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Sentenza

Sentenza n. 3350/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 4

per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia (Sezione Prima) n. 441/2024 che ha pronunciato sul ricorso368/2022 R.G, proposto per l’annullamento del provvedimento della Comunità Montana di Valle Camonica del 26 gennaio 2022, con cui era stata dichiarata l’improcedibilità dell’istanza di autorizzazione paesaggistica in variante rispetto al precedente decreto n. 30/21, del 16 marzo 2021, nonché la presupposta nota della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia, recante analoga declaratoria di improcedibilità e richiesta di rapporto per opere eseguite senza autorizzazione.

Giustizia amministrativa202500375

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IVSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: sentenza del TAR Lombardia, Sezione staccata di Brescia, che aveva respinto il ricorso contro la declaratoria di improcedibilità dell’istanza di autorizzazione paesaggistica in variante e la presupposta nota della Soprintendenza

Esito

ESTINZIONE

La controversia

In primo grado era stata impugnata la declaratoria di improcedibilità dell’istanza di autorizzazione paesaggistica in variante relativa alla ricostruzione di un fabbricato rurale ottocentesco, nonché la presupposta nota della Soprintendenza. L’intervento originario, autorizzato con prescrizioni, prevedeva la ristrutturazione edilizia e il cambio di destinazione d’uso del fabbricato. Durante la demolizione della copertura si verificava il crollo dell’edificio; il proprietario presentava quindi un’istanza di variante, prospettando la ricostruzione nel rispetto del progetto originario. La Soprintendenza esprimeva parere negativo, ritenendo venuto meno il presupposto della conservazione dell’edificio originario e non qualificabile l’intervento come ristrutturazione. La Comunità Montana dichiarava conseguentemente improcedibile l’istanza. Il TAR respingeva il ricorso. In appello, l’interessato chiedeva la riforma della sentenza, ma depositava successivamente una dichiarazione di rinuncia all’appello.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha dichiarato estinto il giudizio d’appello in conseguenza della rinuncia depositata dall’appellante. Il Collegio ha distinto la rinuncia agli atti del giudizio, che determina l’estinzione del processo con pronuncia meramente processuale e consente eventualmente la riproposizione della domanda nei limiti temporali ancora aperti, dalla rinuncia alla domanda o all’azione, che incide sulla pretesa sostanziale e impedisce la futura riproposizione della domanda. Nel caso concreto, la pronuncia resa è stata di estinzione del giudizio. Le spese di entrambi i gradi sono state integralmente compensate, anche in considerazione della particolarità della questione.

Massime di principio

  • La rinuncia agli atti del giudizio determina l’estinzione del processo e dà luogo a una pronuncia meramente processuale; la domanda sostanziale può essere riproposta se sono ancora aperti i termini per farla valere.
  • La rinuncia alla domanda o all’azione incide sulla pretesa sostanziale dedotta in giudizio e comporta l’inammissibilità di una futura riproposizione della stessa domanda.
  • Quando l’appellante rinuncia al giudizio d’appello, il giudice dichiara l’estinzione del processo, senza pronunciarsi nel merito sulla legittimità della sentenza impugnata.

Come è indicizzato

MaterieAutorizzazione paesaggisticaEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiBeni culturali e paesaggioProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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