Cassazione Penale, Sentenza n. 27172/2024 del 09/07/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale di Napoli del 02/02/2024 che, in accoglimento del riesame proposto dal Pubblico Ministero, aveva disposto la custodia cautelare in carcere per il reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso. I motivi di ricorso contestavano: (1) la presunta contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione circa la sussistenza dei gravi indizi di reità, in particolare perché la sentenza avrebbe descritto Silvio Barra al contempo come persona offesa e come intermediario delle estorsioni; (2) la presunta contraddittorietà e illogicità della motivazione sulle esigenze cautelari, sostenendo che il Tribunale avrebbe motivato la custodia soltanto in relazione alla possibile revoca di un'altra misura detentiva in altro procedimento, senza valutare il pericolo concreto e attuale di reiterazione, la personalità dell'indagato, le modalità del fatto e il contesto.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto i motivi aspecifici e meramente reiterativi delle censure già valutate e disattese dal Tribunale di riesame, e ha ritenuto la motivazione del Tribunale coerente con le risultanze indiziarie (intercettazioni e dichiarazioni testimoniali) e logica nella valutazione del pericolo di reiterazione. La Corte ha inoltre ritenuto corretta la valutazione secondo cui la detenzione in altro procedimento non esclude la sussistenza delle esigenze cautelari. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila in favore della Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
art. 629 cod. pen.
Riferimento alla fattispecie di estorsione: la Corte ritiene sussistenti elementi indiziari idonei a integrare tale reato in combinazione con la contestazione associativa di tipo mafioso
art. 416-bis cod. pen. (aggravante mafiosa)
La Corte e il Tribunale valorizzano l'aggravante del metodo mafioso e la partecipazione al funzionamento del sodalizio come elemento che rafforza la sussistenza dei gravi indizi e della pericolosità; si applica la presunzione di sussistenza delle esigenze cautelari per i reati aggravati da 416-bis
art. 275, comma 3, cod. proc. pen.
Richiamato il principio secondo cui per i delitti aggravati ex art. 416-bis esiste una presunzione di sussistenza delle esigenze cautelari e che tale presunzione può essere superata solo mediante elementi specifici che evidenzino l'attenuazione delle esigenze cautelari
art. 616 cod. proc. pen.
Norma richiamata per la condanna alle spese del procedimento in caso di inammissibilità del ricorso
Massime di principio
- In sede di riesame cautelare il giudice può trarre conclusioni prognostiche sulla pericolosità e sulla possibilità di reiterazione sulla base di elementi indiziari, del contesto e della personalità dell'indagato; la valutazione non richiede che vi siano opportunita' attuali e immediate per la reiterazione
- La Corte di Cassazione non rientra nella valutazione di merito degli accertamenti di fatto e non sostituisce la ricostruzione probatoria del giudice del riesame salvo vizi di logicità o contraddittorietà manifesti
- Motivi di ricorso che si limitano a riproporre censure già esaminate e disattese dal giudice di merito senza apportare elementi nuovi sono considerati aspecifici e possono essere dichiarati inammissibili
- La detenzione dell'indagato per altra causa o misura non esclude di per sé la necessità della custodia cautelare, poiché qualsiasi titolo detentivo è suscettibile di estinzione per cause non controllabili dal giudice
- Per superare la presunzione di adeguatezza della custodia cautelare nei reati con aggravante mafiosa occorrono elementi specifici che dimostrino l'affievolimento delle esigenze cautelari nel caso concreto
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