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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6556/2022 del 23/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente deduceva la nullità della sentenza per violazione di legge: il giudice di primo grado non aveva disposto il rinvio dell'udienza del 17/10/2018 e aveva dichiarato l'assenza dell'imputato nonostante fosse stato comunicato lo stato di detenzione dello stesso, configurando un legittimo impedimento alla partecipazione e quindi l'impossibilità di celebrare il giudizio in contumacia.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha richiamato l'applicazione, nel rito abbreviato, delle norme dell'udienza preliminare (art. 441 c.p.p.) e l'obbligo previsto dall'art. 420-ter c.p.p. per il giudice di disporre il rinvio quando l'imputato è legittimamente impedito. Sulla base di precedenti delle Sezioni Unite, la corte ha affermato che la detenzione comunicata in udienza costituisce legittimo impedimento e impone il rinvio e la traduzione del detenuto per garantirne la partecipazione. Conseguentemente la sentenza di appello e quella di primo grado sono state annullate senza rinvio e gli atti sono stati trasmessi al GIP del Tribunale di Genova per nuovo giudizio.

Norme richiamate

  • art. 441 cod.proc.pen.

    Nel giudizio abbreviato si applicano le disposizioni dettate per l'udienza preliminare; pertanto le garanzie e gli obblighi del giudice propri dell'udienza preliminare si estendono al rito abbreviato.

  • art. 420-ter cod.proc.pen.

    Prevede l'obbligo per il giudice di disporre il rinvio del processo quando l'imputato è legittimamente impedito; la comunicazione dello stato di detenzione in udienza integra legittimo impedimento e impedisce la celebrazione del giudizio in contumacia.

  • Cass. Sez. Unite, n. 37483 del 26/09/2006 (Rv. 234600-01)

    Giurisprudenza delle Sezioni Unite che afferma che la detenzione sopravvenuta e comunicata in udienza costituisce legittimo impedimento e solleva il giudice dall'eventuale celebrazione del giudizio in contumacia; non grava sull'imputato l'onere di una tempestiva comunicazione come invece può valere per il difensore.

  • Sezioni Unite, pronuncia del 30/09/2021 (richiamata)

    Riafferma il principio che il regime detentivo, anche se comunicato in udienza, costituisce legittimo impedimento che obbliga il giudice a rinviare il processo e a disporre la traduzione del detenuto.

Massime di principio

  • La comunicazione in udienza dello stato di detenzione dell'imputato integra legittimo impedimento: il giudice deve rinviare il processo e disporre la traduzione, impedendo la celebrazione in contumacia.
  • Nel rito abbreviato si applicano le regole dell'udienza preliminare; quindi le garanzie procedurali (compreso l'obbligo di rinvio per legittimo impedimento) sono pienamente operanti.
  • Non grava sull'imputato, a differenza del difensore, l'onere di comunicare tempestivamente lo stato di detenzione: la comunicazione anche avvenuta in udienza è sufficiente per determinare il rinvio.
  • La mancata osservanza dell'obbligo di rinvio quando sussiste legittimo impedimento determina la nullità della sentenza per violazione di legge e può comportare l'annullamento e la trasmissione degli atti per nuovo giudizio.
  • Difensori e procuratori devono verificare tempestivamente lo stato detentivo dell'imputato e, se necessario, chiedere il rinvio o la traduzione; dall'altro lato i giudici devono attivarsi non appena ricevono comunicazione di detenzione.

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