Cassazione Penale, Sentenza n. 47667/2023 del 28/11/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale di L'Aquila che aveva rigettato l'appello avverso il provvedimento del GIP che aveva dichiarato inammissibile la richiesta di revoca del sequestro del veicolo VW Tiguan targato GH556DK. La Luiso sosteneva di essere proprietaria dell'autovettura e che la provvista per l'acquisto (inclusi pagamenti di cambiali) derivava da una vendita lecita di un terreno, ricavandone anche quote spettanti ai figli; chiedeva dunque il dissequestro e la esclusione della possibilità di confisca per equivalente, nonché la valutazione della sua buona fede.
La decisione
La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso in Cassazione. Ha ritenuto che il motivo proposto consistesse nella mera censura della valutazione probatoria e della motivazione del Tribunale (vizio di merito non assorbibile in sede di legittimità ai sensi dell'art. 325 c.p.p.). Il collegio di merito aveva motivato il rigetto dell'appello osservando che: la provvista indicata risaliva a una vendita avvenuta nove anni prima dell'acquisto del veicolo; il terreno venduto risultava in comproprietà fra la ricorrente e i figli (tra cui l'indagato Geremicca Gianluca); la documentazione bancaria prodotta non risultava coerente con i tempi e le modalità di pagamento degli effetti cambiari. Per tali ragioni la sproporzione probatoria circa la lecita provenienza dei fondi e l'effettiva disponibilità del bene è stata giudicata insuperata. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e alla sanzione pecuniaria di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.
Norme richiamate
artt. 56, 640bis cod.pen.
Le norme sul reato di truffa aggravata (640-bis) e sul concorso (art.56) sono richiamate per individuare la possibile fonte delittuosa della provvista e la suscettibilità del bene alla confisca per equivalente; il giudice ha ritenuto che, alla luce delle indagini e della disponibilità dell'indagato, l'autovettura potesse essere soggetta a misure ablative riconducibili a proventi di reato.
art. 325 c.p.p.
L'art. 325 c.p.p. limita i motivi di ricorso in Cassazione: non sono ammessi i meri vizî di motivazione o la rinnovazione del giudizio di fatto. La Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile in quanto mirava sostanzialmente a contestare la valutazione delle emergenze probatorie svolta dal Tribunale, materia non sindacabile in sede di legittimità se non per i casi tassativamente previsti.
Massime di principio
- Se un terzo chiede il dissequestro di un bene sequestrato a motivo di reati (es. autoriciclaggio, truffa), deve provare in modo documentale, coerente e temporalmente compatibile l'origine lecita della provvista usata per l'acquisto; documenti sporadici o disallineati nei tempi possono non essere ritenuti sufficienti.
- La comproprietà del bene o la disponibilità del bene da parte di un indagato complica la richiesta di dissequestro: la presenza di co-intestatari collegati all'indagine riduce la credibilità della piena esclusività della proprietà e può rendere il bene suscettibile di confisca per equivalente.
- In sede di riesame/tribunale il giudice valuta sia la consistenza documentale sia la coerenza temporale dei movimenti bancari rispetto ai pagamenti; è pertanto importante fornire tracce finanziarie dirette (bonifici, ricevute, pagamenti) riconducibili esattamente ai pagamenti per l'acquisto.
- In Cassazione non è ammissibile un ricorso volto solo a contestare la motivazione o la valutazione delle prove svolta dal giudice di merito: il ricorso deve prospettare questioni di diritto o vizi formali/di legittimità ammessi dall'ordinamento.
- Per tutelare la propria buona fede, il terzo interessato dovrebbe tempestivamente produrre documentazione completa che dimostri l'indipendenza economica dall'indagato, l'assenza di complicità e la coincidenza temporale tra i mezzi di pagamento prodotti e l'acquisto del bene.
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