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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17015/2022 del 02/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della conferma, in sede di appello, della condanna per rapina impropria pluriaggravata in concorso. Il ricorrente deduce (i) violazione di legge e vizio di motivazione per non aver valorizzato la documentazione difensiva che proverebbe la sua assenza dall'Italia (sebbene non nel giorno preciso del delitto) e per aver attribuito decisiva rilevanza alla identificazione della persona offesa nonostante la scarsa visibilità; (ii) omissione di motivazione sulla richiesta di derubricazione del reato in furto/tentato furto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le censure si risolvessero in un sindacato sul merito delle valutazioni probatorie (vietato in sede di legittimità salvo mancanza, manifesta illogicità o contraddittorietà della motivazione). La Corte territoriale aveva correttamente valorizzato la ricostruzione probatoria: accuratezza della procedura di identificazione fotografica, attendibilità della persona offesa (anche per il punto di osservazione ben illuminato), attendibilità della ricognizione di persona e l'inidoneità della documentazione prodotta a provare la presenza all'estero nel giorno del delitto. La richiesta di derubricazione è stata implicitamente respinta in quanto priva di adeguata argomentazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di Euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • Principio di diritto della Corte di Cassazione sulla censura della motivazione

    «in tema di motivi di ricorso per cassazione, non sono deducibili censure attinenti a vizi della motivazione diversi dalla sua mancanza, dalla sua manifesta illogicità, dalla sua contraddittorietà (intrinseca o con atto probatorio ignorato quando esistente, o affermato quando mancante), su aspetti essenziali ad imporre diversa conclusione del processo..."

    La Corte interpreta che non è ammesso in Cassazione un semplice dissenso sulla valutazione della prova o la richiesta di una diversa ponderazione degli elementi probatori; sono ammissibili censure solo se la motivazione è assente, manifestamente illogica o contraddittoria su punti essenziali.

Massime di principio

  • In Cassazione non è possibile chiedere la riconsiderazione del merito delle valutazioni probatorie: le doglianze devono mirare a vizi formali della motivazione (mancanza, manifesta illogicità o contraddittorietà) per essere ammissibili.
  • Per mettere in crisi un'identificazione della persona offesa occorre evidenziare elementi specifici e concreti (es. difetti procedurali nella identificazione, documentazione che provi in modo certo la presenza altrove nel giorno del reato, contraddizioni manifeste nelle dichiarazioni), non generiche argomentazioni sulla scarsa visibilità.
  • La documentazione che mira a dimostrare l'assenza dall'Italia deve riferirsi al giorno del reato o a giorni immediatamente prossimi: documenti non temporaneamente pertinenti sono inidonei a escludere la responsabilità.
  • Le richieste di derubricazione devono essere sostenute da un apparato argomentativo concreto e motivato: evocare una derubricazione senza spiegare in che cosa le risultanze probatorie la giustifichino è inefficace.
  • La correttezza formale delle procedure identificative (scelta delle foto, descrizione preventiva, esito della ricognizione di persona) è rilevante e può sostenere la credibilità della prova d'identità se adeguatamente documentata.

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