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Sentenza

Sentenza del 09/10/2015 n. 20275 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale il privato

La controversia

L'Agenzia delle entrate ha impugnato la sentenza della Commissione tributaria regionale della Sicilia, che aveva confermato l'illegittimità dell'accertamento IRPEF notificato ai contribuenti per un maggior reddito presuntivamente derivante dalla partecipazione nella B.C. s.r.l. L'Ufficio ha denunciato la violazione delle norme sul litisconsorzio necessario e sul contraddittorio, sostenendo che il giudizio avrebbe dovuto coinvolgere anche la società e gli altri soci, in applicazione del principio affermato dalle Sezioni Unite per gli accertamenti riguardanti società di persone e relativi soci.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle entrate. Ha chiarito che il litisconsorzio necessario tra società, soci e altri partecipanti ricorre, in via generale, per le società di persone, in ragione dell'automatica imputazione ai soci del reddito sociale proporzionalmente alla quota di partecipazione, anche se non percepito. Per le società di capitali, come la s.r.l., tale automatismo non opera: tra l'accertamento del reddito della società e quello dei soci sussiste soltanto un rapporto di pregiudizialità, gestibile mediante la sospensione necessaria del processo ai sensi dell'art. 295 c.p.c., e non mediante l'integrazione obbligatoria del contraddittorio. È stata quindi confermata la decisione favorevole ai contribuenti. Non vi è stata pronuncia sulle spese, poiché i contribuenti non si sono costituiti.

Norme richiamate

  • D.P.R. n. 917 del 1986, art. 5 (TUIR)

    automatica imputazione dei redditi a ciascun socio, proporzionalmente alla quota di partecipazione agli utili ed indipendentemente dalla percezione degli stessi

    La norma prevede l'imputazione per trasparenza del reddito ai soci delle società di persone e delle entità assimilate, senza necessità di dimostrare l'effettiva percezione del reddito. Tale principio non è stato ritenuto automaticamente applicabile alle società di capitali.

  • D.P.R. n. 600 del 1973, art. 40

    È richiamato con riferimento all'unitarietà dell'accertamento relativo alle società di persone e ai loro soci, che può giustificare la trattazione congiunta delle relative posizioni.

  • Codice di procedura civile, art. 295

    Per le società di capitali, il rapporto tra il giudizio sul reddito della società e quello sul reddito del socio è di pregiudizialità, sicché può rendersi necessaria la sospensione del processo relativo al socio in attesa della definizione dell'accertamento societario.

  • D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 14 e 59

    Le disposizioni sul litisconsorzio e sull'integrazione del contraddittorio non impongono, nel caso di accertamento riguardante soci di una società di capitali, la partecipazione necessaria della società e degli altri soci.

  • Art. 111, comma 2, Cost. e art. 101 c.p.c.

    Le norme sono state invocate dall'Agenzia in relazione alle garanzie del contraddittorio e del giusto processo, ma la Corte ha escluso che vi fosse una violazione, non essendo configurabile un litisconsorzio necessario nella fattispecie.

Massime di principio

  • Nelle società di persone, l'accertamento del reddito sociale e quello dei soci sono normalmente collegati da un'unitarietà tale da richiedere il coinvolgimento della società e di tutti i soci nel medesimo procedimento, salvo strumenti processuali equivalenti come la riunione dei giudizi.
  • Nelle società di capitali, come le s.r.l., il maggior reddito accertato in capo alla società non si trasferisce automaticamente ai soci: l'Amministrazione deve dimostrare, anche mediante presunzioni adeguate, che gli utili siano stati effettivamente distribuiti o percepiti.
  • Nei giudizi relativi ai soci di società di capitali non è normalmente necessario integrare il contraddittorio nei confronti della società e degli altri soci; può invece operare la sospensione necessaria del processo quando la decisione dipende dall'accertamento del reddito societario.
  • La presunzione di distribuzione degli utili extracontabili ai soci può assumere rilievo soprattutto nelle società a ristretta base partecipativa, ma deve essere sostenuta da elementi presuntivi idonei e non deriva automaticamente dal solo accertamento del maggior reddito della società.
  • La mancata prova dell'effettiva percezione degli utili, unita all'assenza di una presunzione adeguatamente motivata, può comportare l'illegittimità dell'accertamento IRPEF personale dei soci.

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