Cassazione Penale, Sentenza n. 1640/2022 del 17/01/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ranieri impugnava la conferma della condanna per tentato omicidio e reati connessi, deducendo: (1) legittima difesa (sosteneva di aver agito per proteggere sé, la moglie e il figlio da un'aggressione imminente e che la valutazione dovesse essere ex ante); (2) errata qualificazione del fatto come tentato omicidio anziché lesioni personali aggravate (affermando di aver sparato «alla cieca» in reazione al fuoco avversario senza volontà di colpire organi vitali); (3) vizio nel diniego delle attenuanti generiche. Contestava inoltre presunte violazioni di legge (art. 52 c.p. e art. 530, comma 3, c.p.p.) e vizio di motivazione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che i motivi riproponessero valutazioni di merito già compiute e congruamente motivate dai giudici di merito: (a) la legittima difesa è esclusa perché Ranieri aveva volontariamente determinato la situazione di pericolo (aveva minacciato con un coltello, si era procurato una pistola illegalmente detenuta durante i minuti intercorsi e attendeva l'arrivo dell'avversario anziché barricarsi o chiamare la polizia); (b) la qualificazione come tentato omicidio è congrua alla luce dell'entità dei colpi sparati (almeno quattro) e della loro direzione verso il torace, indici dell'animus necandi; (c) il diniego delle attenuanti generiche non appare illogico, anche alla luce della detenzione illegale dell'arma e della personalità dell'imputato. Per questi motivi il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e a una somma alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 52 cod. pen.
La norma sulla legittima difesa è stata interpretata restrittivamente: la scriminante richiede necessità e inevitabilità della difesa; è esclusa se l'imputato ha volontariamente creato o aggravato la situazione di pericolo e/o ha avuto alternative realistiche (es. barricarsi o chiamare le forze dell'ordine) durante il tempo disponibile
art. 530, comma 3, cod. proc. pen.
Richiamata dal ricorrente come presunta violazione procedurale; la Corte di Cassazione ha ritenuto che non sussistesse una violazione di legge e che le doglianze fossero riconducibili a valutazioni di merito già esaurientemente motivate dai giudici di merito
Massime di principio
- La legittima difesa richiede che il pericolo sia attuale, inevitabile e che la reazione sia necessaria: se l'imputato ha avuto tempo e mezzi per evitare lo scontro (es. barricarsi o chiamare la polizia) la scriminante può essere esclusa
- Chi "innesca" o aggrava volontariamente la situazione di conflitto (es. minacce iniziali, ritorsione o procurarsi armi per affrontare l'avversario) difficilmente potrà invocare la legittima difesa
- Il numero dei colpi e la direzione (colpi ripetuti verso zone vitali) sono indici rilevanti dell'animus necandi e possono giustificare la qualificazione come tentato omicidio anziché come lesioni
- Le valutazioni sulla sussistenza di cause di giustificazione e sulle attenuanti sono tipicamente valutazioni di merito: in cassazione sono ammissibili solo quando vi sia un vizio di diritto o una manifesta illogicità della motivazione
- Contraddizioni tra la versione difensiva e le dichiarazioni rese dall'imputato (soprattutto se riportate nella sentenza) indeboliscono fortemente le argomentazioni a favore della scriminante
- In giudizio va sempre cercato di dimostrare, con elementi probatori concreti, la sussistenza dell'immediatezza e dell'inevitabilità della minaccia quando si invoca la legittima difesa; mere affermazioni prive di riscontro probatorio sono inefficaci
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