quantificato in 450 mq l'area di sedime occupata dai manufatti e si era limitata a rinviare a un successivo provvedimento l'individuazione esatta dell'area acquisibile, richiamando l'art. 31, commi 3 e 4, d.P.R. n. 380/2001. I motivi aggiunti sono stati correttamente dichiarati inammissibili, poiché rivolti contro atti endoprocedimentali privi di autonoma lesività; inoltre, l'ordinanza impugnata non aveva identificato alcuna ulteriore area, ma aveva natura ricognitiva dell'acquisto già verificatosi ex lege. L'appellante è stata condannata alle spese del grado, liquidate in 4.000 euro oltre accessori.
Norme richiamate
art. 31 d.P.R. n. 380/2001
La regola della acquisizione di diritto con la scadenza del termine di 90 giorni si applica nei confronti di tutti coloro che siano stati destinatari dell’ordinanza di demolizione
L'acquisizione gratuita dell'area di sedime consegue ipso iure alla scadenza del termine assegnato per la demolizione e opera anche nei confronti del proprietario non responsabile della realizzazione dell'abuso, salvo che questi dimostri la non imputabilità dell'inottemperanza. L'atto successivo di acquisizione ha natura dichiarativa e ricognitiva del trasferimento già verificatosi; solo l'eventuale individuazione per la prima volta di un'area ulteriore può avere natura parzialmente costitutiva.
art. 31, comma 3, d.P.R. n. 380/2001
L’atto di acquisizione del bene al patrimonio comunale ... ha natura dichiarativa e comporta ... l’acquisto ipso iure del bene identificato nell’ordinanza di demolizione alla scadenza del termine di 90 giorni
L'atto formale di acquisizione documenta un effetto traslativo già prodotto per legge con l'inutile decorso del termine di demolizione.
art. 31, comma 4-bis, d.P.R. n. 380/2001
Prevede la sanzione pecuniaria per l'inottemperanza all'ordine di demolizione; nel caso concreto la sanzione è stata irrogata alla precedente proprietaria responsabile dell'abuso.
art. 34 c.p.a.
Non impedisce al giudice di esaminare gli effetti dell'acquisizione quando il trasferimento della proprietà si è già prodotto ipso iure per effetto dell'inottemperanza, anche se manca ancora il provvedimento formale ricognitivo.
art. 112 c.p.c.
Le censure di omessa pronuncia sono state esaminate, ma ritenute prive di conseguenze decisive; la statuizione del TAR è stata confermata nei punti sostanziali.
art. 87, comma 4-bis, c.p.a.
Richiamato per la celebrazione dell'udienza straordinaria di smaltimento dell'arretrato mediante collegamento da remoto.
Massime di principio
- L'ordinanza di demolizione è immediatamente lesiva nei confronti di ogni destinatario, compreso il proprietario estraneo alla realizzazione dell'abuso; essa deve essere impugnata tempestivamente e non è possibile differire l'impugnazione sino alla successiva prospettazione dell'acquisizione dell'area al patrimonio comunale.
- Il proprietario destinatario dell'ordine di demolizione non è esonerato dagli effetti dell'inottemperanza per il solo fatto di non avere realizzato l'abuso. Per evitare l'acquisizione dell'area deve dimostrare la non imputabilità della mancata demolizione e, ove il bene sia occupato da terzi, deve attivarsi concretamente per conseguirne la disponibilità e procedere al ripristino.
- Ai sensi dell'art. 31 d.P.R. n. 380/2001, l'acquisizione gratuita dell'area di sedime si verifica ipso iure alla scadenza del termine assegnato per la demolizione, quando l'ordine non sia stato eseguito. Il successivo atto comunale di acquisizione ha natura dichiarativa e ricognitiva del trasferimento già avvenuto.
- Quando l'ordinanza di acquisizione individua per la prima volta un'area ulteriore rispetto a quella occupata dal manufatto abusivo, essa ha natura parzialmente costitutiva limitatamente a tale area ulteriore; se invece non identifica alcuna area aggiuntiva, gli atti successivi del Comune diretti al ripristino possono essere adottati sulla base dell'acquisto già verificatosi ex lege.
- Gli atti endoprocedimentali privi di autonoma efficacia lesiva non sono immediatamente impugnabili; la loro illegittimità può essere dedotta, ove ne ricorrano i presupposti, insieme all'atto finale lesivo.
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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