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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29138/2024 del 18/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Richiesta di restituzione della somma di € 9.050, soggetta a sequestro probatorio nell'ambito di indagini a carico dell'indagato. Il ricorso articolava sette motivi: incompetenza territoriale del Tribunale di Como (si sarebbe dovuto decidere a Ravenna), violazioni di legge in relazione all'indicazione del reato (il GIP avrebbe indicato ricettazione ex art. 648 c.p. e non riciclaggio ex art. 648-quater c.p.), carenza di motivazione e di elementi concreti a fondamento del fumus, irragionevolezza temporale del vincolo ablativo, carenza di motivazione sulla pertinenzialità tra reato e denaro, insufficiente motivazione sulla necessità di mantenere il vincolo e omessa valutazione della provenienza lecita delle somme (capacità reddituale documentata del ricorrente e della consorte).

La decisione

Il ricorso è stato parzialmente accolto: è stata respinta la doglianza sulla competenza territoriale per essere tardiva (violazione del principio devolutivo), ma è stata invece accolta la censura di merito relativa alla mancata chiarezza e alla non giustificata applicazione del vincolo ex art. 648-quater c.p. sullo stesso importo già sottoposto a sequestro preventivo in Ravenna. La Corte ha rilevato l'incongruità e la contraddittorietà del mantenimento di un vincolo reale fondato su una diversa fattispecie (ricettazione) che non rientra nell'ambito applicativo dell'art. 648-quater c.p. e ha disposto l'annullamento dell'ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di Como per nuovo giudizio ai sensi dell'art. 324, comma 5, c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 611 c.p.p.

    Norma richiamata come criterio procedurale per la decisione del ricorso ex art. 612 c.p.p.; utilizzata per l'inquadramento processuale del gravame.

  • art. 606, comma 1, lett. b) c.p.p.

    Richiamata quale criterio di motivazione richiesto per le impugnazioni avverso provvedimenti cautelari; i motivi del ricorso erano formulati in base a questa disposizione (esigenza di motivazione specifica in ordine alla sussistenza del vincolo e alla pertinenzialità).

  • art. 606, comma 3 c.p.p.

    Richiamato assieme all'art. 609 c.p.p. per affermare il principio devolutivo: eccezioni di competenza territoriale devono essere dedotte nei termini processuali previsti, pena decadenza.

  • art. 609, comma 2 c.p.p.

    Rilevato con riferimento al principio secondo cui talune eccezioni (es. competenza) devono essere sollevate tempestivamente; la mancata tempestiva deduzione ha comportato l'inammissibilità del primo motivo.

  • art. 648 c.p.

    Norma sulla ricettazione; il GIP aveva indicato questa fattispecie come base dell'intervento ablativo, ma la Corte ha ritenuto che l'art. 648-quater c.p. non trova applicazione per le sole ipotesi di 648 c.p., rendendo insufficiente l'uso dell'art. 648-quater per giustificare il vincolo.

  • art. 648-quater c.p.

    Norma collegata al regime di confisca per il reato di riciclaggio. La Corte ha osservato che l'art. 648-quater circoscrive l'applicabilità del vincolo ai prodotti/profitti di delitti indicati (648-bis, 648-ter, 648-ter.1) e non può essere esteso alla ricettazione di cui all'art. 648 c.p.; l'applicazione al caso concreto è risultata non giustificata e contraddittoria.

  • art. 648-bis, 648-ter, 648-ter.1 c.p.

    Richiamati quali fattispecie specifiche di riciclaggio/profitto illecito cui l'art. 648-quater c.p. indirizza la disciplina del sequestro/ confisca; la decisione distingue queste ipotesi dalla ricettazione ex art. 648 c.p.

  • art. 253, comma 1, c.p.p.

    Richiamato dal ricorrente con riferimento all'onere motivazionale; la Corte ha valutato che la motivazione dell'ordinanza impugnata non chiariva adeguatamente il nesso tra reato e bene e la funzione del vincolo.

  • art. 324, comma 5, c.p.p.

    Norma applicata per il rinvio del procedimento per nuovo giudizio al Tribunale competente; la Corte ha annullato l'ordinanza e rinviato il caso per una valutazione più adeguata del vincolo.

Massime di principio

  • Un'eccezione di competenza territoriale va sollevata tempestivamente nel procedimento; dedurla tardivamente può comportare la sua inammissibilità per violazione del principio devolutivo.
  • La misura di vincolo reale su beni già sottoposti a sequestro in altra indagine richiede una chiara e non contraddittoria motivazione circa la diversa funzione e la base normativa della nuova misura.
  • L'art. 648-quater c.p. e le misure ad esso collegate sono applicabili nei casi previsti (prodotto/profitto di specifici reati di riciclaggio) e non possono essere estese automaticamente a fattispecie diverse come la ricettazione ex art. 648 c.p.
  • Per mantenere un vincolo su somme di denaro occorre un convincente fumus delicti fondato su elementi concreti; motivazioni basate su congetture o su semplici coincidenze temporali e territoriali possono essere annullate.
  • Se il difensore produce elementi sulla lecita provenienza del denaro (capacità reddituale, redditi documentati), il giudice deve affrontare e valutare espressamente tali elementi nella motivazione.
  • In presenza di vizi di motivazione relativi alla pertinenzialità o alla necessità del vincolo, il rimedio è spesso l'annullamento con rinvio per nuovo esame da parte del giudice competente.
  • La distinzione tra sequestro preventivo per reato attuale e mantenimento di vincolo per finalità di confisca postuma richiede che il giudice spieghi chiaramente quale funzione assuma la misura e su quale reato specifico si fondi.

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