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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41794/2023 del 13/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore generale ha impugnato la sentenza d'appello lamentando contraddittorietà e travisamento della prova. Ha censurato la motivazione della Corte d'appello che, pur ritenendo provata la partecipazione morale di Nonno in singoli reati di danneggiamento, resistenza e interruzione di pubblico servizio, ha assolto lo stesso dal reato di devastazione (art. 419 c.p.) senza fornire una motivazione rafforzata adeguata e senza valutare compiutamente elementi decisivi quali le conversazioni telefoniche e le dichiarazioni di collaboratori e testi. Il ricorso ha dedotto omissione di valutazione di prove decisive e articolata incoerenza logica nella ricostruzione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore generale, ritenendo fondate le censure sulla carenza della motivazione rafforzata e sull'omissione di valutazione di risultati istruttori ritenuti rilevanti. Ha annullato la parte della sentenza impugnata relativa all'assoluzione di Marco Nonno dal reato di devastazione (art. 419 c.p.) e ha disposto il rinvio per un nuovo giudizio a diversa sezione della Corte d'appello di Napoli. I ricorsi presentati dagli imputati Marco Nonno e Antonio Mescia sono stati dichiarati inammissibili. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali, al versamento di una somma di euro 3.000 alla Cassa delle ammende per l'irritualità dell'impugnazione e alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa in favore della parte civile Comune di Napoli nella misura liquidata in dispositivo.

Norme richiamate

  • art. 419 cod. pen.

    Norma relativa al reato di devastazione e saccheggio; la Cassazione ha ritenuto che la Corte d'appello non abbia adeguatamente motivato l'assoluzione dall'elemento soggettivo (dolo anche eventuale) e che sia necessario riesaminare alla luce delle prove la posizione dell'imputato.

  • artt. 337 e 339 cod. pen.

    Norme relative ai reati residui per cui sono state rideterminate le pene in sede d'appello; la Corte di merito aveva riconosciuto responsabilità per danneggiamento, resistenza e interruzione di pubblico servizio, con valutazioni su concorso di persone e aggravanti.

  • art. 635 cod. pen.

    Richiamato nel testo come reato assorbito nella più grave imputazione di devastazione in primo grado; la diversa valutazione in appello è stata oggetto di scrutinio dalla Cassazione.

  • art. 603 cod. proc. pen.

    Norma richiamata nella giurisprudenza citata in tema di motivazione rafforzata in appello quando si riforma la decisione di primo grado; la Cassazione ha richiamato l'obbligo del giudice di appello di motivare compiutamente la riforma assolutoria.

  • art. 606 comma primo lett. e) cod. proc. pen.

    Limiti al controllo di legittimità sul travisamento o omissione della prova; la Corte ha ricordato che la cognizione della Cassazione in materia di apprezzamento della prova è limitata, ma ha ritenuto sussistente il vizio per carenza di motivazione rafforzata e omissione di valutazione di elementi decisivi.

  • art. 521 e 522 cod. proc. pen.

    Norme relative alla necessaria correlazione tra imputazione e sentenza; la Cassazione ha respinto la censura di mutamento del fatto per Mescia perché il nuovo elemento (contestazione in udienza) era stato notificato e noto durante il processo.

  • art. 62-bis cod. pen.

    Riguarda la concessione delle circostanze attenuanti generiche; la Corte ha ritenuto inammissibile la censura di Nonno circa il mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti perché la scelta motivata non è arbitraria.

  • art. 157 cod. pen.

    Norma sulla rilevanza delle circostanze ai fini della prescrizione. La Corte ha affermato che l'aggravante di cui all'art. 339 c.p. non è circostanza ad effetto speciale ai fini del calcolo della prescrizione.

Massime di principio

  • Quando la Corte d'appello riforma in senso assolutorio una sentenza di primo grado deve fornire una motivazione rafforzata che confronti espressamente e in modo adeguato le ragioni del primo giudice e le prove raccolte; la mancata motivazione esaustiva può determinare annullamento in Cassazione.
  • La mancata valutazione o l'omissione di considerazione di elementi probatori rilevanti (intercettazioni, conversazioni telefoniche, dichiarazioni di collaboratori) può costituire motivo fondato di annullamento per travisamento o carenza motivazionale se incide sulla decisione.
  • Il controllo della Cassazione sulla valutazione della prova è limitato: non è ammesso riesaminare liberamente il merito probatorio, salvo che emerga un vizio del ragionamento motivazionale tale da rendere la decisione illogica, contraddittoria o omissiva.
  • La dichiarazione di inammissibilità di un ricorso dell'imputato può essere pronunciata quando le censure si risolvono in mera rivalutazione del fatto e non toccano profili di diritto o vizi formali rilevabili in sede di legittimità.
  • In caso di contestazioni successive o modifiche dell'atto di imputazione in udienza, la nullità o il mutamento del fatto sono rilevanti solo se determinano un effettivo pregiudizio alla possibilità di difendersi; se l'imputato è stato a conoscenza degli atti e ha potuto difendersi, la correlazione imputazione-sentenza è preservata.
  • Le decisioni relative al confronto tra aggravanti e attenuanti sono sindacabili in Cassazione solo se frutto di palese arbitrio o illogicità; una motivazione che espliciti il bilanciamento è generalmente sufficiente.

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