Cassazione Penale, Sentenza n. 5704/2023 del 09/02/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
I ricorrenti impugnavano l'ordinanza che aveva respinto la loro opposizione alla confisca delle quote della societa' Grandi Risorse Real Estate s.r.l., disposta in precedenza (ordinanza del 07/01/2020) perche' le quote sarebbero state nella reale disponibilita' di Fabio Calì. L'opposizione deduceva la mancanza di prove della disponibilita' delle quote da parte di Calì e richiamava una precedente ordinanza di restituzione del 27/06/2018. Il giudice dell'opposizione aveva motivato affermando: 1) gli atti dimostrerebbero la disponibilita' delle quote in capo a Calì; 2) il giudice poteva avere ripensato la restituzione; 3) la mancata esecuzione di sequestro non impedisce la confisca. I ricorrenti contestano che la motivazione non spiega il nesso logico tra le risultanze (in particolare la posizione accertata di Barbara Cardarelli come "prestanome") e l'effettiva titolarita'/disponibilita' delle quote da parte di Calì; inoltre osservano che nell'ordinanza di confisca la Grandi Risorse Real Estate s.r.l. e i nomi di Zuppante e Fazio non sono adeguatamente collegati alle deduzioni del giudice.
La decisione
Il ricorso e' stato accolto. La decisione impugnata e' stata annullata per carenza di motivazione: la frase centrale della motivazione (che gli atti consentirebbero di dimostrare la disponibilita' delle quote in capo a Calì) non e' stata sviluppata con i necessari passaggi logici e probatori, e il riferimento alla pagina 3 dell'ordinanza di confisca (che riguarda Cardarelli come "prestanome") non esplicita il collegamento con la titolarita' formale o con la reale disponibilita' delle quote da parte di Calì o con la posizione di Zuppante e Fazio. Il giudice ha invece correttamente affermato in diritto che poteva rivedere la precedente ordinanza di restituzione e che l'assenza di sequestro non impedisce la confisca, ma tali affermazioni non sono sufficienti in assenza del necessario ragionamento concreto. P.Q.M.: annullamento dell'ordinanza impugnata e rinvio per nuovo esame al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma. Nota: il Procuratore Generale aveva concluso per l'accoglimento del ricorso.
Massime di principio
- La confisca puo' essere legittima anche se non e' preceduta da sequestro, ma il provvedimento deve motivare concretamente il nesso tra fatti e misura.
- Non basta un'affermazione astratta che "gli atti dimostrano" la disponibilita': il giudice deve indicare i passaggi logici e probatori che collegano elementi (es. verifiche su prestanome) alla reale titolarita' o disponibilita' del bene.
- Se l'atto di confisca fa riferimento a persone diverse da quelle formalmente titolari, il giudice deve spiegare esplicitamente come e perche' i formalmente titolari siano riconducibili al soggetto ritenuto autore o beneficiario (es. tramite prestanome, atti simulati, trasferimenti fittizi).
- La mancanza di un precedente sequestro non impedisce l'applicazione della confisca, ma non solleva il giudice dall'obbligo di motivare la concreta riconducibilita' del bene al reato o al profitto criminogeno.
- In presenza di precedenti provvedimenti (es. ordinanze di restituzione) il giudice che dispone la confisca deve discutere e motivare espressamente perche' ha ritenuto superati o non pertinenti quei provvedimenti.
- Per i resistenti formali (titolari di facciata) la strategia difensiva efficace e' evidenziare la mancanza di elementi che dimostrino la loro assenza di realita' economica/gestionale e produrre documentazione probatoria sulla concreta titolarita' e gestione delle quote.
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