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Sentenza

Sentenza n. 3786/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 3

per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Quinta) n. 4748/2025, resa tra le parti.

Giustizia amministrativa202502341

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: sentenza del TAR Lazio, Sez. V, che aveva respinto il ricorso contro il diniego di visto d’ingresso per motivi di lavoro emesso dal Consolato Generale d’Italia a Mosca

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La cittadina straniera aveva impugnato dinanzi al TAR Lazio il diniego di visto d’ingresso per motivi di lavoro, deducendo violazione di legge ed eccesso di potere. Il diniego riguardava lo svolgimento in Italia dell’attività di consulente informatico in regime di libera professione. Il TAR aveva respinto il ricorso ritenendo non dimostrato che l’interessata avesse concretamente svolto nel Paese d’origine l’attività lavorativa indicata nella richiesta di visto. In appello, la ricorrente ha contestato l’insufficienza e l’indimostrazione delle motivazioni poste dal primo giudice a fondamento della decisione e ha riproposto le censure già dedotte in primo grado. Dopo il rigetto dell’istanza cautelare, l’appellante ha dichiarato, per il tempo trascorso, di non avere più interesse alla decisione di merito.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha dichiarato l’appello improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, rilevando che l’appellante aveva espressamente dichiarato di non avere più interesse alla decisione del giudizio. Non è stata quindi esaminata la fondatezza delle censure relative al diniego del visto né è stata confermata o riformata nel merito la sentenza di primo grado. Le spese del grado sono state compensate in ragione della peculiare natura delle questioni trattate e dell’esito del giudizio. È stato inoltre disposto l’oscuramento delle generalità e degli altri dati idonei a identificare l’appellante.

Norme richiamate

  • art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.

    improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse

    Richiamato quale fondamento processuale della declaratoria di improcedibilità dell’appello.

  • art. 38 c.p.a.

    Richiamato insieme alle disposizioni sul processo amministrativo applicate alla definizione del giudizio.

  • art. 85, comma 9, c.p.a.

    Richiamato nel contesto della definizione del giudizio a seguito della dichiarazione di sopravvenuta carenza di interesse.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Posto a fondamento dell’oscuramento delle generalità e dei dati identificativi dell’appellante.

  • art. 9, paragrafo 1, Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamato, unitamente alla normativa nazionale sulla protezione dei dati personali, per disporre l’oscuramento dei dati dell’appellante.

Massime di principio

  • La dichiarazione espressa della parte di non avere più interesse alla decisione di merito determina l’improcedibilità dell’appello per sopravvenuta carenza di interesse, senza necessità di esaminare le censure dedotte contro la sentenza impugnata.
  • Quando il giudizio diviene improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, il giudice può compensare le spese in ragione della peculiarità delle questioni trattate e dell’esito del giudizio.

Come è indicizzato

MaterieEstinzione, perenzione e improcedibilitàPermesso di soggiorno
RamiProcesso amministrativoImmigrazione e cittadinanza
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

Testo integrale

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