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Cassazione Civile, Ordinanza n. 26985/2024 del 17/10/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (amministrazione finanziaria)

La controversia

La società, quale incorporante della originaria contribuente, ha impugnato davanti alla Corte di cassazione la sentenza della CTR Lombardia che, in accoglimento dell'appello dell'Ufficio, aveva rigettato il ricorso avverso un avviso di accertamento per l'anno d'imposta 2007, con recupero di maggiori IRES, IVA e IRAP e irrogazione di sanzioni. L'accertamento aveva disconosciuto costi documentati da fatture emesse da una cooperativa edile, ritenute troppo generiche nelle descrizioni delle prestazioni e quindi non idonee a dimostrare l'esatta individuazione del costo e la sua inerenza all'attività d'impresa. Con il primo motivo la ricorrente ha denunciato violazione dell'art. 21 d.P.R. n. 633/1972, dell'art. 19 TUIR e dell'art. 2697 c.c., sostenendo che la CTR aveva erroneamente escluso la prova dell'inerenza pur a fronte di documentazione copiosa, dettagliata e non contestata, sovrapponendo l'onere della prova al libero convincimento e omettendo di valutare l'intero compendio probatorio. Con il secondo motivo ha denunciato violazione dell'art. 109 TUIR, assumendo che, non essendo stata contestata l'effettiva esecuzione delle opere né il pagamento delle fatture, la CTR avrebbe dovuto valutare non solo l'an ma anche il quantum della deducibilità.

La decisione

La Corte ha esaminato congiuntamente i due motivi e li ha ritenuti infondati. Ha ribadito che l'inerenza è requisito sostanziale sia ai fini delle imposte dirette sia ai fini IVA, e che incombe sul contribuente l'onere di provarla e documentarla quando i costi sono contestati dall'Ufficio. Ha inoltre osservato che l'Amministrazione può contestare l'inerenza sia evidenziando l'insufficienza degli elementi prodotti dal contribuente sia allegando ulteriori circostanze che escludano il collegamento del costo con l'impresa. Nel caso concreto, la CTR ha correttamente valutato come insufficienti le fatture, perché estremamente generiche, non corroborate da altra documentazione, prive di un contratto di appalto e incongruenti rispetto ai verbali ispettivi ASL e al numero di ore addebitate. La Corte ha escluso che vi fosse confusione tra onere della prova e libero convincimento, rilevando che la ricorrente sollecitava in realtà una rivalutazione del merito, non consentita in sede di legittimità. Ha anche chiarito che la verifica dell'inerenza è qualitativa, non quantitativa. Il ricorso è stato quindi rigettato, con condanna della ricorrente alle spese del giudizio di legittimità e con atto dei presupposti per l'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c.

    Norma processuale invocata per denunciare in cassazione la violazione di legge sostanziale.

  • art. 21 d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633

    Le fatture devono contenere indicazioni idonee alla trasparenza, conoscibilità e identificazione delle prestazioni; la genericità può riflettersi sulla prova dell'inerenza.

  • art. 19 TUIR

    Richiamato dalla ricorrente a sostegno della deducibilità dei costi; la Corte ribadisce che la deducibilità presuppone l'inerenza del costo all'attività d'impresa.

  • art. 2697 c.c.

    L'onere di provare e documentare l'inerenza del costo incombe sul contribuente che intenda dedurlo.

  • art. 109 TUIR

    La deducibilità dei componenti negativi presuppone il requisito dell'inerenza; la Corte distingue il profilo dell'inerenza da quello della deducibilità in senso stretto.

  • art. 19, primo comma, d.P.R. n. 633 del 1972

    Il diritto alla detrazione IVA spetta per beni e servizi acquistati nell'esercizio dell'impresa, dunque presuppone condizioni sostanziali tra cui l'inerenza dell'operazione.

  • Direttiva 2006/112/CE

    È richiamata come parametro europeo coerente con la nozione di inerenza nell'ambito IVA, pur non definendola espressamente.

  • art. 9 della Direttiva 2006/112/CE

    Consente di leggere la nozione di attività economica in termini di esercizio indipendente e stabile, coerente con il requisito dell'inerenza.

  • art. 115 c.p.c.

    La Corte ribadisce che il giudice di merito non deve dare conto di ogni singola prova, essendo sufficiente una motivazione logica e coerente.

  • art. 116 c.p.c.

    Il libero convincimento del giudice di merito consente di valorizzare le prove ritenute più attendibili senza dover esaminare analiticamente ogni elemento.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    Richiamato per dare atto dei presupposti del raddoppio del contributo unificato in caso di rigetto.

Massime di principio

  • In tema di imposte dirette e IVA, il requisito dell'inerenza è un presupposto sostanziale della deducibilità/detraibilità e consiste nel collegamento concreto del costo o dell'operazione con l'attività d'impresa.
  • Quando l'Ufficio contesta la deduzione di un costo, il contribuente deve provarne e documentarne l'esistenza, la natura, i fatti giustificativi e la destinazione all'attività produttiva; l'onere probatorio è originario e grava su chi invoca il beneficio fiscale.
  • L'Amministrazione può contestare l'inerenza sia evidenziando l'insufficienza o inadeguatezza della documentazione prodotta dal contribuente, sia allegando ulteriori elementi di fatto incompatibili con il collegamento del costo all'impresa.
  • La valutazione dell'inerenza è di natura qualitativa e non richiede una comparazione quantitativa tra costo e ricavi; ciò che conta è il nesso funzionale con l'attività d'impresa.
  • In sede di legittimità non è consentita una rivalutazione del materiale probatorio già apprezzato dal giudice di merito, il quale può fondare la decisione sugli elementi ritenuti più attendibili senza dover confutare singolarmente tutte le deduzioni delle parti.

Come è indicizzato

MaterieAccertamentoContenzioso tributarioProve
RamiTributiProcesso civile
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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