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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24002/2022 del 22/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente chiedeva, ai sensi dell'art. 671 c.p.p., l'applicazione della disciplina della continuazione (art. 81, comma 2, c.p.) fra più condanne per reati contro il patrimonio (furti/tentati furti) pronunciate dal Tribunale di Alessandria con sentenze distinte (elencate come nn. 1, 2 e 3). Il giudice dell'esecuzione aveva riconosciuto omogeneità e analogie nelle modalità, ma aveva comunque rigettato l'istanza ritenendo ostativa la distanza temporale (reato del 12/10/2017 rispetto ad altri del luglio 2017) e l'arresto intervenuto il 31/7/2017. Il difensore ha dedotto contraddittorietà e insufficienza della motivazione; il Procuratore Generale ha chiesto l'annullamento limitato alla mancata applicazione dell'art. 81 c.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso: ha ritenuto insufficiente la motivazione del Tribunale (che non ha spiegato perché, nonostante l'esistenza di numerosi indici comuni, non possa sussistere un medesimo disegno criminoso; e ha attribuito valore esclusivo all'arresto senza un esame concreto dei fatti). Ha annullato l'ordinanza limitatamente ai reati giudicati con le sentenze nn. 1, 2 e 3 e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio al Tribunale di Alessandria, in diversa composizione, perché effettui una verifica concreta e motivata sulla sussistenza o meno della continuazione; il resto del ricorso è stato respinto.

Norme richiamate

  • art. 81 c.p. (comma finale - continuazione)

    La Corte richiama la disciplina della continuazione come possibile cumulazione di più reati quando ricorra un medesimo disegno criminoso; la mancata applicazione richiede motivazione specifica e il giudice non può escluderla automaticamente per il solo fatto di un arresto intercorso tra i fatti

  • art. 671 c.p.p.

    Norma procedurale che consente al condannato di chiedere, in sede esecutiva, che si valuti l'unificazione delle pene sulla base della continuazione; il tribunale dell'esecuzione deve motivare puntualmente la decisione

  • articoli sostanziali contestati (es. art. 624, 625, 628 c.p.)

    I reati interessati sono delitti contro il patrimonio (furto, tentato furto, ricettazione o reati affini indicati nelle sentenze); la loro omogeneità e analogia nelle modalità sono indici utili ai fini della continuazione

  • Giurisprudenza citata (Cass. Sez. 1, n. 37832/2019 e Cass. Sez. 1, n. 32475/2013)

    Principio consolidato secondo cui la detenzione o altra misura cautelare intervenuta tra reati non esclude di per sé la continuazione: è necessario un esame concreto degli indici rilevatori dell'unità del disegno criminoso (identità delle violazioni, medesime modalità operative, contesto spaziale, breve intervallo temporale, durata limitata della privazione della libertà)

Massime di principio

  • La mera presenza di un arresto o di una misura limitativa della libertà personale intervenuta tra più reati non esclude automaticamente la continuazione: il giudice deve valutare in concreto gli indici di un medesimo disegno criminoso
  • Quando il giudice riconosce elementi omogenei (identità di scopo, modalità operativa, contesto spaziale, breve intervallo temporale) deve spiegare perché tali indici non sono sufficienti a fondare la continuazione; la motivazione deve confrontare i singoli elementi fattuali
  • Gli indici utili a rilevare la continuazione sono sintetizzabili in: identità o analogia delle modalità di esecuzione, identità del contesto e delle vittime/bersagli, breve intervallo temporale tra le condotte, limitata durata di eventuale detenzione intermedia, e ripetizione di uno schema operativo
  • In sede esecutiva la decisione dovrà essere completa e non formulare esclusioni generiche: l'assenza di adeguata motivazione espone la decisione ad annullamento e rinvio per nuovo esame
  • Se sussiste ragionevole dubbio sulla sussistenza della continuazione il Tribunale chiamato a riesaminare deve valutare ogni sentenza di merito richiamando i fatti accertati e applicando i parametri giurisprudenziali in modo congruamente motivato
  • Il rinvio deciso dalla Corte è per un nuovo giudizio libero negli esiti: il Tribunale può confermare o riconoscere la continuazione ma deve farlo con motivazione adeguata

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