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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38211/2024 del 17/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per cassazione avverso l'ordinanza della Corte d'appello di Napoli che aveva riconosciuto la continuazione tra più condanne e determinato il cumulo mediante l'individuazione della "violazione più grave", il calcolo degli aumenti per continuazione e l'applicazione della diminuzione per il rito abbreviato. Il difensore deduce violazione di legge (art. 187 disp. att. c.p.p. e art. 671 c.p.p.), sostenendo che la Corte territoriale avrebbe errato nell'individuare la pena base su cui operare gli aumenti (dovendosi assumere come pena base quella complessiva di anni 11, mesi 1 e giorni 10) e nell'applicare o non applicare correttamente la riduzione per il rito abbreviato; in parte il ricorrente afferma alternativamente che il reato più grave sarebbe dovuto essere quello associativo con aggravante del ruolo direttivo (sentenza b).

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che la Corte d'appello ha correttamente individuato la violazione più grave sulla base della pena concretamente irrogata dal giudice della cognizione (dispositivo di sentenza) e ha applicato correttamente le regole per il calcolo della continuazione: ha scorporato i reati già riuniti dal giudice della cognizione, individuato il reato più grave e operato autonomi aumenti per ciascun reato satellite (compresi quelli già riuniti), tenendo conto anche della recidiva. Solo dopo avere determinato la pena complessiva risultante dagli aumenti ha applicato la diminuzione per il rito abbreviato sulla totalità, senza duplicazioni. Per questi motivi il ricorso è infondato. Il ricorrente è altresì condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen.

    Richiamato quale norma che disciplina l'unificazione e la continuazione dei reati: consente di individuare reati già riuniti dal giudice della cognizione che devono essere scorporati ai fini del nuovo computo in esecuzione.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Reato associativo di tipo mafioso: rilevante perché presente nelle sentenze considerate e determinante per il calcolo della pena più grave.

  • art. 416-bis.1 cod. pen.

    Fattispecie connessa alle pene per il concorso in attività illecite e successive aggravanti, utilizzata nella determinazione degli aumenti per reati correlati.

  • artt. 81, 110, 629 cod. pen.; art. 628, comma terzo, n. 3 cod. pen.; art. 73, commi 1 e 1-bis D.P.R. n. 309/1990

    Norme richiamate nelle singole sentenze impiegate per stabilire le condanne principali e gli aumenti per i reati satellite (rapina aggravata, traffico di stupefacenti ecc.), rilevanti per il computo complessivo.

  • art. 187 disp. att. c.p.p.

    Norma procedurale sull'individuazione della violazione più grave in sede esecutiva: la Corte ha applicato il principio secondo cui la "pena più grave inflitta" (quella indicata nel dispositivo) identifica la violazione più grave.

  • art. 671 c.p.p.

    Norma che disciplina il ricorso per cassazione contro le ordinanze del giudice dell'esecuzione; richiamata come titolo dell'impugnazione.

  • Sez. U, n. 7029 del 28/09/2023 (Rv. 285865)

    Principio giurisprudenziale utilizzato per affermare che ai fini dell'individuazione della violazione più grave occorre considerare la pena concretamente irrogata indicata nel dispositivo di sentenza.

  • Sez. 1, n. 17948 del 31/01/2024 (Rv. 286261)

    Precedente cui ci si è attenuti per stabilire che il giudice dell'esecuzione deve scorporare i reati già riuniti dal giudice della cognizione, individuare il reato più grave e poi operare autonomi aumenti per ciascun reato satellite, compresi quelli già riuniti.

  • Sez. 1, n. 37168 del 19/07/2019 (Rv. 276838)

    Cita il principio secondo cui, nell'ipotesi di continuazione fra condanne pronunciate con rito abbreviato, la diminuzione per il rito va calcolata sull'intera pena complessiva risultante dagli aumenti di continuazione e non può essere applicata duplicatamente.

Massime di principio

  • Per determinare la "violazione più grave" in sede esecutiva si deve guardare alla pena concretamente inflitta dal giudice della cognizione (dispositivo della sentenza), non alla fattispecie astratta.
  • Nel riconoscere la continuazione tra condanne pronunciate in distinti giudizi il giudice dell'esecuzione deve prima scorporare i reati già unificati nella sede di cognizione e individuare il reato più grave preso come base del nuovo computo.
  • Sugli elementi che costituiscono la pena base (inclusi gli aumenti per recidiva) si operano poi gli aumenti per continuazione relativi ai reati satellite, compresi quelli già riuniti precedentemente.
  • La diminuzione prevista per il rito abbreviato va applicata soltanto dopo avere determinato la pena complessiva risultante dagli aumenti di continuazione; non è ammessa una duplicazione della diminuzione.
  • Le doglianze sulla scelta della pena base o sulla sequenza di calcolo (es.: aumenti prima o dopo la diminuzione) in genere sono decise in conformità alla giurisprudenza di legittimità richiamata, pertanto è fondamentale riferirsi ai principi consolidati (Sez. U e pronunce della S.C.).
  • In sede esecutiva la parte deve formulare con chiarezza quale pena si assume debba rappresentare la base e quale sia la corretta sequenza di calcolo; incertezze o formulazioni contraddittorie del ricorso possono portare a rigetto quando la Corte abbia applicato correttamente i precedenti di legittimità.

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