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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17144/2022 del 02/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 11/08/2021 del Tribunale di Reggio Calabria che aveva parzialmente confermato la misura degli arresti domiciliari disposta dal GIP del 16/07/2021. L'Anselmi, per mezzo del difensore, ha dedotto: (1) nullità o inutilizzabilità dei decreti autorizzativi delle intercettazioni per insufficiente gravità indiziaria in relazione al reato di concussione (art.317 c.p.); (2) carenza di motivazione puntuale su ciascun capo di imputazione; (3) insufficienza degli elementi costitutivi del reato di induzione indebita (art.319-quater c.p.), in particolare l'elemento della consapevolezza dell'illegittimità da parte dei privati; (4) errata qualificazione dei fatti, che avrebbero dovuto integrare truffa o altra fattispecie anziché induzione indebita; (5) possibile configurabilità di abuso di ufficio per la condotta omissiva/omissiva-commissiva degli agenti; (6) mancanza dei presupposti per la misura cautelare in relazione al pericolo di reiterazione e al pericolo di inquinamento probatorio, anche in ragione della sospensione dal servizio.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha ritenuto infondato soltanto il secondo motivo (sulla presunta insufficiente indicazione delle parti della ordinanza genetica), mentre ha dato rilievo ai restanti profili: ha annullato le autorizzazioni alle intercettazioni relative all'ipotesi di concussione (capo 2) per mancanza della gravità indiziaria e del requisito dell'abuso costrittivo e della utilità indebita; ha censurato la qualificazione già data dal Tribunale al reato di induzione indebita (art.319-quater), ritenendo che mancasse l'elemento dell'illegittimità dell'utilità percepita dai terzi e che non fosse possibile riformulare d'ufficio l'imputazione; ha ritenuto non provati né il concreto pericolo di reiterazione né quello di inquinamento probatorio. Per i molteplici vizi ha annullato l'ordinanza impugnata e l'ordinanza del GIP del 16/07/2021, ha dichiarato la cessazione della misura cautelare in atto e ha disposto la comunicazione al Procuratore Generale per gli eventuali adempimenti.

Norme richiamate

  • art. 317 cod. pen. (concussione)

    La Corte ha ritenuto che per configurare la concussione occorra abuso costrittivo e il conferimento causale di una utilità indebita; la semplice irregolarità o arbitrario svolgimento dell'attività d'ufficio e il trattenimento della merce non soddisfano tali requisiti, mancando la gravità indiziaria che giustificasse le intercettazioni

  • art. 319-quater cod. pen. (induzione indebita a dare o promettere utilità)

    La Corte ha sottolineato che la fattispecie richiede che l'utilità sia illegittima e che il soggetto indotto abbia consapevolezza dell'illegittimità; il pagamento di una prestazione effettivamente resa non costituisce necessariamente utilità indebita e non è sufficiente il mero risparmio delle sanzioni

  • art. 193 Codice della Strada

    Rilevante nel contesto fattuale (rimozione veicoli per mancanza di assicurazione): la Corte ha valutato criticamente l'assunto che le rimozioni fossero gestite fuori convenzione tale da creare danno al Comune, osservando che la natura patrimoniale del vantaggio per le ditte non era stata qualificata come indebita

  • artt. 266, 267 cod. proc. pen. (decreti autorizzativi/intercettazioni)

    Le autorizzazioni alle intercettazioni devono poggiare su una gravità indiziaria sufficiente; in mancanza la loro utilizzabilità è preclusa e le misure cautelari basate su tali captazioni risultano viziate

  • art. 125, 192, 273, 274, 275 cod. proc. pen. (motivazione, misure cautelari, pericolo di reiterazione e inquinamento probatorio)

    Per disporre o confermare misure cautelari occorre motivare concretamente il pericolo di reiterazione e di inquinamento probatorio; meri presupposti astratti (es. sospensione dal servizio) o valutazioni apodittiche non sono sufficienti

  • art. 110 cod. pen. (concorso di persone nel fatto)

    Utilizzato come riferimento per l'imputazione concorrente fra agenti e terzi; la Corte ha richiamato la necessità di delineare chiaramente i ruoli e gli elementi soggettivi per ogni partecipante

  • art. 640 cod. pen. (truffa)

    Richiamato dalla difesa per volontà di riqualificazione dei fatti; la Corte ha ritenuto comunque che non fosse possibile ricostruire la fattispecie di truffa in sostituzione dell'induzione indebita senza i necessari elementi fattuali

  • art. 626 cod. proc. pen. (comunicazioni alla Procura generale)

    Dispositivo finale: la Corte ha disposto l'immediata comunicazione al Procuratore Generale in sede per gli adempimenti di competenza

Massime di principio

  • Per autorizzare intercettazioni in relazione al reato di concussione è necessaria una gravità indiziaria che dimostri abuso costrittivo e il collegamento causale con l'utilità indebitamente imposta; la mera irregolarità del comportamento ufficiale non basta
  • La fattispecie di induzione indebita (art.319-quater) richiede che l'utilità sia illegittima e che il soggetto indotto sia consapevole dell'illegittimità: il pagamento di una prestazione effettiva non equivale automaticamente a utilità indebita
  • Il giudice non può riformulare d'ufficio l'imputazione (ne procedat judex ex officio): la qualificazione giuridica deve trovare adeguato sostegno nei fatti contestati e nelle imputazioni iniziali
  • La conferma o l'applicazione di misure cautelari richiede motivazioni concrete e specifiche sul pericolo di reiterazione e sull'inquinamento probatorio; misure come la sospensione dal servizio non sono di per sé sufficienti a giustificare il mantenimento della cautela
  • Le autorizzazioni alle captazioni e ogni prova derivata devono poggiare su presupposti validi: se la prova primaria è viziata per insufficienza di indizi, le misure cautelari basate su di essa sono annullabili
  • Nelle contestazioni che coinvolgono attività amministrativa (es. rimozione veicoli) occorre distinguere chiaramente tra mancata applicazione corretta dell'ufficio e condotte penalmente rilevanti con elemento patrimoniale indebito; la sola omissione non sempre configura reato patrimoniale

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